CECENI PER I RUSSI, JIHADISTI PER NOI

ceceniLa manifestazione dei ceceni contro le vignette di Charlie Hebdo a Grozny (Cecenia).

I ceceni! L’ultima scoperta della grande stampa italiana è questa: i ceceni sono musulmani. Incredibile, no? L’improvvisa consapevolezza deriva dal fatto che si sono sparse voci di jihadisti pronti a marciare dalla Cecenia verso l’Europa occidentale, se non verso l’Italia stessa. E dalle immagini che hanno mostrato un milione di ceceni che marciavano in corteo per protestare contro le vignette di Charlie Hebdo, affiancati da circa 800 mila ingusci (l’Inguscetia è la Repubblica della Federazione russa che confine con la Cecenia) non meno arrabbiati di loro.

Se non fossero questioni tragiche ci sarebbe da sbellicarsi dalle risate. Per anni e anni la stessa stampa, come sempre fin troppo incline a replicare le posizioni “atlantiche”, ha parlato dei ceceni solo come di… ceceni. Mai un riferimento all’islam, mai un’annotazione sul percorso tipico che la lotta indipendentista dei ceceni ha seguito: laica e nazionalista all’inizio; islamica e internazionalista nella seconda fase; islamista e fanatica nella fase terminale. Pochissime analisi sul ruolo dell’Arabia Saudita, il più caro alleato degli Usa nel Golfo Persico, che in Cecenia e nel Caucaso ha finanziato la costruzione di innumerevoli moschee e scuole coraniche, ha finanziato la guerriglia e ha fornito alla lotta armata almeno due dei comandanti più famosi della guerriglia: Khattab (vero nome Samir Abdullah al-Suwailem) e Abu al-Walid (vero nome Mohammad al-Ghamdi), che avevano già combattuto in Afghanistan.

I ceceni e il califfato

Pochissimi articoli anche su Doku Umarov, il guerrigliero ceceno che nel 2007 aveva proclamato la nascita del califfato del Caucaso, con un certo anticipo quindi su Al Baghdadi e il califfato dell’Isis tra Siria e Iraq. Umarov aveva sulle mani il sangue di centinaia di russi, ammazzati in attentati nella metropolitana, in aeroporto, per strada. Che fosse un fanatico islamista, però, ai nostri giornali proprio non veniva di dirlo, tanto che quando i russi lo fecero fuori (in Qatar, pensa un po’, alla fine del 2013) la notizia fu liquidata in poche righe. Lui e i soi jihadisti continuavano a restare ceceni e basta.

Così come con grande eleganza si evitò di sottilizzare su Tamerlan e Dzhokar Tsarnaev, i due fratelli ceceni che il 15 aprile 2013 piazzarono due bombe a Boston, durante la maratona, uccidendo tre persone e ferendone quasi 300. Tamerlan, quello che rimase ucciso nello scontro con la polizia, era un musulmano osservante e aveva sposato un’americana convertita all’islam. Come Coulibaly, insomma, quello della strge nel negozio kosher di Parigi. Ma per le nostre cronache, Tamerlan è rimasto ceceno e basta.

Ed è sempre stato così. Teatro Dubrovka, Mosca, 2002: 200 morti dopo l’irruzione di un commando di ceceni durante uno spettacolo. Le donne sono velate da capo a piedi e portano cinture esplosive, proprio come tante altre kamikaze del mondo islamico, fino alle bambine sacrificate da quei mostri di Boko Haram in Nigeria. Ma di terrorismo islamico, in quel caso, si parla poco o niente. Strage di Beslan, 2003: 333 morti (tra i quali 186 bambini) dopo l’irruzione di un commando ceceno in una scuola. Anche in quel caso, si parla solo di “separatisti” ceceni e non di islamisti, anche se l’attentato somiglia sinistramente (nella sostanza, per fortuna non nei numeri) a quelli contro la scuola ebraica di Tolosa (Francia) nel 2012 e a quello progettato e non realizzato da Coulibaly contro l’asilo ebraico di Parigi, ed è come dimensione paragonabile alle stragi contro le scuole cristiane di Boko Haram in Nigeria.

Insomma, la nostra stampa si è prestata al progetto di emarginare la Russia dal consesso delle “nazioni civili” negando con ostinazione, e contro verità, che il terrorismo che la colpiva avesse una connotazione “islamica”. Salvo, adesso, strillare al pericolo imminente per le voci sui jihadisti ceceni. Che quando colpivano la Russia erano ceceni, mentre se minacciano noi sono jihadisti. Alla fine ce l’abbiamo fatta, la Russia è all’angolo. Peccato che noi abbiamo sempre più paura.

Riproduzione riservata 2015

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Fulvio Scaglione

Mi chiamo Fulvio Scaglione, sono nato nel 1957, sono giornalista professionista dal 1983. Dal 2000 al 2016 sono stato vice-direttore del settimanale "Famiglia Cristiana", di cui nel 2010 ho anche varato l'edizione on-line. Sono stato corrispondente da Mosca, ho seguito la transizione della Russia e delle ex repubbliche sovietiche, poi l'Afghanistan, l'Iraq e i temi del Medio Oriente. Ho pubblicato i seguenti libri: "Bye Bye Baghdad" (Fratelli Frilli Editori, 2003) e "La Russia è tornata" (Boroli Editore, 2005), "I cristiani e il Medio Oriente" (Edizioni San Paolo, 2008), "Il patto con il diavolo" (Rizzoli 2017).

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