UCRAINA, SMETTERE DI MORIRE, COMINCIARE A COSTRUIRE

UcrainaLa cerimonia d'insediamento, a Kiev, di Petro Poroshenko.

Tanti colloqui, qualche sorriso, una stretta di mano forse sì e forse no… La commemorazione dello sbarco alleato in Normandia e il ricordo delle migliaia di ragazzi che su quelle spiagge persero la vita, per battere il nazismo, ha prodotto i segnali di disgelo tra Russia, Usa, Unione Europea e Ucraina tanto attesi e auspicati. Complici le attenzioni del padrone di casa Hollande e della maestra di cerimonie Merkel, lo zar Putin ha incontrato quasi tutti e si è appartato per un testa a testa con il nuovo presidente ucraino Poroshenko.

Bene, era ora. In Ucraina si deve smettere di morire per i giochi del Cremlino e della Casa Bianca. Ma per non cadere in eccessi di romanticismo, va anche detto che l’ora era giunta soprattutto per due altri motivi. Il primo è che la situazione è insostenibile. Da quando sono scoppiati i disordini in piazza a Kiev, c’è un focolaio di guerra civile nel cuore dell’Europa. Dalle pietre si è passati ai fucili, ai mitragliatori, ai razzi, alle bombe dell’aviazione. Il tutto, come si è detto infinite volte, in un Paese decisivo per le relazioni politiche e commerciali tra la Russia e il resto d’Europa. L’ Ucraina non può andare avanti così, la Russia e la Ue nemmeno. Il disgelo era quindi inevitabile.

Ucraina, il momento di trattare

L’altra ragione è che questo è, per i protagonisti, il momento giusto per trattare. Poroshenko in Normandia è entrato tra i “grandi”, si è insediato a Kiev, ha ribadito che la Crimea è ucraina. Obama ha fatto la faccia feroce, ha impedito al Cremlino di completare l’Unione doganale con il tassello europeo (l’Ucraina, appunto), ha rafforzato la presenza Nato a Est, ha favorito la sostituzione di un regime filo-russo con uno dal profilo incerto ma che di sicuro porterà l’ Ucraina nella Nato. Putin si è preso la Crimea, ha mostrato di poter creare un sacco di problemi all’Ucraina, non si è lasciato isolare (e la Cina, non a caso, gli ha dato una mano proprio quando serviva) e ha visto gli europei parlare di sanzioni senza poi fare granché: can che abbaia… Infine l’Europa: trascinata dall’improvvida Ashton e dalla spinta di Obama in un contenzioso in cui aveva solo da perdere, è riuscita a moderare i furori della Casa Bianca senza perdere la faccia davanti al Cremlino. Per tutti, insomma, è l’occasione di mettere in pratica il consiglio che Henry Kissinger, dopo il Vietnam, dava ai politici: dì che ha vinto e vieni via.

Possiamo sperare, quindi, che in Ucraina si smetta di morire. Ma per il resto è meglio stare cauti con l’ottimismo. Poroshenko è un oligarca accorto (fu ministro con la Tymoshenko e pure con Yanukovich) ma si trova un Paese da ricostruire, un Paese che lui e i suoi colleghi hanno sfruttato senza pietà. Chi pagherà per le riforme? Sarà lui ad applicare le ricette del Fondo monetario internazionale? E l’adesione alla Ue, se e quando arriverà, che conseguenze avrà su un’economia che vive di esportazioni ed esporta per il 75% fuori dall’Europa? La Ue, a sua volta, avrà la forza finanziaria e politica di sostenere l’ Ucraina come ha fatto, ma in anni molto più floridi, con gli altri Paesi dell’Est? Il rebus energetico come verrà risolto? Se l’ Ucraina entra in Europa, la Russia ha diritto a chiederle prezzi “europei” per il gas? L’Ucraina può pagarli? Se no, come convincere la Russia?

Questo non è domani ma ieri: sono gli stessi problemi che stavano sul tappeto già prima di piazza Maidan. Per ripartire da lì ci sono voluti centinaia di morti. Ma nessuno, in Normandia, è sembrato incline a ricordarsene. Men che meno a prendersene la responsabilità.

Pubblicato su Avvenire dell’8 giugno 2014

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Fulvio Scaglione

Mi chiamo Fulvio Scaglione, sono nato nel 1957, sono giornalista professionista dal 1983. Dal 2000 al 2016 sono stato vice-direttore del settimanale "Famiglia Cristiana", di cui nel 2010 ho anche varato l'edizione on-line. Sono stato corrispondente da Mosca, ho seguito la transizione della Russia e delle ex repubbliche sovietiche, poi l'Afghanistan, l'Iraq e i temi del Medio Oriente. Ho pubblicato i seguenti libri: "Bye Bye Baghdad" (Fratelli Frilli Editori, 2003) e "La Russia è tornata" (Boroli Editore, 2005), "I cristiani e il Medio Oriente" (Edizioni San Paolo, 2008), "Il patto con il diavolo" (Rizzoli 2017).

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