“DIVIDE ET IMPERA” IN MEDIO ORIENTE

E se il Medio Oriente andasse in pezzi? Non per modo di dire, ma nel senso letterale del termine: lo spezzettamento di Stati finora unitari in una serie di “frammenti” impazziti, controllati dalle mani più diverse. Diamo un’occhiata in giro. Per la Siria, sono molti ormai gli esperti che prevedono una lunga guerra di logoramento contro Assad al termine della quale il Paese potrebbe essere diviso più o meno in tre “cantoni”: il Nord sotto il controllo del regime, l’Ovest egemonizzato dall’Hezbollah libanese, l’Est nelle mani dei guerriglieri di stampo più o meno qaedista. Crescono in proporzione le angosce di Israele, dove qualcuno aveva pensato che la guerra civile in Siria indebolisse il vecchio, tradizionale nemico, e ora comincia a pensare che proprio quella guerra abbia finito per moltiplicare i nemici.

Un insorto anti-Assad ad Aleppo.

Passiamo all’Iraq. Si avvicinano le elezioni politiche, previste per il 30 aprile. Un qualche compromesso si troverà per mantenere il governo centrale di Baghdad, ma tutti sanno che l’Iraq è nato dalla “fusione” (molto mal riuscita, peraltro) di tre province: sciiti al Sud, sunniti al centro, curdi al Nord. La tentazione di tornare a dividersi non è mai morta e, anzi, negli ultimi tempi è tornata più che mai di moda. Soprattutto da quando il petrolio è tornato a zampillare e quindi i dollari a circolare, facendo gola per i proventi che può generare.

Libano: il famoso Paese-calabrone (l’insetto che, secondo le leggi dell’aerodinamica, non potrebbe volare ma invece vola) ha sofferto, non molti anni fa, di divisioni crudeli e sanguinosissime che oggi, sotto la spinta degli eventi siriani e del mai risolto conflitto con Israele, rischiano di ripetersi. L’ondata di attentati degli ultimi mesi e l’allargamento della frattura tra sunniti e sciiti ne sono dimostrazione più che eloquente.

Egitto: i militari faticano ormai apertamente a controllare la penisola del Sinai, presa tra la ribellione delle tribù, i traffici oscuri dei gruppi criminali, le trame degli estremisti islamici e l’irrequietudine dei palestinesi di Gaza. Per finire con la Libia, dove le milizie (200-250 mila uomini in armi) ormai agiscono in modo autonomo, soprattutto riguardo alla spartizione delle risorse petrolifere, nell’impotenza del Governo centrale.

Come siamo finiti così? Forza degli eventi? Imprevidenza politica? il solito, infinito, inguaribile pasticcio mediorientale? Diciamo che il “divide et impera” torna alla mente con una certa prepotenza…

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Fulvio Scaglione

Mi chiamo Fulvio Scaglione, sono nato nel 1957, sono giornalista professionista dal 1983. Dal 2000 al 2016 sono stato vice-direttore del settimanale "Famiglia Cristiana", di cui nel 2010 ho anche varato l'edizione on-line. Sono stato corrispondente da Mosca, ho seguito la transizione della Russia e delle ex repubbliche sovietiche, poi l'Afghanistan, l'Iraq e i temi del Medio Oriente. Ho pubblicato i seguenti libri: "Bye Bye Baghdad" (Fratelli Frilli Editori, 2003) e "La Russia è tornata" (Boroli Editore, 2005), "I cristiani e il Medio Oriente" (Edizioni San Paolo, 2008), "Il patto con il diavolo" (Rizzoli 2017).

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