QUANDO L’EMIRO FA UN GIRETTO A GAZA

L'emiro del Qatar durante la visita a Gaza.

Pochi giorni prima che Hamas intensificasse i suoi lanci di razzi e Israele rispondesse con l’operazione “Colonna di nuvole”, la Striscia di Gaza accolse con tutti gli onori un ospite importante: Hamad bin Khalifa al-Thani, emiro del Qatar (al potere dal 1995, quando con un colpo di Stato incruento mandò in pensione il padre), arrivato in visita con la moglie Mozah, di sicuro una delle donne più affascinanti del Medio Oriente.

L'emiro del Qatar durante la visita a Gaza.

L’occasione era così eccezionale da giustificare misure ancor più eccezionali, soprattutto se paragonate alla condotta solitamente  austera degli uomini di Hamas e alla povertà estrema della Striscia:  un corteo di 50 auto, con lo stesso Ismail Haniyeh, primo ministro del Governo di Hamas a Gaza, alla guida della limousine che trasportava emiro e consorte.

Si può capirlo. Dal 2007, cioè da quando Hamas si prese il controllo della Striscia, nessun capo di Stato ha mai messo piede a Gaza. La visita dell’emiro del Qatar, indubbiamente, apriva una prima breccia in un isolamento internazionale per il resto quasi impenetrabile, con il “quasi” affidato ai mutevoli interessi politici dei Fratelli musulmani ora al potere in Egitto. Ma non è tutto. L’emiro è arrivato carico di doni. In particolare, portava con sé un pacchetto di 400 milioni di dollari destinato ad aiutare la “ricostruzione di Gaza”: una bella sorpresa, visto che in precedenza il Qatar si era impegnato per “soli” 150 milioni.

Quei soldi andranno con ogni probabilità a finanziare il potere di Hamas e dei suoi uomini e alla ricostruzione (nel frattempo ancor più ampia e necessaria, viste le ulteriori distruzioni portato dall’ennesimo scontro con Israele) finiranno le briciole. Ma per Haniyeh e i suoi il risultato è comunque raggiunto: mentre in Cisgiordania l’Autorità Palestinese di Abu Mazen è sull’orlo della bancarotta finanziaria (le casse sono vuote) e politica (non c’è pacifismo o concessione che porti Israele al tavolo della trattativa), nella Striscia il militarismo senza sbocchi di Hamas trova senza difficoltà finanziatori importanti.

Mozah al Khalifa con l'emiro suo marito.

Nel perenne gioco di specchi che anima il Medio Oriente (il convoglio dell’emiro è arrivato a Gaza attraverso il Sinai per i buoni uffici dell’Egitto, che ha mandato con lui a Gaza il ministro dell’Educazione; e si dice che persino Israele abbia garantito di star buono durante la visita, perché oggi l’emiro è a Gaza ma domani potrebbe mediare con gli altri Paesi arabi, e quindi…), questo è un piccolo episodio. Ma la dice lunga su tanti, troppi luoghi comuni. Il ricchissimo (petrolio, che altro?) Qatar è il Paese di Al Jazira e dell’alleanza di ferro con la confinante Arabia Saudita. L’emiro, durante la crisi della Libia, è stato l’uomo della Casa Bianca, per dir così, in seno alla Lega araba e ha giocato una parte importante nel portarla a sostenere i ribelli anti-Gheddafi. I servizi segreti del Qatar sono attivissimi da molti mesi in Siria, dove ovviamente agiscono contro il dittatore Assad. Eppure il Qatar è anche uno dei principali finanziatori di Hamas e dei suoi armigeri.

Bisognerebbe andarci un po’ più piano, quindi, quando si tagliano con l’accetta alleanze e schieramenti. Da quelle parti è tutto più complicato di quanto ci piaccia credere.

 

 

 

 

 

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Fulvio Scaglione

Mi chiamo Fulvio Scaglione, sono nato nel 1957, sono giornalista professionista dal 1983. Dal 2000 al 2016 sono stato vice-direttore del settimanale "Famiglia Cristiana", di cui nel 2010 ho anche varato l'edizione on-line. Sono stato corrispondente da Mosca, ho seguito la transizione della Russia e delle ex repubbliche sovietiche, poi l'Afghanistan, l'Iraq e i temi del Medio Oriente. Ho pubblicato i seguenti libri: "Bye Bye Baghdad" (Fratelli Frilli Editori, 2003) e "La Russia è tornata" (Boroli Editore, 2005), "I cristiani e il Medio Oriente" (Edizioni San Paolo, 2008), "Il patto con il diavolo" (Rizzoli 2017).

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