Diamo i numeri
118: attivisti politici UCCISI DA ESTREMISTI ISLAMICI in Pakistan durante le campagna elettorale.
Ultimo cinguettio
Caro Grillo, se una canoista non sta bene al Governo, che ci fa un comico in politica? Ha fatto più la Idem come atleta di te come attore...
DI ANNACHIARA VALLE – “Occorre fare presto. La comunità internazionale è già in ritardo di 13 mesi. Adesso si tratta di provare a raccogliere il latte versato e di bloccare quella che sta diventando una catastrofe mediorientale. Se non si agisce subito c’è il rischio che saltino il Libano, l’Iraq e che i curdi di Siria, Iraq, Iran e Turchia siano spinti a un nazionalismo estremo”. Padre Paolo Dall’Oglio, gesuita, ri-fondatore del monastero Deir Mar Musa, nel deserto a Nord di Damasco, espulso dalla Siria lo scorso giugno, analizza con lucidità la situazione del Paese dove ha vissuto per oltre trent’anni. E lancia un appello: “C’è bisogno di una democrazia consensuale dove poter ricomporre il prezioso mosaico siriano. Non si può immaginare che la rivoluzione vinca né rapidamente né interamente. Ma c’è bisogno subito che la comunità internazionale si muova, che mandi i caschi blu nelle zone sensibili, che si crei una no fly zone”.
- I caschi blu sono indispensabili?
“Una no fly zone senza i caschi blu dell’Onu significherebbe una carneficina, sarebbe utile alla rivoluzione armata, ma sarebbe una soluzione tragica per le famiglie delle milizie, per la gente di Bashar al Assad che rischierebbe di essere massacrata. È in corso una guerra civile e i caschi blu sono indispensabili sulla linea dell’Oronte per separare la gente che si sta uccidendo a Est e a Ovest del fiume. Ci vogliono i caschi blu nei quartieri a rischio di massacri etnico religiosi di Damasco, e, infine, la no fly zone per Aleppo perché la città possa essere pacificata”.
Fabi
17 August 2012 at 19:07
Toh, Padre Dall’Oglio sembra rammaricarsi che gli americani non vogliano o non possano intervenire direttamente in Siria; e che gli Usa giochino la carta degli estremisti per fare il lavoro sporco che essi non intendono fare in prima persona (tra virgolette, una tesi cara a Giulietto Chiesa, il quale sostiene che gli Usa facciano addirittura trasporti aerei di qaidisti in Siria). Insomma, se intervengono (Iraq e Afganistan) fanno schifo, se non intervengono, lo stesso…E poi: ricordo bene che il gesuita sosteneva essere Assad altra cosa da Gheddafi. Ne sarà ancora così sicuro? A me sembra anche peggiore del rais libico.
Fulvio Scaglione
19 August 2012 at 11:40
Caro Fabi,
la tua osservazione può anche essere rovesciata: se sono così attaccati all’ideale della democrazia, perché gli Usa intervengono in Iraq e in Libia (con presidenze diverse) e non in Siria? La risposta è chiara, e non da ora: se la Siria avesse un po’ di petrolio, a quest’ora avremmo già i marine a Damasco. Io lo dissi un anno fa che bisognava intervenire subito, ma, appunto, senza petrolio da portare in dote, dei siriani non importa nulla a nessuno.
Quanto a padre Dall’Oglio: personalmente penso che non dovrebbe rilasciare interviste. Lui sa benissimo che molti cristiani (siriani e non) pensano che il regime di Assad sia comunque meglio delle incognite future, ma non può dirlo. Così si riduce a parlare come un analista politico, cosa che non gli si addice.
A presto
Fulvio