DALL’OGLIO: “DEMOCRAZIA PER LA SIRIA”
DI ANNACHIARA VALLE – “Occorre fare presto. La comunità internazionale è già in ritardo di 13 mesi. Adesso si tratta di provare a raccogliere il latte versato e di bloccare quella che sta diventando una catastrofe mediorientale. Se non si agisce subito c’è il rischio che saltino il Libano, l’Iraq e che i curdi di Siria, Iraq, Iran e Turchia siano spinti a un nazionalismo estremo”. Padre Paolo Dall’Oglio, gesuita, ri-fondatore del monastero Deir Mar Musa, nel deserto a Nord di Damasco, espulso dalla Siria lo scorso giugno, analizza con lucidità la situazione del Paese dove ha vissuto per oltre trent’anni. E lancia un appello: “C’è bisogno di una democrazia consensuale dove poter ricomporre il prezioso mosaico siriano. Non si può immaginare che la rivoluzione vinca né rapidamente né interamente. Ma c’è bisogno subito che la comunità internazionale si muova, che mandi i caschi blu nelle zone sensibili, che si crei una no fly zone”.

I ribelli anti-Assad in una strada di Aleppo.
- I caschi blu sono indispensabili?
“Una no fly zone senza i caschi blu dell’Onu significherebbe una carneficina, sarebbe utile alla rivoluzione armata, ma sarebbe una soluzione tragica per le famiglie delle milizie, per la gente di Bashar al Assad che rischierebbe di essere massacrata. È in corso una guerra civile e i caschi blu sono indispensabili sulla linea dell’Oronte per separare la gente che si sta uccidendo a Est e a Ovest del fiume. Ci vogliono i caschi blu nei quartieri a rischio di massacri etnico religiosi di Damasco, e, infine, la no fly zone per Aleppo perché la città possa essere pacificata”.
- Cosa deve fare subito la comunità internazionale?
“Innanzitutto dichiarare subito che i siriani hanno diritto alla democrazia. E poi cercare di farne un Paese neutrale, come fu l’Austria durante la guerra fredda. La Siria non deve essere strappata dall’influenza iraniana e russa per essere consegnata a quella saudita o americana. Noi vogliamo una Siria libera, indipendente e neutrale”.

Padre Paolo Dall'Oglio.
- Ma nella nuova Siria che spazio avranno gli estremisti?
“Più passa il tempo, più l’irresponsabilità internazionale esercitata in questo modo scandaloso nei confronti della Siria, dà spazio agli estremisti. Credo che qualcuno abbia anche pensato di giocare oggi la carta degli estremismi pur di liberarsi del regime di Bashar al Assad senza intervenire direttamente militarmente. Sto parlando degli americani che certo, in fase pre-elettorale, non possono imbarcarsi in un altro Iraq o in un altro Afghanistan. Però bisogna fare presto altrimenti, quando la rivoluzione avrà vinto – perché di questo sono convinto – ci sarà un Paese distrutto e diviso difficilmente riconducibile alla democrazia e alla modernità”.
- Il popolo siriano è pronto per la democrazia?
“Penso che il popolo siriano sia estremamente motivato a raggiungere l’obiettivo di una democrazia pluralista, ma perché ciò avvenga in modo che questo non significhi la divisione stabile del Paese o che non si trasformi in una specie di repubblica islamica a rischio di fragilità democratica, bisogna che ci sia il concorso di tutti. Occorre che tutti vogliano il bene della Siria e non il male come sta avvenendo”.
di Annachiara Valle
Fabi
17 August 2012 at 19:07
Toh, Padre Dall’Oglio sembra rammaricarsi che gli americani non vogliano o non possano intervenire direttamente in Siria; e che gli Usa giochino la carta degli estremisti per fare il lavoro sporco che essi non intendono fare in prima persona (tra virgolette, una tesi cara a Giulietto Chiesa, il quale sostiene che gli Usa facciano addirittura trasporti aerei di qaidisti in Siria). Insomma, se intervengono (Iraq e Afganistan) fanno schifo, se non intervengono, lo stesso…E poi: ricordo bene che il gesuita sosteneva essere Assad altra cosa da Gheddafi. Ne sarà ancora così sicuro? A me sembra anche peggiore del rais libico.
Fulvio Scaglione
19 August 2012 at 11:40
Caro Fabi,
la tua osservazione può anche essere rovesciata: se sono così attaccati all’ideale della democrazia, perché gli Usa intervengono in Iraq e in Libia (con presidenze diverse) e non in Siria? La risposta è chiara, e non da ora: se la Siria avesse un po’ di petrolio, a quest’ora avremmo già i marine a Damasco. Io lo dissi un anno fa che bisognava intervenire subito, ma, appunto, senza petrolio da portare in dote, dei siriani non importa nulla a nessuno.
Quanto a padre Dall’Oglio: personalmente penso che non dovrebbe rilasciare interviste. Lui sa benissimo che molti cristiani (siriani e non) pensano che il regime di Assad sia comunque meglio delle incognite future, ma non può dirlo. Così si riduce a parlare come un analista politico, cosa che non gli si addice.
A presto
Fulvio