IL VATICANO E LE SCIOCCHEZZE DI SCALFARI

Papa Ratzinger.

Che ci sia, come diceva il Bardo, “del marcio in Danimarca”, ovvero dei problemi in Vaticano, è un po’ difficile da negare. Ma l’articolo di Eugenio Scalfari, oggi su Repubblica, è così supponente e mediocre da risultare di indiretta (seppur magra) consolazione. Un secolo di vita della Chiesa e del papato ripercorsa in quattro battute sprezzanti, un quadro in cui grandi personaggi che hanno segnato la storia (da papa Pacelli, passando per Giovanni XXIII e Paolo VI, a Giovanni Paolo II) sono liquidati in toni riduttivi o caricaturali.

Papa Ratzinger.

Papa Ratzinger, al quale l’avventuroso Scalfari non risparmia qualche lezione di Teologia, in particolare è definito “lezioso”. Certo, tanto sprezzo sta tutto nella linea del giornale che, dalle fandonie sull’Ici a quelle sui preti pedofili, continua a dipingere la Chiesa cattolica come un’organizzazione quasi demoniaca. E magari è vero che Benedetto XVI, con la sua vasta cultura e la finezza del tratto, non dà a prima vista l’impressione del vigoroso uomo di governo.

Ma se lasciamo da parte le parole e andiamo a controllare i fatti, troviamo una realtà ben diversa. Eccone qualche tratto.

1. Joseph Ratzinger è diventato Papa facendo, per usare una terminologia laica, una “campagna elettorale” al contrario: cioè standosene appartato, non curandosi della fama di severo custode dei dogmi a torto o a ragione accumulata negli anni di lavoro alla Congregazione per la dottrina della Fede (ex Sant’Uffizio), facendo giusto prima del conclave un durissimo discorso sulla necessità di estirpare il marcio dalla Chiesa.

2. A differenza di quanto fanno i politici, Ratzinger ha largamente mantenuto quanto promesso prima di ascendere al pontificato. L’esempio più chiaro è proprio nella campagna per l’eliminazione dei preti pedofili dalla Chiesa. Bendetto XVI non ha coperto nulla e nessuno e tutti i documenti elaborati da lui direttamente (primo fra tutti, la famosa Lettera pastorale alla Chiesa d’Irlanda) o durante il suo papato (le recentissime Linee guida della Cei) invitano, anzi impongono alle autorità ecclesiali di collaborare con le autorità civili per stroncare il fenomeno.

Repubblica, che su questi temi segue alla cieca la propaganda dei Radicali, ha cercato un’inutile polemica sulla questione dei vescovi obbligati o non obbligati a denunciare. Una scempiaggine vera: pensate un vescovo con obbligo di denuncia, cioè con gli obblighi che in Italia toccano solo a magistrati e pubblici ufficiali; pensate a un vescovo che può sbagliarsi come tutti e denunciare un innocente; pensate se a direttori di giornali, capi del personale, generali toccasse l’obbligo di denuncia di dipendenti e sottoposti sospetti di pedofilia. Non è difficile capire quale colossale cazzata stesse agitando Repubblica.

3. Della stessa caratura sono le insinuazioni sul siluramento di Gotti Tedeschi, lo Ior e la famosa White List dei Paesi extracomunitari che osservano le norme di trasparenza finanziaria Ue, in cui il Vaticano dovrebbe essere inserito a giugno dal Consiglio d’Europa. Anche qui, i laicisti nostrani la mettono come se il Vaticano fosse inseguito dagli emissari del club degli onesti. E’ quasi esattamente il contrario e ancora una volta il merito è di papa Ratzinger. E’ stato lui, infatti, a emettere il Motu Proprio del 30 dicembre 2010 che estende alla Santa Sede la Legge vaticana n.127 (prevenzione e attività contro il riciclaggio di denaro), provvedimento che porta con sè l’istituzione dell’Autorità di informazione finanziaria.

Il commissario europeo Joaquim Almunia.

Il Motu Proprio, a sua volta, è conseguente a una precedente e fondamentale decisione: rimanere all’interno dell’euro e dei regolamenti Ue nonostante le restrizioni che dal 2009 l’Unione Europea impone, sempre per garantire la trasparenza finanziaria, a Vaticano, San Marino e Principato di Monaco. In quel momento in Vaticano non sono pochi quelli che vorrebbero tirarsi indietro, alcuni fino al punto di uscire dall’euro. Non c’è già la Gran Bretagna, per citare solo il caso più illustre, a tirare avanti con la propria moneta?

In nome della massima trasparenza si prende la decisione opposta. Anche al prezzo di avere a che fare con Joaquin Almunia, commissario europea agli Affari Economici e Monetari, spagnolo e socialista. Un laico di così aperte vedute che rifiuta di firmare l’accordo nella stessa stanza con il rappresentante pontificio, monsignor André Dupuy, nunzio apostolico presso la Ue. Lo stesso Almunia che, come primo atto della sua successiva nomina a commissario alla Concorrenza, avvia la procedura contro lo Stato italiano per i “favoritismi” verso la Chiesa cattolica.

E poi Scalfari chiama questo Papa “lezioso”. Come direbbe Totò: ma mi faccia il piacere!

 

 

 

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Fulvio Scaglione

Mi chiamo Fulvio Scaglione, sono nato nel 1957, sono giornalista professionista dal 1983. Dal 2000 al 2016 sono stato vice-direttore del settimanale "Famiglia Cristiana", di cui nel 2010 ho anche varato l'edizione on-line. Sono stato corrispondente da Mosca, ho seguito la transizione della Russia e delle ex repubbliche sovietiche, poi l'Afghanistan, l'Iraq e i temi del Medio Oriente. Ho pubblicato i seguenti libri: "Bye Bye Baghdad" (Fratelli Frilli Editori, 2003) e "La Russia è tornata" (Boroli Editore, 2005), "I cristiani e il Medio Oriente" (Edizioni San Paolo, 2008), "Il patto con il diavolo" (Rizzoli 2017).

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