Diamo i numeri
118: attivisti politici UCCISI DA ESTREMISTI ISLAMICI in Pakistan durante le campagna elettorale.
Ultimo cinguettio
Lodi, italiano uccide rumena. Genova, italiano riduce in fin di vita una cubana. Nessun banchetto della Lega in vista.
Con tutto il can can inutile che si fa su Grillo e i grillini, mi colpisce che nessuno provi a riflettere su un fatto: il successo del Movimento 5 Stelle replica, dopo Silvio Berlusconi e Umberto Bossi, la presa che hanno sugli italiani le personalità carismatiche, gli uomini forti, le formazioni politiche che nascono e vivono (e muoiono) intorno a un solo leader, acclamato e per acclamazione confermato tale.
Naturalmente non voglio dire che tra Beppe Grillo, il Cavaliere e il Senatur non vi siano differenze. Dico piuttosto che vi sono analogie non secondarie nel loro modi di presentarsi e stare sulla scena della politica. Intanto, asteniamoci dal fare graduatorie, dall’assegnare patenti di nobiltà e onestà che, per questo discorso, sarebbero inutili. Anche Berlusconi e Bossi, al loro apparire, incarnavano una qualche istanza “nobile”, un comune sentire di una parte della società. Quel che ne hanno fatto dopo, è una questione loro e dei loro sostenitori, non certo del liberalismo o del federalismo.
Però, intanto: chi ha eletto Berlusconi, Bossi e Grillo alla guida dei rispettivi partiti? Ci sono stati congressi, elezioni, conte dei voti a loro favore? A me non pare. Anzi, c’è una singolare somiglianza tra il Cavaliere che costruisce Forza Italia a partire dalle proprie aziende e il Comico che vara il Movimento 5 Stelle a partire dal proprio blog. Se fate un salto sul sito di Beppe Grillo e date un’occhiata a ciò che prevede il Non Statuto, scoprirete quanto segue. All’articolo uno (Natura e Sede): “Il “MoVimento 5 Stelle” è una “non Associazione”. Rappresenta una piattaforma ed un veicolo di confronto e di consultazione che trae origine e trova il suo epicentro nel blog www.beppegrillo.it. La “Sede” del “MoVimento 5 Stelle” coincide con l’indirizzo web www.beppegrillo.it. I contatti … sono assicurati esclusivamente attraverso posta elettronica all’indirizzo MoVimento5stelle@beppegrillo.it”. E all’articolo tre (Contrassegno): “Il nome del MoVimento 5 Stelle viene abbinato a un contrassegno registrato a nome di Beppe Grillo, unico titolare dei diritti d’uso dello stesso”.
Unico titolare? Contrassegno? A quanto pare, non sono i militanti a scegliere il leader, ma il leader a concedersi in franchising ai militanti. Dentro un ben preciso contratto, peraltro: perché la democrazia dal basso e il governo dei cittadini van bene, a patto però che coincidano con le idee del leader carismatico che, in quanto tale, molto democratico non può essere. Vedi appunto Parma e il caso del direttore generale del Comune. Come succedeva, peraltro, ai tempi in cui qualcuno osava fare di testa propria nella Lega di Bossi (vedi gli infiniti espulsi) o contestare le decisioni di Berlusconi (per esempio, Fini e C.).
Dette queste poche cose rispetto alle molte cui si potrebbe ancora accennare, resta la domanda: perché agli italiani questa fatto del leader carismatico piace così tanto? La crisi economica e la protesta contro la Casta? Non si direbbe, visto che Bossi e Berlusconi sono su piazza da decenni. Tra l’altro il Cavaliere, proprio in questi giorni, ha ritirato fuori la carta del presidenzialismo, con lui stesso ovviamente in lizza: sua vecchia carta prediletta e comunque conferma che ancora conta sull’impatto del carisma personale.
Dunque, che cosa? Per me la conferma che questa nostra Italia non cresce mai e che l’impianto democratico, ancora giovane (a ben vedere, è in piedi solo dal 1946), è solo giustapposto agli istinti profondi del Paese. Non dimentichiamo che le fortune politiche di Berlusconi e di Bossi affondano anch’esse nella doppia crisi (di credibilità politica e istituzionale, vedi Tangentopoli; e di andamento economico) dei primissimi anni Novanta. Non così dissimile da quella attuale, in fondo. Quando il gioco si fa duro, gli italiani corrono a ripararsi all’ombra del leader e tendono a delegare all’uomo “forte” la responsabilità delle scelte. Sempre pronti, in caso di vero disastro (che arriva sempre) a convocare il senza carisma di turno, si chiami Ciampi o Monti. Perché prima tolga le castagne dal fuoco, e poi tolga se stesso dalle palle in fretta.
fabio
28 May 2012 at 10:07
Caro Fulvio, sono d’accordo sulle tue considerazioni sulla predilezione degli italiani per le personalità carismatiche in politica, ma credo che questo sia un tratto della psicologia sociale (forse in generale più comune ai popoli latini) estendibile anche ad altri ambiti. A proposito del grande Papa Giovanni Paolo II si parlò di “papolatria”, a proposito di Padre Pio fu coniato il termine non certo lusinghiero “padrepiismo”. E’ da notare che anche in questi casi il fascino di questi personaggi (certo di ben altro livello rispetto ai politici da te citati)sembrava andare a colmare una sfiducia o una carenza di credibilità nella Chiesa come istituzione…come succede oggi nei riguardi della politica.