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SENZA LAVORO SI MUORE DI PIU’

Anche oggi un imprenditore si è suicidato: aveva 52 anni, si è ammazzato a Napoli buttandosi dal balcone di casa. Dicono che fosse stremato dalla corsa con le cartelle esattoriali di Equitalia. Un’altra vittima della crisi economica, delle scadenze, degli impegni da rispettare come prima ma in condizioni molto, molto più dure di prima.

Prima di lui c’era stato il manager toscano che si era buttato sotto il treno, l’artigiano emiliano che si era dato fuoco, il rappresentante di commercio che si era sgozzato in bagno. Secondo Federcontribuenti, sono almeno 18 gli imprenditori, gli artigiani e i dipendenti che si sono tolti la vita perché alle strette con i soldi. Almeno, perché molte morti auto inflitte non vengono denunciate come tali e restano occultate nel dolore delle famiglie.

Da qualche tempo, però, giornali e Tv dedicano a queste vittime (veri “licenziamenti economici” dalla vita, senza reintegro deciso dal giudice) almeno un po’ di spazio, un po’ di pietà mediatica. Non serve a nulla, però c’è. D’altra parte stiamo parlando di una strage: tra artigiani, commercianti, professionisti e piccoli imprenditori, sono stati censiti 336 suicidi nel 2010, e 343 nel 2009. In particolare, 192 tra commercianti e artigiani e 144 tra imprenditori e liberi professionisti.

Sono i dati che ci fornisce il più recente Rapporto Eures (il portale Ue della mobilità professionale), intitolato Il suicidio in Italia al tempo della crisi. Che però, onestamente, ci mette di fronte a una realtà che, chissà perché, sembra quasi rimossa dalle analisi dei giornali ma anche degli esperti. La categoria più colpita dall’epidemia di morte non sta tra quelli che hanno un lavoro o un reddito e li stanno perdendo ma tra coloro che il lavoro l’hanno perso o non l’hanno mai trovato: i disoccupati.

362 suicidi tra i disoccupati nel 2010, contro i 357 casi del 2009 che, dice il Rapporto, già costituivano un enorme aumento rispetto ai 260 registrati in media nel triennio 2006-2008. L’indice dei suicidi tra i disoccupati è di 17,2 ogni 100 mila; di 10 ogni 100 mila tra gi imprenditori; di 5,5 tra i lavoratori autonomi; e di 4,5 tra i lavoratori dipendenti.

Non si tratta, è chiaro, di fare classifiche dell’infelicità e della disperazione. Ma di riportare i piedi a terra forse sì. Perché il lavoro precario e difficile e sempre più faticoso degli imprenditori e degli artigiani di oggi è comunque meglio, o meno peggio, dell’assenza di lavoro. Cioè di una condizione fin troppo diffusa (siamo al 9,2% di disoccupati) e di cui si parla spesso con una faciloneria assurda. Una condizione dolorosissima. Ancora oggi, checché se ne dica, la più dolorosa in Italia.

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One Response to SENZA LAVORO SI MUORE DI PIU’

  1. fabio cangiotti

    26 April 2012 at 17:57

    Caro Fulvio, al proprosito segnalo a te e ai lettori l’impegno di Radio 24 che con Oscar Giannino e Stefanp Barisoni si sta impegnando molto in questo senso, ovvero sul piano della informazione, con la meritevole iniziativa “Disperati mai”, focus sulla situazione difficile quando non disperata dell’esteso mondo della piccola imprenditoria artigianale e industriale che tanta parte rappresenta per la ricchezza nazionale e che subisce un duro attacco alla propria stessa esistenza a causa della durezza della crisi.

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