NOVARTIS E INDIA, LA LOTTA DEL FARMACO

Il banner della campagna di Medici senza Frontiere.

Domani, mercoledì 28 marzo, comincia in India il secondo tempo di una battaglia legale che potrebbe decidere il futuro di milioni di persone e la sorte di molte migliaia di persone malate. A sei anni dalla prima sconfitta in tribunale, la Novartis, un colosso dell’industria farmaceutica internazionale (l’azienda, svizzera, è nata nel 1996 dalla fusione tra Ciba-Geigy e Sandoz e ha più di 100 mila dipendenti), si presenta davanti alla Corte Suprema per ottenere il diritto a brevettare anche in India, mettendolo quindi sotto tutela, il Glivec, uno dei farmaci più usati nella cura dell’Hiv-Aids.

Il banner della campagna di Medici senza Frontiere.

La polemica sulla produzione di farmaci generici in India risale almeno al 1970, quando il Paese cancellò i brevetti sui medicinali. La mossa diede impulso all’industria indiana del farmaco, che potè così produrre medicinali a basso costo per un vasto mercato interno e per un non meno vasto mercato internazionale (quello dei Paesi in via di sviluppo), ma aprì una dura lotta internazionale. Nel 1994 il Wto (World Trade Organization) riuscì a far firmare all’India il controverso Agreement on Trade Related Aspects of Intellectual Property Rights (TRIPS), con cui il Paese si impegnava a estendere il brevetto sui medicinali. Nel 2005 l’India decise di implementare l’accordo ma con alcune “precisazioni”. Prima fra tutte, quella che nega il brevetto ai farmaci che avessero formule appena modificate o solo usi nuovi senza differire in modo significativo nelle proprietà.

Da allora l’interpretazione dei tribunali indiani ha penalizzato le richieste delle multinazionali che cercavano di brevettare come nuovi medicinali che erano in realtà la riformulazione di un farmaco precedente. Una tagliola in cui Novartis è caduta anche con il Glivec, che essa al contrario considera un prodotto radicalmente nuovo.

Molte organizzazioni umanitarie sono favorevoli alla politica indiana e definiscono l’India “la farmacia dei poveri”. Il loro timore è che se Novartis vincesse la causa, tutte le aziende del farmaco farebbero analogo ricorso, impedendo di fatto la produzione dei “generici” a basso costo e portando alle stelle le cure (con aumenti fino a dieci volte) per i pazienti del Terzo Mondo. Novartis si difende con energia e senza risparmiare argomenti. Tra gli altri: dal 20023, attraverso il  Glivec International Patient Assistance Program (GIPAP), l’azienda distribuisce il farmaco gratuitamente; attualmente lo ricevono circa 15 mila pazienti, cioè il 90% delle persone curate con il Glivec.

Al di là dell’eventuale responsabilità sociale aziendale e delle azioni positive che la possono riguardare, un argomento merita approfondimento: è una leggenda, dice Novartis, che l’India sia la “farmacia dei poveri”. Al contrario, la maggior parte dei generici prodotti in India viene esportata e venduta nei Paesi sviluppati.

 L’industria farmaceutica indiana poggia su un nucleo di 250 grandi aziende e su una galassia di 8 mila piccole

Una manifestazione in India contro i brevetti sui farmaci.

aziende. E in effetti non è difficile verificare che i veri affari li fanno con i Paesi ricchi e non con quelli poveri. Nel 2010-2011 le vendite di generici indiani verso Usa e Canada hanno reso, da sole, 2.4 miliardi di dollari, pari alla somma di quanto venduto in Africa (1,6 miliardi), Asia (0,4 miliardi di dollari) e Paesi Asean (0,58 miliardi di dollari) sommati. L’Unione Europea,nello stesso periodo, ha portato nelle casse dell’industria farmaceutica indiana  1,7 miliardi di dollari e l’America Latina e i Caraibi 0,63.

Resta però il fatto che i farmaci prodotto in India a prezzo ridotto curano in ogni caso moltissime persone nei Paesi più poveri. Medici senza Frontiere, da sempre impegnata nella campagna contro l’azione legale di Novartis, sottolinea che ” più dell’80% dei farmaci antiretrovirali (ARVs) usati da MSF nei suoi programmi per l’HIV/AIDS provengono da produttori di generici con sede in India, così come l’80% dei farmaci antiretrovirali acquistati con i fondi dei donatori a livello mondiale hanno origine in India”.

 

 

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Fulvio Scaglione

Mi chiamo Fulvio Scaglione, sono nato nel 1957, sono giornalista professionista dal 1983, attualmente vice-direttore del settimanale "Famiglia Cristiana". La mia specialità sono gli esteri. Sono stato corrispondente da Mosca, ho seguito la transizione della Russia e delle ex repubbliche sovietiche, poi l'Afghanistan, l'Iraq e i temi del Medio Oriente. Ho pubblicato i seguenti libri: "Bye Bye Baghdad" (Fratelli Frilli Editori, 2003) e "La Russia è tornata" (Boroli Editore, 2005)

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Un Commento;

  1. Enrico Usvelli said:

    Da farmacista ti confermo che anche in Italia sono presenti i generici indiani, sia direttamente (c’è sul mercato una delle più grosse aziende indiane) che indirettamente (generici fatti in India per conto di case europee). Però sono generici di farmaci il cui brevetto è già scaduto e quindi perfettamente in regola con le norme vigenti.
    I generici di farmaci il cui brevetto non è ancora scaduto qua non ci sono, né indiani né di altre nazioni.
    Sono del parere che la vita umana debba valere più dei diritti intellettuali e quindi ben vengano le aziende indiane se contribuiscono a salvare vite.

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