ROMA, ECCO LA “SICUREZZA” DELLA DESTRA

La strada di Roma in cui sono stati assassinati un commerciante cinese e la sua figlioletta di 6 mesi.

L’assassinio a Roma del commerciante cinese Zhou Zheng, 31 anni, e della sua figlioletta di 6 mesi, è il sigillo crudele ma in sé perfetto a un gigantesco fallimento che non è tanto (certo, non solo) di uno schieramento politico o di una maggioranza di governo, ma di una certa Italia aggressiva e inconcludente, feroce nei modi e incapace a tutto. L’Italia, insomma, che ha prevalso negli ultimi anni.

La strada di Roma in cui sono stati assassinati un commerciante cinese e la sua figlioletta di 6 mesi.

Chi ha un minimo di memoria ricorderà una morte ugualmente crudele: quella della signora Giovanna Reggiani, 47 anni, scomparsa il 1 novembre 2007, a Roma appunto, dopo essere stata aggredita da un rumeno. Su quell’omicidio, il centrodestra nazionale e la destra romana costruirono una campagna elettorale per portare Gianni Alemanno sulla poltrona di sindaco farcita di retorica e menzogne. La Roma amministrata da Veltroni veniva dipinta come una città preda della malavita e della violenza di stranieri senza controllo. Citiamone uno per tutti, l’ineffabile Maurizio Gasparri che, a pochi giorni dalle elezioni romane (aprile 2008), così si esprimeva: “La Roma di Prodi, Rutelli e Veltroni è il regno del terrore e dello stupro. Bisogna rimettere ordine in Italia e nella capitale. Allontanare subito clandestini e rom… la politica voluta anche da Rutelli, vice presidente del Governo dell’indulto, ha ridotto Roma a un luogo da incubo. Battere il terrore alimentato dalla sinistra è la prima emergenza democratica. Basta con la resa al crimine”.

Una campagna elettorale giocata sulla xenofobia e sullo scientifico sfruttamento delle paure della gente,del tutto indifferente alla realtà dei fatti. Gli stupri, per dire: a Roma erano in calo, se pure di poco, dai 166 del secondo trimestre 2006 ai 154 appunto dello stesso periodo 2007, e per l’80% commessi non in strada o da sconosciuti ma da persone della stessa cerchia della vittima. O l’indulto del 2006: tutte le statistiche hanno dimostrato che tra i detenuti che avevano approfittato dell’indulto il tasso di “recidiva” (cioè la tendenza a tornare a delinquere) era stato più basso della media.

 

 

Giovanna Reggiani, uccisa a Roma da un rumeno nel 2007.

 

Ma ovviamente nulla di tutto questo importava. Avremmo poi avuto la panzana delle ronde, il tragico “pacchetto sicurezza” del ministro Maroni (agosto 2009), una demenziale politica della Giustizia che ha moltiplicato i reati e i detenuti mentre da due decenni quasi tutte le categorie di delitto mostravano dati in calo. Nel frattempo si tagliavano i fondi alla Forze dell’Ordine e al bilancio della Giustizia.

I risultati sono sotto gli occhi di tutti. A Roma ci sono stati 33 omicidi nel 2011, una strage mai vista prima. Nel Paese le carceri scoppiano (65.200 detenuti in 206 penitenziari che, a norma, dovrebbero accoglierne 45.600) e il suicidio si diffonde tra i detenuti (64 nel 2011, per il 60% in attesa di giudizio, con 1.137 tentati suicidi) e tra le guardie carcerarie (8 suicidi nel 2011) come una malattia. Però, bisogna ammetterlo, siamo passati al digitale terrestre e abbiamo stabilito che Ruby era proprio la nipote di Mubarak. Che soddisfazione.

 

 

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Fulvio Scaglione

Mi chiamo Fulvio Scaglione, sono nato nel 1957, sono giornalista professionista dal 1983. Dal 2000 al 2016 sono stato vice-direttore del settimanale "Famiglia Cristiana", di cui nel 2010 ho anche varato l'edizione on-line. Sono stato corrispondente da Mosca, ho seguito la transizione della Russia e delle ex repubbliche sovietiche, poi l'Afghanistan, l'Iraq e i temi del Medio Oriente. Ho pubblicato i seguenti libri: "Bye Bye Baghdad" (Fratelli Frilli Editori, 2003) e "La Russia è tornata" (Boroli Editore, 2005), "I cristiani e il Medio Oriente" (Edizioni San Paolo, 2008), "Il patto con il diavolo" (Rizzoli 2017).

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