ABBASSO IL PRESERVATIVO ALLA FIORELLO

Famiglia Cristiana ha pubblicato un commento (“Fiorello, finale di cattivo gusto“) sulla lunga tirata sul preservativo nel programma di Fiorello, a firma di un giornalista esperto e prestigioso come Giorgio Vecchiato, e subito il giornale è stato bersagliato da critiche, lazzi e insulti. Ai singoli giornalisti capita di non essere sempre d’accordo con quanto decide il Direttore o la testata. In questo caso, invece, non sono solo d’accordo: sono stra-d’accordo.

Perché mi turba la parola “preservativo”? Ma figuriamoci. Sono un po’ più evoluto di quelli che l’hanno scritta e riscritta sulle pagine Web di Famiglia Cristiana e, così facendo, si sono sentiti moderni e disinibiti. Lo scrivo anch’io, dai: PRESERVATIVO. E ci metto pure la foto. Che emozione! Perché la mia morale è messa in crisi dall’idea del preservativo? Con quel che vedo in giro, nel nostro Bel Paese, trovo motivi di scandalo etico più clamorosi quasi a ogni angolo.

La ragione è un’altra: ne ho piene le palle di questa Italietta che si racconta in Tv in un modo per essere libera di fare tutt’altro nella realtà. L’Italietta delle piccole bugie, delle mode, dei tic, del far finta di. Un’Italietta che, con le sue mediocre manie, spiega chiaramente il perché del successo di un intrattenitore nato (molto più abile di Fiorello e Benigni messi insieme) come Silvio Berlusconi.

Vale la pena di ricordare che Fiorello ha iniziato la sua lunga tirata sul preservativo partendo dai “pischelli” che, se non cito male, ha piazzato come  età intorno ai 14 anni. Ora, siamo davvero convinti che il pubblico televisivo dello show, e quello che bovinamente ripeteva in coro “preservativo” ai comandi di Fiorello, sia così disinvolto da mettere i preservativi in mano ai propri figli e figlia quattordicenni o giù di lì? Fanno così i vostri amici, o i vicini di casa? Fate così voi con i vostri figli adolescenti? E’ questa la famiglia media italiana che immaginiamo? Con scene tipo: Carletto, se esci con gli amici non dimenticare il preservativo, mi raccomando?

Fiorello.

 

Non raccontiamoci stupidate, per favore. L’Italia, al contrario, è piena di genitori che si preoccupano se i figli fanno tardi la sera e di mamme che si angosciano all’idea che la loro piccolina vada a letto con il fidanzatino. Di padri che si presentano davanti alle discoteche in piena notte per ritirare i pargoli. E meno male. Perché se le famiglie italiane fossero quelle del “preservativo a go go” sarebbe un disastro. Vorrebbe dire avere genitori e figli che non si parlano, che sulla vita sessuale e sull’educazione al sesso (cioè su uno dei capitoli fondamentali della crescita) non hanno nulla di dirsi. Un disastro antropologico ancor prima che morale.

Naturalmente c’è un risvolto serio in questa polemica ridicola: l’Aids. Ma anche qui, cerchiamo di capirci e di non fare retorica televisiva. In Italia, secondo i dati appena comunicati dal ministero della Salute, le persone affette da Aids o Hiv sono state 157 mila in trent’anni, cioè da quando fu diagnosticato il primo caso di Aids al mondo. E nel 2010 i contagi sono stati 5,5 ogni 100 mila abitanti. Il 20% dei nuovi contagi è attribuibile all’uso di droghe, cioè alle siringhe usate in comune. Quindi non c’entrano nulla con l’uso del preservativo.

I contagi derivanti dall’attività sessuale scendono così a 4,4 ogni 100 mila abitanti. Sempre troppi, ovviamente, sempre troppe vite in bilico. Ma di questi 4,4 contagi, quanti appartengono ai ragazzi evocati da Fiorello? Quanti sono ascrivibili ai rampolli della piccola e media borghesia che applaude lo show del lunedì sera e quanti, invece, riguardano categorie definibili “a rischio”? Per finire: le persone che nel 2010 hanno scoperto di essere state contagiate avevano un’età media di 39 anni per i maschi e di 36 per le femmine. Molti, purtroppo, lo scoprono in ritardo. Ma in ogni caso che c’entrano questi adulti con i “pischelli” di Fiorello?

 

 

 

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Fulvio Scaglione

Mi chiamo Fulvio Scaglione, sono nato nel 1957, sono giornalista professionista dal 1983. Dal 2000 al 2016 sono stato vice-direttore del settimanale "Famiglia Cristiana", di cui nel 2010 ho anche varato l'edizione on-line. Sono stato corrispondente da Mosca, ho seguito la transizione della Russia e delle ex repubbliche sovietiche, poi l'Afghanistan, l'Iraq e i temi del Medio Oriente. Ho pubblicato i seguenti libri: "Bye Bye Baghdad" (Fratelli Frilli Editori, 2003) e "La Russia è tornata" (Boroli Editore, 2005), "I cristiani e il Medio Oriente" (Edizioni San Paolo, 2008), "Il patto con il diavolo" (Rizzoli 2017).

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