SANTORO E BERLUSCONI, CHI FREGA CHI

DI GIORGIO VECCHIATO – Michele Santoro non ha bisogno di porsi il quesito nascisistico alla Nanni Moretti, “mi si nota di più se vado o se non vado?”. La risposta è nei titoli dei giornali, qualcuno addirittura a piena pagina. Ha fatto più baccano andandosene dalla Rai e, tocco da artista della comunicazione, riproponendosi al modico compenso di un euro per serata. Ipotesi che naturalmente vale solo per la platea, viste le testimonianze sulla trattativa già in corso da tempo con La7.

Michele Santoro durante una puntata di "Annozero".

In Francia si usa una colorita espressione, marché de dupes, per definire quel gioco di imbrogli nel quale appunto i dupes – gli allocchi – rimangono vittime. Supefluo però dire che, assai più dei fessacchiotti, i veri protagonisti di simili mercati sono i furbacchioni. Quelli che ne escono sempre bene, riuscendo a porsi dalla parte della ragione anche quando hanno torto. O quando, recitando il ruolo di vittima, sono in realtà i vincitori. Capita spesso che anche i torti si mescolino con le ragioni. E che nella maggior parte delle reazioni, politiche o di stampa, si tenda a far valere i preconcetti più dei fatti. Per esempio la signora Lei, nuovo capo della Rai, è sotto tiro per una duplice accusa: non aver trattenuto Santoro e, se proprio doveva mandarlo via, non avergli almeno imposto un temporaneo divieto di collaborare con la concorrenza. Sorvoliamo qui sull’ultimo editto di Berlusconi, che voleva trascinare il caso Santoro in Parlamento. Si è sparato sui piedi. Ovvio che tutti l’hanno visto come un ordine impartito all’azienda, e subito eseguito. Ma la vicenda è più complessa.

Primo, poco importa chi sia stato a prendere l’iniziativa, se la Lei o Santoro. Anche se è stata la signora, è evidente che ha trovato terreno fertile. Del resto Santoro aveva già negoziato col predecessore della Lei, Mauro Masi, mostrandosi disponibile. La Rai doveva metter fine a una anomalia interna, ossia l’attribuzione di incarichi per disposizione del magistrato e non per scelta aziendale. La soluzione era quindi nell’ordine delle cose. E’ vero che i due milioni e passa di liquidazione offendono chi fatica ad arrivare a fine mese. Ma con la formula Masi – niente passaggio immediato a emittenti rivali – i milioni erano 14. Avremmo dovuto gioirne?

Secondo, il nesso fra Santoro e il servizio pubblico. Nei sacri testi Rai si impongono equilibrio informativo e pluralismo, concetti che il giornalista ha sempre ignorato. La risoluzione del contratto sembra quindi anticipare una maggiore disciplina interna: e qui c’è solo da sperare che ciò non significhi una maggiore sudditanza al potere (oggi Berlusconi, dopo che in passato se ne era giovata la sinistra). Qui davvero ci sarà da vigilare, e non solo sul Tg1.

Terzo, il problema di bilanciare in Rai il tipo di informazione. Da sinistra si ironizza sull’incapacità della destra, che non ha mai saputo contrapporre a Santoro uomini e rubriche di analogo successo. E’ vero, e tante volte anche noi ne abbiamo scritto. Ma c’è un elemento che un po’ tutti tendono a ignorare. In Tv chi attacca il potere si può giovare di tutta una serie di inadempienze governative, ora anche con il condimento di scandali e vertenze giudiziarie. L’inverso non vale. Se Santoro si fosse messo a elogiare Berlusconi, l’avrebbero preso a sassate. Per uno meno abile di Santoro, ancora peggio. Questo per dire che oggi più che mai l’audience premia la contestazione, non il plauso. La destra sarà premiata negli ascolti Tv quando criticherà eventuali governi di sinistra. Adesso non ha argomenti.

La copertina dell'Economist: "L'uomo che ha fottuto un intero Paese".

Quarto e ultimo. Santoro è un eccellente amministratore di se stesso. Sa quando entrare e uscire, sempre premiato con denaro o incarichi politici. E sempre denunciando l’arroganza del potere. I dupes applaudono. O, al contrario, uno che sciocco non è, parliamo del premier, ha praticato l’autolesionismo infierendo pubblicamente contro di lui. Non si è reso conto che rubriche come Annozero lo aiutavano assai più che danneggiarlo. Tante gente ha seguito Santoro con sempiterna irritazione, per il solo gusto di parlarne male.

Conclusione. Un periodico inglese sta spopolando con un titolo su Berlusconi, bravissimo a fregare gli italiani. Efficace. Ma, fatte le debite proporzioni, Santoro non è da meno.

di Giorgio Vecchiato

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Fulvio Scaglione

Mi chiamo Fulvio Scaglione, sono nato nel 1957, sono giornalista professionista dal 1983. Dal 2000 al 2016 sono stato vice-direttore del settimanale "Famiglia Cristiana", di cui nel 2010 ho anche varato l'edizione on-line. Sono stato corrispondente da Mosca, ho seguito la transizione della Russia e delle ex repubbliche sovietiche, poi l'Afghanistan, l'Iraq e i temi del Medio Oriente. Ho pubblicato i seguenti libri: "Bye Bye Baghdad" (Fratelli Frilli Editori, 2003) e "La Russia è tornata" (Boroli Editore, 2005), "I cristiani e il Medio Oriente" (Edizioni San Paolo, 2008), "Il patto con il diavolo" (Rizzoli 2017).

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