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TREMONTI E L’IMMIGRATO CHE LAVORA

Giulio Tremonti, come ben sappiamo, è il plenipotenziario del Governo per la politica economica e finanziaria. E’, inoltre, il ministro di cui il premier Berlusconi non può fare a meno e, all’interno dello stesso Governo, l’interlocutore di fiducia della Lega Nord. Si presume, dunque, che le sue analisi e le sue opinioni abbiano non solo un certo peso ma in una certa misura rispecchino anche il modo di pensare del Governo stesso.

Il ministro Giulio Tremonti.

Il ministro Giulio Tremonti.

Se è così, cioè se Tremonti non parla a vanvera (e di solito non lo fa), le parole che il ministro ha pronunciato ieri a margine dei lavori del Fondo monetario internazionale a Washington (Usa), dovrebbero chiudere per un bel pezzo lo sciocchezzaio che, in Italia, immiserisce e svilisce il necessario dibattito sull’immigrazione. Tremonti ha detto questo: “In Italia ci sono 4 milioni di immigrati, tra cui moltissimi giovani, che lavorano da mattina a sera e anche di notte… Questo formula un’idea sulle cause e i perché della disoccupazione giovanile. L’Italia offre lavoro a certe condizioni a certe persone, evidentemente non c’è domanda per questi tipi di lavoro da parte di altri. Bisogna piuttosto chiedersi che lavoro fanno gli immigrati”.

Interrogato sulla crescente disoccupazione giovanile in Italia (che nella fascia d’età 15-24 anni sfiora ormai il 30%), il ministro ha ribadito: “Non mi risulta che tra i giovani immigrati ci sia disoccupazione, è tutta gente che lavora tantissimo”. E ha poi escluso che si possa ipotizzare un blocco dell’immigrazione.

lavorositoUno stop, dunque, alla fabbrica delle bufale. Museruola a chi dice che gli immigrati rubano lavoro agli italiani: Tremonti dice esattamente il contrario, e cioè che gli immigrati fanno lavori di cui c’è comunque bisogno ma che gli italiani non vogliono più fare. Lavori che sono retribuiti “a certe condizioni”, a quanto pare respinte da tanti giovani italiani. Escluso il blocco dell’immigrazione, in linea del resto con le recenti analisi del ministero del Lavoro guidato da Maurizio Sacconi, secondo cui da qui al 2020 l’Italia avrà bisogno di quasi 2 milioni di nuovi lavoratori immigrati. Lavoratori che, come i 4 milioni già citati da Tremonti, concorrono alla produzione della ricchezza nazionale, sostengono il pagamento delle pensioni e contribuiscono a non far sprofondare l’indice demografico della popolazione italiana.

Certo, bisognerebbe interrogarsi su quali siano quelle “condizioni” di lavoro che gli immigrati accettano e gli italiani respingono: forse sono condizioni inaccettabili, o accettabili solo da chi proviene dalla disperazione o da una grande miseria, nel qual caso è illusorio credere che i giovani italiani possano accettarle se non in caso di estremo bisogno. Ma fa comunque piacere sentir confermare anche da un personaggio potente e influente come Tremonti, poco sospettabile di cattocomunismo, i giudizi che molti ambienti cattolici, compresa Famiglia Cristiana, esprimono da tempo sul tema dell’immigrazione e sul ruolo dei lavoratori immigrati nell’economia nazionale.

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