Diamo i numeri
118: attivisti politici UCCISI DA ESTREMISTI ISLAMICI in Pakistan durante le campagna elettorale.
Ultimo cinguettio
Lodi, italiano uccide rumena. Genova, italiano riduce in fin di vita una cubana. Nessun banchetto della Lega in vista.
I gruppi salafiti sono oggi, ancor più di Israele, la vera spina nel fianco di Hamas, perché conducono una serrata contestazione dall’interno che, a differenza del perenne scontro con lo Stato ebraico, non produce consenso ma, al contrario, lo corrode. I principali gruppi salafiti oggi attivi nella Striscia di Gaza sono tre: Jund Ansar Allah (Soldati di Dio), Jaish al-Islam (Esercito dell’Islam) e Jaish al Umma (Esercito della Nazione). Anche la Brigata che ha rapito e ucciso Arrigoni, però, è conosciuta ormai da diversi anni: nel 2006 è stata coinvolta in attacchi terroristici ai danni di turisti nel Sinai, in attacchi a hotel e ristoranti e nell’uccisione di diverse persone.
Pur non essendo ancora in grado di minacciare seriamente il predominio di Hamas sulla Striscia, i salafiti guidano una contestazione “da destra”, in nome cioè di una visione ancor più radicale e integralista del rapporto tra politica e religione. Mentre Hamas ha un programma politico ispirato al nazionalismo palestinese e un atteggiamento religioso islamista, i salafiti credono che l’ispirazione religiosa trascenda qualunque motivazione nazionalista. Essi pretendono di rivolgersi direttamente alla umma, cioè alla comunità islamica mondiale. Da questo, anche, il loro legame con Al Qaeda e l’assoluta intransigenza nei rapporti con l’Occidente e, ovviamente, con Israele: no a qualunque accordo o compromesso. Per parte sua Hamas considera i salafiti colpevoli di molti attacchi contro il territorio israeliano che hanno poi attirato sulla Striscia le rappresaglie dell’esercito dello Stato ebraico.
La diffusione dei salafiti a Gaza è stata in parte favorita dall’islamizzazione dei costumi che gli stessi militanti di Hamas hanno imposto dopo aver preso il controllo della Striscia, nel 2007, e in parte dal fatto che, proprio da allora, Hamas si è dovuta assumere l’onere del governo del territorio, offrendo così spazio alle critiche e al malcontento della gente.
Numerosi sono stati, negli ultimi anni, gli scontri armati tra le forze di sicurezza di Hamas e i militanti armati dei gruppi salafiti. Numerosi sono stati, negli ultimi anni, gli scontri armati tra le forze di sicurezza di Hamas e i militanti armati dei gruppi salafiti. Particolarmente clamoroso e sanguinoso l’episodio dell’estate 2009, quando le brigate “Ezzedin Qassam” di Hamas dovettero intervenire a Rafah (la città nel Sud della Striscia, famoso per i tunnel che la collegano all’Egitto) contro la moschea Ibn Taymiya e l’imam Abdel Latif Musa, esponente di Jund Ansar Allah, che aveva proclamato “l’emirato islamico di Rafah” ed emesso una fatwa contro Hamas, colpevole a suo dire di “compromesso con il sistema islamico occidentale”. Negli scontri erano morte 25 persone e loo stesso imam era morto nell’esplosione del giubbotto pieno di esplosivo indossato dal suo braccio destro.
A parte i tre movimenti maggiori, sarebbero una ventina i gruppuscoli salafiti attivi nella Striscia di Gaza. Al loro attivo, piccoli gesti di terrorismo come le diverse esplosioni che hanno spesso danneggiato le caserne degli uomini di Hamas. Migliaia sarebbero invece i salafiti impegnati nella dawa, cioè la predicazione pacifica della versione più radicale dell’islam.
fabrizio
15 April 2011 at 09:07
Se scorro i post del blog di questo ragazzo assassinato, mi pare che sia
molto attivo nei confronti dell’informazione sulla situazione a Gaza,
molto determinato a condannare israele e la sua politica nei confronti
della Palestina.
Eppure questi Salafiti, lo prendono, lo pestano, e lo fanno fuori, addirittura
prima dello scadere dell’ultimatum…
Come sono uguali le dinamiche nelle parti piu’ diverse del mondo,
questi salafiti sembrano dei brigatisti rossi, sbaglio?
E come sono uguali le dinamiche sono uguali le domande:
Cui Prodest?
Fulvio Scaglione
15 April 2011 at 13:44
Caro Fabrizio,
personalmente credo che Arrigoni sia stato la vittima di una serie di ricatti interni ai movimenti politici islamici di Gaza. Lui non era un osservatore imparziale o aspirante tale, era un acceso simpatizzante della causa palestinese (eufemismo), ed era comunque innocuo a livello di politica locale. D’altra parte non sono molti gli occidentali che vivono a Gaza, e a questi gruppi serviva una vittima che facesse “rumore” a livello internazionale. Quelli di Hamas da sempre dicono che i salafiti agiscono contro l’interesse dei palestinesi, con azioni contro Israele che attirano su Gaza le rappresaglie militari. E’ difficile rispondere a quel che chiedi o a cui alludi, in Medio Oriente tutto è doppio o triplo.
Ciao, a presto
Fulvio
Fulvio