Widgetized Section

Go to Admin » Appearance » Widgets » and move Gabfire Widget: Social into that MastheadOverlay zone

USA E CINA, CONDANNATI A SOPPORTARSI

Hu Jintao, il presidente della Cina che da trent’anni cresce al ritmo del 10% l’anno, si è fatto precedere a Washington da un messaggio ben preciso: “Il dollaro? Roba vecchia”.  Poiché proprio sulla funzione del dollaro come valuta di riferimento degli scambi mondiali si è basato il “secolo americano”, cioè il Novecento, ciò vale a dire che anche la primazia degli Usa è da archiviare, superata, finita.

Il presidente cinese Hu Jintao (a sinistra) e quello americano Barack Obama.

Il presidente cinese Hu Jintao (a sinistra) e quello americano Barack Obama con un noodle gigante.

C’è un punto di verità nella spacconata cinese. La Banca centrale della Cina ha in cassa 2.850 miliardi di valuta “forte” (il 25% di tutte le riserve valutarie mondiali): si tratta per lo più di dollari americani, sul cui cambio, dunque, Pechino può esercitare grande influenza. La Cina, inoltre, detiene 860 miliardi di buoni del Tesoro americani, pari al 21% del debito pubblico Usa. Anche in questo caso, Pechino può agevolmente far pesare sugli Usa (sugli Usa!) la propria volontà politica e il proprio tornaconto economico. A questo si aggiunge che ormai la Cina vale il 9,6% delle esportazioni mondiali (vent’anni fa era solo l’1,9%), contro la quota dell’8,4% detenuta dagli Usa. Può il Wto (World Trade Organization) non tenerne conto? Una realtà di cui sembrano fin troppo consci proprio gli americani, che ormai si danno per superati: una ricerca del Pew Research Center, autorevole centro di ricerca indipendente di Washington, rivela che il 47% dei cittadini Usa considera la Cina la prima potenza economica mondiale e solo il 31% pensa che sia ancora il proprio Paese a detenere il primato.

Un punto di verità, però, non fa tutta la verità. E per dirla tutta bisogna aggiungere che la Cina, pur con la sua nuova potenza, ha comunque un gran bisogno degli Usa. L’export cinese verso gli Stati Uniti vale 269 miliardi di dollari, le importazioni dagli Usa solo 69: sono 200 miliardi l’anno che Pechino non potrebbe trovare altrove. C’è poi tutta una serie di vantaggi accessori: per esempio la pirateria

Che cosa dovrebbero fare gli Usa con la Cina? Per il 58%, costruire relazioni migliori; per il 53%, mostrare più grinta nelle questioni economiche e commerciali; per il 40%, promuovere maggiormente i diritti umani; per il 39%, promuovere maggiormente le questioni ambientali.

Che cosa dovrebbero fare gli Usa con la Cina? Per il 58%, costruire relazioni migliori; per il 53%, mostrare più grinta nelle questioni economiche e commerciali; per il 40%, promuovere maggiormente i diritti umani; per il 39%, promuovere maggiormente le questioni ambientali.

tecnologica, che secondo fonti governative e private Usa arriverebbe, come nel software, a punte dell’80% di brevetti piratati. Fa impressione pensare agli Stati Uniti come a un mercato per le industrie cinesi (negli anni Ottanta ci provò il Giappone e si scottò le dita) ma la realtà è questa. E spiega anche perché, pur tra mille rimbrotti, le banche cinesi continuino a comprare Bond americani, quindi a rifornire di ossigeno economico l’unico vero rivale.

I due colossi, quindi, continueranno a criticarsi e a sopportarsi, e a

Il blu la percentuale degli "ostili", in giallo quella dei "favorevoli" alla Cina in ognuno dei Paesi elencati.

Il blu la percentuale degli "ostili", in giallo quella dei "favorevoli" alla Cina in ognuno dei Paesi elencati.

dominarci, ancora per molto tempo. C’è una sostanziale parità, però, anche in un campo che chiamerei cultural-politico. Impossibile non notare che la Cina ha avuto in questi ultimi anni una classe dirigente assai più fredda e lungimirante di quella americana. Pechino non si è imbarcata in guerre di liberazione dall’esito disastroso come quelle in Iraq e in Afghanistan ma, al contrario, ha nascosto dietro il sorriso denti affilati come quelli degli squali. Si è allargata in Asia, ha prodotto ramificate infiltrazioni in Africa, ha messo piede in America latina e ora anche in Europa (palese l’intento dell’operazione-salvataggio sul debito pubblico del Portogallo), sostenendo qualunque dittatore quando le conveniva, ma riuscendo intanto a costruirsi un’immagine tutto sommato positiva in  quasi tutti i Paesi. Lo dimostra la tabella tratta dalla solita, accurata, ricerca del Pew Research Center.

A vantaggio degli Stati Uniti, però, va l’essenza democratica del governo del Paese. La crescita del benessere e la maggiore disponibilità delle tecnologie di comunicazione (telefoni, computer, ecc. ecc.) rendono per i cittadini cinesi sempre più insopportabile la mancanza di autonomia personale e di diritti individuali, e nello stesso tempo la fanno sempre più evidente e percepibile nel confronto con le altre realtà mondiali. La smania di Pechino per il controllo che si manifesta in ogni campo della vita sociale (dalla censura a Internet all’uso della forza contro le minoranze etniche, dai vescovi nominati contro il parere del Vaticano alla militarizzazione di ogni evento pubblico) rivela una preoccupazione che, come un tarlo, rode dall’interno i meccanismi dello Stato e la credibilità interna del regime. L’economia americana non ha retto all’imprevidenza dei politici. Fino a quando reggerà la pazienza dei cinesi reggerà alla sagacia economica dei dirigenti del Partito comunista?

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *

*

You may use these HTML tags and attributes: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>