Diamo i numeri
118: attivisti politici UCCISI DA ESTREMISTI ISLAMICI in Pakistan durante le campagna elettorale.
Ultimo cinguettio
154.000: ettari coltivati a papavero da oppio in Afghanistan nel 2012. Aumento sul 2011: 18%. (fonte: Unodc).
Non è molto romantico, però farsi un giro sul sito della World Intellectual Property Organization (Organizzazione mondiale della proprietà intellettuale, da qui in poi Wipo) dà una bella mano a capire come gira il mondo. Uno dei compiti del Wipo, infatti, è controllare il rispetto del Patent Cooperation Treaty redatto nel 1970 e a tutt’oggi ratificato da 141 Paesi: il Trattato che regola su scala internazionale i brevetti, la loro proprietà intellettuale e i benefici economici che ne derivano.

Un tecnico in un laboratorio cinese.
Le statistiche sui brevetti internazionali, insomma, ci consentono di capire chi sale e chi scende, chi è creativo e chi no, chi mette a profitto le competenze delle Università e chi meno, e così via. Che cosa ci dicono, dunque, i registri del Wipo? Nel 2008 sono state avanzate 163.600 richieste di brevetto internazionale, con un incremento del 2,3% rispetto al 2007. Sembra poca roba, almeno in percentuale. Ma il 2008, l’anno in cui esplose la grande crisi, è stato l’anno in cui è stato presentato il maggior numero di richieste di brevetto, quindi di progetti.
Sempre in quell’anno è successa una cosa un po’ sinistra, almeno per il nostro mondo. Da molti anni gli Stati Uniti detengono il primato nella ricerca e quindi nell’innovazione. Da altrettanti anni il Giappone arriva indiscusso secondo. Nel 2008, però, e per la prima volta, è stata un’azienda cinese, la Huawei Technologies con sede a Shenzen, quella capace di presentare il maggior numero di richieste di brevetto. Non un caso, perché nella classifica per nazioni ai primi quattro posti sono andati (come succede da tempo) Usa, Giappone, Germania e Corea del Sud ma i maggiori incrementi rispetto all’anno prima sono stati di Svezia (+ 12,5%), corea del Sud (+ 12%) e appunto Cina (+ 11,9%), per la prima volta arrivata al sesto posto nella classifica assoluta.
Sempre il Wipo ci dice che il maggior numero di brevetti è stato richiesto nel settore medicale (12%), poi in quello dei computer (8,5%) e in quello farmaceutico (7,9%), anche se i campi in cui l’innovazione è stata, almeno a livello di brevetti, più vasta sono stati i sistemi di gestione (22,7%) e le nanotecnologie. Insomma, nasce in Asia, e ormai anche in Cina, una fetta importante del nostro futuro.
La ragione c’è e non è nemmeno misteriosa. Uno dei sistemi che le grandi aziende giapponesi hanno adottato per affrontare la crisi è stato tagliare le spese in Ricerca&Sviluppo. Colossi come Sony, Toyota o Toshiba hanno ridotto gli investimenti dal 10 al 20%. La Huawei, prima citata, nello stesso periodo li ha aumentati dal 30 al 50%. Controprova in Corea del Sud: Samsung, altro gigante, ha programmato di raddoppiare nel 2010 gli investimenti in Ricerca&Sviluppo. E guarda caso i suoi profitti sono superiori a quelli delle nove maggiori aziende concorrenti giapponesi.
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