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FAMIGLIA CRISTIANA, I CATTOLICI E SILVIO

E’ raro che un giornale riceva tanti insulti. E’ toccato a noi dopo l’Editoriale del Famiglia Cristiana ora in edicola. Gran parte dei commenti rivelava che il politico “insultatore” non lo aveva letto. Lo ripubblico. ————————-

“Berlusconi ha detto chiaro e tondo che nel cammino verso le elezioni anticipate – qualora il piano dei “cinque punti” non riceva rapidamente la fiducia del Parlamento – non si farà incantare da nessuno, tanto meno dai “formalismi costituzionali”. Così lo sappiamo dalla sua viva voce: in Italia comanda solo lui, grazie alla “sovranità popolare” che finora lo ha votato. La Costituzione in realtà dice: «La sovranità appartiene al popolo che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione». Berlusconi si ferma a metà della frase, il resto non gli interessa, è puro “formalismo”.

bERLUSCA cOMUNIONE

Quanti italiani avranno saputo di queste parole? Fra quelli che le hanno apprese, quanti le avranno approvate, quanti le avranno criticate, a quanti non sono importate nulla, alle prese come sono con ben altri problemi? Forse una risposta verrà dalle prossime elezioni, se si faranno presto e comunque, come sostiene Umberto Bossi (con la Lega che spera di conseguire il primato nel Nord e, di conseguenza, il solo potere concreto che conta oggi in Italia). Ma più probabilmente non lo sapremo mai.

La situazione politica italiana è assolutamente unica in tutte le attuali democrazie, in Paesi dove – almeno da Machiavelli in poi – la questione del potere, attraverso cento passaggi teorici e pratici, è stata trattata in modo che si arrivasse a sistemi bilanciati, in cui nessun potere può arrogarsi il diritto di fare quello che vuole, avendo per di più in mano la grande maggioranza dei mezzi di comunicazione.

Uno dei temi trattati in queste settimane dagli opinionisti è che cosa ci si aspetta dal mondo cattolico, invitato da Gian Enrico Rusconi su La Stampa a fare autocritica. Su che cosa, in particolare? La discesa in campo di Berlusconi ha avuto come risultato quello che nessun politico nel mezzo secolo precedente aveva mai sperato: di spaccare in due il voto cattolico (o, per meglio dire, il voto democristiano). Quale delle due metà deve fare “autocritica”: quella che ha scelto il Cavaliere, o quella che si è divisa fra il Centro e la Sinistra, piena di magoni sui temi “non negoziabili” sui quali la Chiesa insiste in questi anni?

A proposito. Ivan Illich, famoso sacerdote, teologo e sociologo critico della modernità, distingueva fra la vie substantive (cioè quella che riassume il concetto di “vita” mettendo insieme, come è giusto, e come risponde all’etica cristiana, tutti i momenti di un’esistenza umana, dalla fase embrionale a quella della morte naturale) e ogni altro aspetto della vita personale o comunitaria, a cui un sistema sociale e politico deve provvedere.
Il berlusconismo sembra averne fatto una regola: se promette alla Chiesa di appassionarsi (soprattutto con i suoi atei-devoti) all’embrione e a tutto il resto, con la vita quotidiana degli altri non ha esitazioni: il “metodo Boffo” (chi dissente va distrutto) è fatto apposta”.

di Beppe Del Colle

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2 Responses to FAMIGLIA CRISTIANA, I CATTOLICI E SILVIO

  1. fabio cangiotti

    26 August 2010 at 17:20

    Caro Fulvio, qualche osservazione a margine dell’ articolo di Del Colle.
    E’ giusto e ovvio che ci sia un cahier de doleances dei cattolici nei confronti di Berlusconi, mi sembra molto, troppo approssimativo attribuire la spaccatura dei cattolici a Berlusconi. Prima nell’ordine c’è la caduta del Muro di Berlino e la fine del ruolo storico della Dc quale diga anticomunista, non dimenticherei che Mani pulite e Di Pietro completarono l’opera di “moralizzazione” annientando la Dc , e soprattutto che fu un bravo democristiano, Mariotto Segni a promuovere il maggioritario, nel quale certo Berlusconi vinse e raccolse il consenso dei cattolici di centrodestra che già si erano separati da quelli “progressisti”, prima comunque della discesa in campo di B. D’altronde in qualsiasi sistema bipolare, è giocoforza che i cattolici stiano chi di qua chi di là.
    I cattolici in Italia però, mi ricordano gli ebrei polacchi che dopo il patto Ribbentrop-Molotov e la conseguente invasione di sovietici e nazisti per spartirsi la Polonia, scappavano chi dagli uni chi dagli altri, dandosi reciprocamente del matto, poveracci, per finire comunque in padella…
    Ma questo significa anche che grandi personalità politiche cattoliche in questo momento non ci sono oppure latitano, ed ecco perché B. è considerato un male minore da molti cattolici, in attesa di un risveglio auspicato anche dal Papa. Ma è dura, se non interviene la Provvidenza…
    Ciao a presto

  2. Fulvio Scaglione

    26 August 2010 at 18:04

    Caro Fabio,
    a dirti la verità sono d’accordo sia con te sia con Del Colle. In questo senso: è assolutamente vero quanto dici sull’assenza di grandi personalità politiche d’impronta cattolica (e non ti dico che cosa penso sugli epicedi a Cossiga quale grande politico cattolico…). Credo anche, però, che quella parte del pezzo di Del Colle sia stata fraintesa. Lui, secondo me, voleva dire che l’irruzione in politica di Berlusconi ha diviso stabilmente il voto democristiano in due fronti contrapposti. Non credo proprio che Del Colle sia così ingenuo da non sapere che la Dc era andata a farsi benedire prima di Berlusconi.
    Per quanto poi riguarda me personalmente, ti dirò questo: tra la “questione cattolica” e la “questione Berlusconi” non vedo poi tutti questi contatti. Se la Chiesa, come è successo nel periodo Ruini, si assume i prima persona la gestione del rapporto con il mondo della politica, i laici vengono depotenziati. Legittimo. Ma è difficile, poi, che ne escano grandi politici cattolici. E poi, quanto contano le questioni di fede in chi sceglie Berlusconi? Detto altrimenti: secondo te, qualcuno vota Berlusconi perché non accetta le nozze gay o i Dico? Non credo. Ma questo, ovviamente, è un discorso lunghissimo.
    Ciao, a presto

    Fulvio

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