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COM’E’ INCIVILE LA NOSTRA SOCIETA’ CIVILE

Ho scritto spesso che cercare di spiegare l’Italia analizzando il “fenomeno Berlusconi” (che è poi quanto fa, con i risultati che sappiamo, una buona parte della sinistra) dà luogo a un clamoroso errore di prospettiva. Mentre sarebbe assai più utile provare ad analizzare gli italiani per spiegare, di conseguenza, il “fenomeno Berlusconi”. La cosa mi sembra vieppiù evidente ora che la Chiesa italiana denuncia l’assenza di una vera classe dirigente e osservatori autorevoli (vedi l’editoriale di Famiglia Cristiana che ha destato tanto clamore)  sollevano addirittura lo spettro di una nuova “questione morale”.

Un'immagine del film "The Rocky Horror Picture Show".

Un'immagine del film "The Rocky Horror Picture Show".

Secondo me, i due discorsi si integrano e si completano. Perché se di questo vogliamo discutere, dobbiamo uscire dalla logica del “Berlusconi grande corruttore” per entrare, invece, in quella più ampia e significativa  del totale fallimento di quella rivincita della “società civile” invocata a rimedio dei mali della politica dopo i disastri di Tangentopoli. Diamo un’occhiata ai curriculum dei politici oggi più discussi: banchieri, funzionari pubblici, imprenditori, professionisti, docenti universitari. La società civile, appunto, più che disposta a comportarsi da incivile quando si presenta l’occasione. Dirò di più: se una società civile ha più o meno funzionato, è quella rappresentata dalla Lega Nord: non a caso composta quasi sempre da piccoli borghesi, quando non da personaggi (vedi alcuni dei leader) d’incerta formazione e vocazione professionale. Di quel movimento di massa, che peraltro replica le tradizionali abitudini della borghesia italiana (compreso il mito dell’uomo forte, alla cui ombra proseguire con traffici e affari), Berlusconi è il prodotto, non la causa. Anche lui, nei pregi e nei difetti, esponente di quella “società civile” che avrebbe dovuto riscattare il Paese.

La Chiesa, che lamenta l’assenza di una classe dirigente (ma appunto, nella specie di una vera società civile: “Quando parlo di classe dirigente parlo non solo della politica ma anche di tutti quei soggetti, imprenditori, associazionismo…”, dice Edoardo Patriarca), deve in proposito considerare un almeno parziale mea culpa. Come fanno certi politici cattolici a parlare delle “famiglie di fatto” come di una disgrazia nazionale, acconciandosi poi senza problemi alla leadership di chi è andato ben oltre ogni “dico” e ogni “pacs”? Di chi, dall’alto dei mezzi di comunicazione che possiede, propaganda stili e modelli di vita che nulla hanno a che fare con la dottrina (anche sociale) della Chiesa cattolica? Messi di fronte al conflitto tra “politica” e “ideale”, molti da sinistra se ne sono andati, dalla Binetti a Rutelli. Da destra nessuno. Perché? L’idea generale, secondo alcuni, è stata questa: magari ci turiamo il naso ma portiamo a casa provvedimenti vantaggiosi per la Chiesa e per la società italiana. Davvero è andata così? Davvero le chiese sono più affollate di prima? Diamo un’occhiata ai test sulla conoscenza del Vangelo, o alle statistiche sulla pratica dei sacramenti (in Piemonte, per esempio, il 60% dei ragazzi non arriva alla Cresima), e poi vediamo se quella speculazione ha dato i frutti sperati.

L’eventuale “questione morale” dei vertici si può affrontare, dunque, solo partendo dalla base. E qui davvero la Chiesa può fare molto, a livello di ricostruzione delle anime e dei comportamenti, e di un migliore coordinamento tra le une e gli altri. Mi rende ottimista la pacata intransigenza di papa Ratzinger.

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