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KOSOVO 2: UNO STATO CRIMINALE?

La classe dirigente del Kosovo indipendente è una diretta emanazione dell’Uck, il movimento armato anti-serbo e indipendentista fondato alla metà degli anni Novanta. Hashim Taci, primo ministro e leader del Partito democratico, era nel movimento il responsabile dai finanziamenti e degli approvvigionamenti di armi. Come lui, nei principali posti di governo e all’interno del Partito, siedono coloro che erano tra i capi della guerriglia.

Hashim Taci, ex guerrigliero del'Uck e attuale primo ministro del Kosovo.

Hashim Taci, ex responsabile dei finanziamenti finanziario dell'Uck e attuale primo ministro del Kosovo.

In sé e per sé questo non è strano. Succede sempre nei Paesi che hanno vissuto una “lotta di liberazione”, da Cuba all’Algeria. Nella storia del kosovo indipendente le stranezze sono altre. Nel 1997 Robert Gelbard, inviato speciale per i Balcani del presidente Bill Clinton, dichiarò che l’Uck “è senza alcun dubbio un gruppo terrorista” e fino al 1998 il Dipartimento di Stato Usa tenne l’Uck nella “lista nera” delle organizzazioni terroristiche internazionali. Poi di colpo tutto cambiò. L’Uck fu sdoganato, aiutato in ogni modo (particolarmente attivi la Cia e i servizi segreti tedeschi), la Serbia annichilita ecce. ecc.

Le ragioni di tanta benevolenza sono chiare. Agli Usa e a molti Paesi europei (Germania, Francia, Italia, Gran Bretagna) conveniva ridurre l’influenza sui Balcani da parte della Russia, influenza esercitata soprattutto attraverso la Serbia. Per quella regione passano gasdotti e oleodotti e sempre più ne passeranno in futuro. La Russia già controllava una parte importante delle riserve mondiali di greggio e di gas, lasciarle anche il controllo strategico delle rotte dei gasdotti e degli oleodotti sarebbe stato troppo. Un obiettivo strategico non solo accettabile ma anche rispettabile, almeno se osserviamo la questione da un punto di vista strettamente politico. In più, agli Usa faceva comodo insediare nei Balcani (cioè in Europa e ai confini dell’ex area di influenza sovietica) la propria potenza militare e di intelligence. Ecco così sorgere in Kosovo Camp Bondsteel, la più grande base militare americana fuori dai confini degli Usa.

Il problema è un altro. Se uno osserva con disincanto la situazione, vede che il Kosovo è forse avviato sulla strada dell’Afghanistan. Anche a Kabul il presidente Karzai non lo voleva più nessuno, eppure è diventato impossibile sbarazzarsene e tocca starlo a guardare mentre permette alla cricca che lo circonda di rubare, commerciare, trafficare con l’oppio e, in definitiva, contribuire alla rovina degli sforzi occidentali per far crescere il Paese. Di Hashim Taci tutti sanno che finanziava la guerriglia dell’Uck smerciando

Lo stemma dell'Uck ai tempi della guerriglia contro la Serbia di Slobodan Milosevic.

Lo stemma dell'Uck ai tempi della guerriglia contro la Serbia di Slobodan Milosevic.

eroina e cocaina in Europa, ricevendola dai grossisti turchi e appoggiandosi ai trafficanti albanesi, e alcuni (per esempio il magistrato svizzero Carla Del Ponte, per anni procuratore generale della Corte Internazionale di Giustizia)  addirittura lo sospettano di aver praticato anche il traffico di organi prelevati con la forza ai prigionieri serbi. Secondo la Del Ponte, i civili serbi, donne e bambini compresi, venivano rapiti, trasferiti in Albania e lì mutilati (gli organi venivano poi avviati a cliniche turche specializzate in traianti) prima di essere uccisi. anche il Consiglio d’Europa ha chiesto alle autorità albanesi e kosovare di indagare, naturalmente senza esito.

Da diversi anni, ormai, analisti della più diversa origine e impostazione sono concordi nel definire il Kosovo “uno Stato criminale”. Cioè non uno Stato tormentato dalla criminalità ma uno Stato gestito dalla criminalità organizzata. I segnali in questo senso sono molteplici, quasi quotidiani. L’ultimo, l’arresto del governatore della Banca centrale, Hashim Rexhepi, accusato di corruzione e riciclaggio. La cosa tra l’altro ci riguarda perché, secondo un rapporto Interpol, sarebbero particolarmente forti i legami con la camorra e la ‘ndrangheta.

Ma dovremmo forse anche badare ai comportamenti precedenti, quando i politici di oggi erano ancora “solo” i capi della guerriglia. Nel 1999 Fatos Klosi, capo dei servizi sergeti dell’Albania, rivelò al Sunday Times che l’Uck si appoggiava, in Albania, a una rete logistica che faceva capo ad Al Qaeda. Un rapporto che non si sarebbe interrotto nemmeno con le stragi compiute dagli islamisti l’11 settembre 2001. Secondo molti rapporti di organizzazioni indipendenti, inoltre, l’Uck si sarebbe macchiato di campagne del terrore ai danni dei serbi non meno crudeli di quelle condotte dai serbi ai danni dei kosovari. Si parla di 30 mila profughi (dati Unhcr) e di migliaia di persone assassinate o rapite.

Tutto questo non ha smosso le anime belle europee, comunque non le ha spinte a trattare Taci e gli ex dell’Uck con l’intransigenza con cui trattano, per dire, Hamas o Hezbollah. La ragione politica non mi sfugge. Resta il fatto che per difendere interessi pure importanti ci siamo messi nel cuore dell’Europa uno Stato di quel genere. Speriamo di non doverlo rimpiangere.

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