Grazie all’ottimo lavoro del ministero dell’Interno diretto dal leghista Roberto Maroni e agli oltre 300 arresti effettuati con l’operazione “Tenacia”, abbiamo scoperto che il Nord leghista è pieno di mafiosi. Gente della ‘ndrangheta, certo, organizzazione mafiosa originaria della Calabria. Gente che però collaborava con altra gente per mettere le mani sull’Expo 2015 e fare altri lucrosissimi affari sporchi. E questa seconda gente, a giudicare dalle cronache, porta cognomi molto lombardi. Forse celtici.

Il Duomo di Milano.
Come la vogliamo mettere? Certo, la Lega Nord non c’entra nulla. Anzi, uno dei suoi uomini di punta, Maroni, sta facendo molto contro la criminalità organizzata. Ma vogliamo raccontarci che la ‘ndrangheta può lucrare miliardi di euro e interagire con il sistema degli affari e della politica in Lombardia senza che alcun leghista sia mai sfiorato? Che nessun leghista riceva mai appoggio dagli “amici degli amici”, magari senza saperlo? Ancora: che nessuno di quei leghisti che dicono di “stare con la gente”, di “stare sul territorio” più di chiunque altro, se ne fosse mai accorto?
I giornali hanno riportato le dichiarazioni di Ilva Boccassini, sostituto procuratore di Milano, nelle quali dice che:
Dobbiamo davvero credere che in tutti quei bei centri lombardi nessuno sapesse nulla? Nessuno avesse rapporti con questi signori? Che nessuna azienda lombarda abbia profittato dei capitali freschi di curiosa provenienza? Che nessun politico locale, in questi comuni dominati dalla Lega, abbia mai ricevuto favori?
Tutto questo non per accusare alla cieca un’intera classe politica, quella leghista, che risulta invece mediamente meno corruttibile di altre. Ma per dire che il (presunto) secessionismo di Bossi è una fanfaluca anche per questa ragione: dalla criminalità organizzata ci si salva tutti insieme o nessuno. La famosa Padania sarebbe un’idea perfetta per cadere nelle mani rapaci e capaci della mafia, proprio come lo è stata l’autonomia della Sicilia.
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