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E ANCHE L’OPERAIO DISSE: GRAZIE, CINA

Ho recuperato un bel pezzo di Moisés Naim (scrittore, giornalista e direttore di “Foreign Policy”) pubblicato in Italia qualche giorno fa dal Sole 24 Ore. E’ il pezzo di un intellettuale libero e lo si vede dalla tesi che sostiene: meglio la Cina della Germania, meglio Hu Jintao di Angela Merkel.

Chinaeconomymilitary

Naim, naturalmente, documenta l’affermazione.  I dirigenti della Cina, spiega, hanno affrontato la crisi economica globale con intelligenza e audacia insieme. “Milioni di persone in tutto il mondo”, scrive, “conservano ancora il proprio posto di lavoro grazie alle politiche economiche della Cina”. L’economia mondiale oggi cresce del 4% l’anno e l’1% è prodotto dalla sola Cina, che così garantisce il 25% dell’intero sviluppo planetario. Più in generale, la Cina “si è comportata come un attore globale serio, responsabile e competente”. Molto più della Germania, conclude Naim, che avrebbe le forze per aiutare anche i propri vicini ma si è chiusa in una prudenza che confina con l’egoismo e la mancanza di idee.

In un passo dell’articolo, Naim si sofferma su altri aspetti della politica cinese, in particolare sull’appoggio che Pechino offre a dittatori orribili come Kin Jong Il in Corea del Nord o Omar Al Bashir in Sudan. E io trovo questo lato del problema per certi versi ancor più interessante. Perché si può affrontarlo anche con questa paradossale domanda: forse la democrazia è sopravvalutata?

L'andamento economico della Cina negli ultimi ani.

Il trend economico della Cina negli ultimi anni.

Pensiamoci un attimo senza pregiudizi. La democrazia per noi è tutto, e abbiamo visto (in Italia, in Germania, in Russia, in Spagna, in Grecia…) gli effetti dei regimi autoritari. Ma quando Putin, negli otto anni da Presidente, riuscì a far crescere il tenore di vita dei suoi concittadini del 10%  e intanto a ridurre le libertà individuali, credete che i russi piangessero tutto il giorno sui giornali uniformati e sulle elezioni indirizzate? E che cosa starà più a cuore a un miliardo e 300 milioni di cinesi? Sfamare i propri figli o far votare liberamente i coreani o i sudanesi?

D’altra parte, tenere in piedi un Paese così vasto e popoloso come la Cina è davvero una missione di secondo piano, tanto meno nobile dei nostri ideali? E se poi la Cina si rivela pure, come scrive Naim, “un attore globale serio, responsabile e competente” a cui dobbiamo molti dei nostri posti di lavoro, quale sarà il nostro giudizio sulla sua posizione nel mondo?

Giusto per non equivocare: non vorrei proprio vivere in un sistema diverso da quello nostro, liberale e democratico, il miglior equilibrio esistente tra diritti e doveri dei cittadini. Credo però che ogni tanto mettersi nelle scarpe dell’altro, e persino in quelle del nemico, possa servire a capire lui e a continuare a essere migliori di lui. Non sarò l’unico, penso, a ricordare le campagne che pochissimi anni fa qualche solone dei nostri faceva per mettere dazi alle merci cinesi, vero?

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