Dunque, come si diceva nel primo post su questo tema: bisogna assolutamente trovare 25 miliardi di euro. Quindici saranno recuperati con i tagli (blocco del salario degli statali, riduzione dei trasferimenti alle Regioni, qualche riduzione di spesa qua e là tranne che alla politica e ai partiti, e così via), e su questi si può contare. Altri dieci saranno ramazzati combattendo l’evasione fiscale, e su questo la certezza è molto minore.

Giulio Tremonti, ministro dell'Economia.
Molti hanno fatto notare a Tremonti che ridurre il deficit dello Stato salassando i cittadini e senza ridurre le aliquote fiscali vuol dire deprimere i consumi e con quelli l’economia. Lui, che è un volpone, ha ribattuto dicendo: per ridurre le tasse dobbiamo fare altri tagli. Non vorrete, proprio voi di sinistra, abbattere l’assistenza sanitaria e in generale il Welfare? La risposta giusta, secondo me, è questa: certo che no, ma bisognerebbe tagliare in parte altrove e comunque meglio. Tremonti non lo fa perché il suo è un calcolo politico prima che economico, il cui scopo è far pagare la crisi soprattutto agli italiani che non appartengono all’elettorato del centrodestra.
Diamo un’occhiata ai tagli. Tutti i cittadini pagano per la riduzione dei trasferimenti agli enti locali (con questo il Governo mette insieme il 60% dei 15 miliardi di euro da raccogliere coi tagli): se l’autobus o la metropolitana costano di più, se la mensa dell’asilo costa di più, se la raccolta immondizie costa di più, ci riguarda tutti. Poi c’è il blocco dei salari degli statali (insegnanti, poliziotti, impiegati…), che riguarda 3,5 milioni di persone. Il resto è minutaglia da trovare qua e là.
Si poteva tagliare altrove? Secondo me sì. Per dire: aboliamo tutte le province; vendiamo tutte le proprietà pubbliche che non sono essenziali al prestigio dell’Italia o al funzionamento dello Stato (fari, tenute agricole, allevamenti, palazzi e così via); rispettiamo l’esito del referendum del 1993 (abolizione del finanziamento pubblico ai partiti) ed elimiamo lo scandaloso “rimborso elettorale”, che per le sole elezioni del 2008 ci è costato più 300 milioni di euro.
Inoltre: per due anni (questo è l’arco della Manovra Tremonti) blocchiamo tutti gli acquisti di armi e le forniture militari non essenziali per la sicurezza dei soldati. Solo la commessa per i 131 caccia-bombardieri F-35 ci costa 15 miliardi di euro; abbiamo ancora da liquidare una tranche da 5 miliardi di euro per l’acquisto di 121 caccia Eurofighter; in ogni caso, abbiamo quasi 40 mila soldati professionisti più della Francia e quasi 50 mila più della Gran Bretagna. Perché risparmiare sugli asili e sui bus quando possiamo risparmiare, almeno in questa emergenza, su caccia-bombardieri che non usiamo mai?
E poi ci sono gli altri 10 miliardi di euro, quelli che dovremmo recuperare combattendo l’evasione fiscale. Con i tre scudi varati dai suoi ministeri, Tremonti ha già messo al riparo una bella quota di evasori. Ce ne sono altri? Possibile? Curiosità a parte, è chiara una cosa: l’evasione di cui si parla non è quella del capitale all’estero ma quella “organica”, quotidiana, “produttiva”, quella insomma che Berlusconi ha spesso esaltato come una forma di autodifesa civile da un fisco troppo (questo è vero) rapace. Se vorrà incidere qui, Tremonti dovrà darsi da fare con le partite Iva, alle quali sono attribuiti ben 30 miliardi di euro di evasione l’anno.
Io penso che non lo farà, perché questo è il nocciolo duro dell’elettorato di centrodestra. Mi cospargerò il capo di cenere se verrà dimostrato il contrario. Anzi: diamo per scontato che i 10 miliardi salteranno fuori. Però mi domando: perché i tagli non sono stati fatti nei settori che ho elencato (o magari anche lì) e i 10 miliardi strappati agli evasori non vengono spesi per finanziare la riduzione delle tasse? La risposta che mi viene è quella che dicevo: qui si tratta di far pagare la crisi ad alcuni rispettando gli interessi di altri, cioè di quelli che votano centrodestra.
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