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AFGHANISTAN, SI MUORE E SI CHIACCHIERA

La morte in un incidente presso Shindand del caporal maggiore scelto Francesco Saverio Positano, 29 anni, e le grottesche dimissioni del generale Stanley McChrystal, 56 anni, comandante in capo delle forze armate Usa in Afghanistan, hanno poco in comune ma trasmettono un identico messaggio: gli anni passano ma le difficoltà, laggiù, non diminuiscono.

Il presidente Obama a colloquio con il generale McChrystal.

Il presidente Barack Obama a colloquio con il generale Stanley McChrystal.

Lo dimostra con crudele efficacia la conta dei caduti. Positano, arruolato dal 1998, un veterano delle missioni internazionali (ne aveva già compiute sette), serviva nel 32° reggimento genio guastatori della Brigata alpina Taurinense. Con lui sono saliti a 74 i soldati stranieri morti in

Il caporal maggiore Positano.

Il caporal maggiore Positano.

Afghanistan nel solo mese di giugno. Dalla partenza della missione internazionale, nel dicembre 2001, sono 1.862 i soldati caduti. E fare il confronto con i mesi più sanguinosi di questi nove anni, cioè con il luglio 2009 (76 vittime) e con l’agosto 2009 (77) aiuta a capire in fretta che da questo punto di vista poco è cambiato.

La stessa cosa vale per le dimissioni del generale McChrystal, colpevole di aver rilasciato al mensile Rolling Stone un’intervista in cui il presidente Obama e i suoi più stretti collaboratori (tranne Hillary Clinton, segretario di Stato) escono a dir poco ridicolizzati. In Italia ne sono circolate diverse sintesi, ma solo la lettura della versione originale sul sito del mensile, parolacce comprese, fa capire perché Obama l’abbia ritenuta di così grave danno al proprio prestigio politico e allo svolgimento della missione in Afghanistan.

Dobbiamo anche ricordare una cosa. Per insediare McChrystal al comando, Obama aveva fatto una cosa rarissima, destituendo a guerra in corso il suo predecessore, David McKiernan. Era successo un’altra volta solo cinquant’anni prima, quando il presidente Harry Truman aveva cacciato dal comando il generale MacArthur in piena guerra di Corea.

Difficile credere che un militare di carriera come McChrystal, esperto nei trabocchetti della politica, si sia fatto ingannare da un giornale che ha fama (meritata) di non fare sconti a nessuno, per di più dopo aver passato ben dieci giorni in compagnia del giornalista Michael Hastings. Impossibile pensare che l’uomo che ha comandato per anni le Forze Speciali dell’esercito, guidandole nelle missione più segrete e più “sporche”, sia diventato di colpo sventato e chiacchierone.

L’incidente McChrystal-Obama testimonia, inevitabilmente, di uno scollamento, forse persino di una sfiducia reciproca tra i vertici politici e quelli militari degli Usa, almeno per quanto concerne l’Afghanistan. Mentrwe la campagna si fa sempre più sanguinosa e incerta, occorrerebbe esattamente il contrario. Almeno per due ragioni. La prima è che in Afghanistan, soprattutto dal punto di vista militare, se gli Usa starnutiscono anche tutti gli altri prendono il raffreddore. La seconda è che a Kabul e dintorni si gioca ua partita che è militare ma anche politica, e spesso è difficile decidere dove fiisca un aspetto e dove cominci l’altro. Che non lo capisca nemmeno uno scafato e navigato come McChrystal autorizza un certo pessimismo.

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