Quando avrà finito di azzoppare la magistratura e la stampa e affossare la Rai, il Cavaliere farà passare con la solita fiducia (o credete che vorrà discutere 2.500 emendamenti, metà dei quali dei suoi parlamentari?) la Manovra Tremonti. Di cui si sanno per certe solo due cose: 15 miliardi di euro saranno recuperati con tagli alla spesa, altri 10 dovranno essere trovati con la lotta all’evasione fiscale. Tra i possibili effetti, uno è sicuro: contribuirà a deprimere di un altro po’ il tenore di vita degli italiani.

Giulio Tremonti, ministro dell'Economia.
Il perché è chiaro: i tagli agli enti locali costringerano Regioni, Province e Comuni a tagliare i servizi e/o a chiedere più soldi ai cittadini; il recupero dell’evasione, se avverrà, toglierà alle famiglie una riserva importante, il vero “tesoretto” (come le statistiche dimostrano) che ha tenuto a galla l’Italia in questi anni di crisi economica. L’effetto deprimente lo prevedono tutti. Al recente convegno dei Giovani Imprenditori di Confindustria è stata presentata una ricerca realizzata dalla Demos&PI di Ilvio Diamanti, da cui emerge che la maggiore preoccupazione degli imprenditori per il 2010 è il calo della domanda (42,1%, era il 16,1% l’anno scorso), seguita dal ritardo nei pagamenti (26,2%, era il 37%) e dal blocco delle linee di credito (15,5%, era il 19,9%). Anche la Banca d’Italia, che pure ha giudicato necessaria la Manovra, stima che essa produrrà una contrazione del Prodotto interno lordo di circa mezzo punto (pari a 7-8 miliardi di euro).
Ridurre in qualche modo il deficit pubblico è inevitabile. Manovre simili sono in atto anche in Germania, Francia, Spagna, Gran Bretagna, per non parlare della Grecia, quindi… Il problema è questo: Giulio Tremonti è stato il super-ministro dell’Economia in tutti i Governi Berlusconi, il che vuol dire per otto degli ultimi dieci anni. Qualche responsabilità se la vorrà prendere o no? Io provo qui ad analizzare l’impostazione della manovra (1) e poi a decifrarne l’impostazione politica (2), che secondo me nasconde più un’operazione elettorale che finanziaria.
Il primo dato di fatto è che il liberale Berlusconi, con la sua attività di Governo, ha portato gli italiani ad avere i salari più bassi del mondo sviluppato (vedi statistiche Ocse) e le tasse più alte d’Europa: 5 punti in più della media per i redditi da lavoro e 6 punti in più per i redditi da lavoro più bassi e per i profitti delle imprese. La favola del “non metteremo le mani nelle tasche degli italiani” va bene solo per i gonzi: ridurre i servizi e lasciare immutate le tariffe (o addirittura alzarle, dalle poste ai trasporti pubblici) è come aumentare le tasse.
Ora, si può credere a un ministro come Tremonti che in otto anni di Governo ha varato tre “scudi” fiscali, di fatto un grande regalo ai grandi evasori e ai capitali della criminalità organizzata, quando di colpo scopre che l’evasione fiscale generalizzata è un dramma per l’Italia? Si può credere alla nuova battaglia di chi fino a qualche mese fa esaltava i risultati dell’ultimo condono?
La domanda non è retorica ma assai concreta. Gli scudi di Tremonti erano giustificati con due obiettivi: far emergere il “sommerso”, azzerando le situazioni dolose, e iniettare denaro fresco nel circuito economico. Con l’ultimo condono, a sentire le fonti ufficiali, sarebbero tornati in Italia, belli pronti per essere investiti qui, addirittura 100 miliardi di euro. Quella somma equivale, in teoria, a circa 7 punti di Pil e a quattro volte quanto il Governo cerca ora di mettere insieme per riportare sotto controllo il deficit. Se quei 100 miliardi fossero davvero finiti in un circuito virtuoso, ora non saremmo così in brache di tela.
In più: tutti i Governi che si sono avvicendati al potere nell’ultimo decennio hanno fatto incrementare la spesa pubblica. Il Governo Amato nel 2002 la fece crescere dell’8,3%, quello Prodi nel 2008 del 3,61%. Ma il record del decennio tocca proprio a Berlusconi, con il più 9,09% del 2003. Per farla breve: negli anni di Governo del centrosinistra, l’incremento della spesa pubblica è stato dell’1,79% in media l’anno; in quelli del centrodestra del 3,71%. In sostanza, tutti i Governi cercano di “comprare” il consenso con la spesa. Avendo governato di più, il centrodestra lo ha fatto di più, e più pesantemente.
Se uno mette insieme la tendenza a sfondare i bilanci e quella a condonare l’evasione, che hanno caratterizzato tutti i Governi Berlusconi-Tremonti, riesce difficile credere non solo che questo duo voglia davvero risanare i conti, ma che sia capace di farlo. La mia idea è che sarebbero pure capaci ma che vogliano farlo solo a spese dell’elettorato altrui, continuando a privilegiare il proprio a spese dello Stato. Proverò a dirlo nel prossimo post.
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