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ISRAELE, GAZA E I PACIFISTI. INSOSTENIBILE?

Una domanda: se la situazione della Striscia di Gaza è davvero “insostenibile”, come hanno detto, tra gli altri, alla lettera Barack Obama, presidente degli Usa, e con concetti analoghi altissimi esponenti del Vaticano, quella delle navi dei pacifisti (con virgolette o senza) può essere considerata una mera provocazione ai danni dello Stato di Israele?

 

Io butto lì la domanda ma una risposta precisa non penso di averla. Nella Striscia vivono 1 milione e 400 mila persone che dal 2007 sono assediate per terra, cielo e mare dalle forze armate di Israele. La ragione è nota: il Governo di Hamas, cioè di una nota organizzazione politica e terroristica che ancor oggi non accetta l’esistenza dello Stato ebraico, progetta (almeno così dicono i suoi manifesti politici) di distruggerlo e fino al recentissimo passato ha sponsorizzato il terrorismo sotto diverse forme.

Ma il blocco della Striscia contro chi libera i propri effetti? Contro Hamas? Non si direbbe: Hamas la controlla tanto quanto prima, compresi i traffici commerciali attraverso il confine con l’Egitto; nessuno, nella Striscia, è in grado di mettere minimamente in discussione il suo potere, mentre Hamas ha perso influenza in Cisgiordania, grazie soprattutto all’opera illuminata del primo ministro moderato Salam Fayyad; armi e missili continuano a entrare nella Striscia, per essere poi lanciati verso Israele; persino le operazioni militari in grande stile degli israeliani non sono finora riuscite a mettere realmente in crisi Hamas.

Quindi è del tutto logico dire che, se il blocco di Gaza era mirato a ridimensionare Hamas, l’operazione è fallita. D’altra parte, gli embargo non hanno cacciato il comunismo da Cuba e nemmeno Saddam dall’Iraq, e non faranno crollare gli ayatollah di Teheran. Proprio come quelli di Cuba e dell’Iraq, però, anche il blocco di Gaza qualcuno colpisce: la popolazione civile. Non crederete che i mammozzoni di Hamas abbiano campato peggio del solito, dal 2007 a oggi? Sono tutti gli altri a stare male, in un posto dove entrano solo 100 generi diversi di merci e dove quando scoppia la guerra muoiono migliaia di civili

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2 Responses to ISRAELE, GAZA E I PACIFISTI. INSOSTENIBILE?

  1. fabio cangiotti

    12 June 2010 at 14:50

    Caro Fulvio, io dubito molto che la popolazione di Gaza sia ridotta allo stremo, stia morendo di fame, come ha scritto Paola Caridi su Famiglia Cristiana. L’inviato del Corriere Lorenzo Cremonesi testimonia all’opposto, se bisogna credergli, di mercati ricchi di generi alimentari e perfino di passaggio di automobili orientali “nuove di pacca”. I flussi di merce probabilmente sono fiorentissimi attraverso l’Egitto, il quale ufficialmente pratica un suo blocco giustificabile col timore dell’attecchimento o rafforzamento dell’islamismo nel suo territorio, che ovviamente Mubarak teme non meno di Israele. Comunque non si capisce (o forse sì) perché mai non si possano far passare i generi di prima necessità attraverso il valico di Rafah in modo controllato e legale, impedendo il passaggio di armi, e perché i “pacifisti” facciano pressioni solo su Israele, non sull’Egitto, tantomeno su Hamas (è la solita storia, più i regimi sono orrendi, più i pacifisti li amano). Sui mancati effetti dell’embargo, posso in teoria concordare. Bisogna però chiedersi cosa succederebbe invece se vi fosse libertà di traffici tra Gaza e l’esterno; considerando che le chiavi della cassaforte sono in mano ad Hamas, ciò aggiungerebbe prestigio e potere agli islamisti.
    Il vero problema mi sembra la mancanza di libertà di movimento dei palestinesi di Gaza, ma siamo sempre lì: come pensare che questo non derivi dalla possibilità della barbarie dei suicidi terroristi, cui molti sono “educati” fin da bambini?
    Bisogna quindi ben calcolare se e come l’umanitarismo invocato da Obama e da alti esponenti del Vaticano possa ulteriormente ingrassare Hamas e quindi dare ulteriori possibilità all’odio per Israele di manifestarsi, considerando che non si sentono mai richiedere contropartite politiche ad Hamas, e questo mi sembra un errore imperdonabile.

  2. Fulvio Scaglione

    12 June 2010 at 20:49

    Caro Fabio,
    anch’io, quando sono stato a Gaza, non ho avuto l’impressione che la gente stesse morendo di fame. Però, sempre per stare agli esempi di colleghi che citi tu, ho trovato gli ospedali pieni di feriti (e ho pubblicato le foto su Famiglia Cristiana), mentre Cremonesi sul Corriere aveva scritto che gli ospedali erano vuoti. Il problema è che qui ognuno piglia della situazione solo l’aspetto che gli fa comodo. Il fatto che la gente non muoia di fame non esclude che ci siano vecchi e bambini che ci lasciano le penne per mancanza di medicine o di attrezzature sanitarie, proprio come successe per anni nell’Iraq di Saddam Hussein. E senza incidere sul potere di Hamas. Diciamo pure che questa è un’organizzazione di terroristi da schiacciare con ogni mezzo: ma se il terrorismo non lo schiacci e intanto fai del male alla gente, trovi proprio illecito parlare di rappresaglia?
    Quanto al resto, sono d’accordo con te che una risposta facile e non rischiosa non c’è. D’altra parte, da quando ci sono risposte facili ai problemi difficili? Ma anche continuare a dire “non si può non si può” a qualunque cosa è anche questo un modo facile, troppo facile, di rispondere. Di certo non invoglia le nuove generazioni di palestinesi ad accettare Israele, mi pare.
    In ogni caso, e parlando molto più in generale, io non riesco più ad accettare che una bomba in Europa sia un dramma inspiegabile e una bomba a Gaza sia una cosa normale. E mi pare che a furia di ripeterci che noi siamo quelli democratici (vero) stiamo pian piano accettando eventi sempre più orribili. Come gli infiniti morti civili delle nostre varie guerre nobili. O come quell’altro che è andato in Israele a definire “eroi” dei soldati che hanno ammazzato dieci persone disarmate (lo so, c’è la foto col coltello: dev’essere stato tremendo per l’esercito di Israele affrontare un coltello…) in un’operazione militare che, da ogni punto di vista, è stato un disastro di dilettantismo.
    Comunque, come sai, per me la cosa importante è non digerire supinamente dei fatti tremendi. Poi, so benissimo che la soluzione non è tanto facile.
    Ciao, a presto

    Fulvio

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