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GAZA, UN’ALTRA INUTILE STRAGE

Anche se ridimensionato a 10 morti e 30 feriti, il bilancio dell’incursione israeliana contro la flottiglia organizzata dal movimento Free Gaza, che cercava di rompere via mare il blocco intorno alla Striscia, resta spaventoso. Saranno anche stati pacifisti con le virgolette e provocatori, ma considerare “normale” una strage di civili da parte di uno degli eserciti più potenti e organizzati del mondo non è in alcun modo possibile.

La nave turca della Freedom Flotilla attaccata dai commando di Israele al largo di Gaza.

La nave turca della Freedom Flotilla attaccata dai commando di Israele al largo di Gaza.

E’ da tempo, peraltro, che il tasto militare viene battuto con ossessiva frequenza. In poche ore, il Governo di Israele ha organizzato massicce manovre militari al Nord, al confine col Libano; ha fatto bombardare il confine tra la Striscia di Gaza e l’Egitto; ha dato l’assalto alla flottiglia pacifista. E’ il bilancio di uno Stato che si sente sull’orlo della distruzione, non dell’Israele reale che, non dimentichiamolo, ha un arsenale atomico fuori da qualunque verifica internazionale, un servizio segreto di leggendaria potenza e abilità, un esercito modernissimo (finanziato per il 20% da fondi Usa) di gran lunga superiore a tutti quelli del resto del Medio Oriente messi insieme, un know how tecnologico da fare invidia, una solidità politica e finanziaria di tutto rispetto.

Da molto, troppo tempo, le azioni militari di Israele vanno perdendo di efficacia (non hanno indebolito Hezbollah nella guerra del Libano del 2006, non hanno liquidato Hamas nella guerra di Gaza del 2008) e acquistando in brutalità. Come se lo sfoggio della forza pura fosse uno degli scopi, e non più una delle conseguenze. Per non parlare della miopia politica: la Cisgiordania di Abu Mazen è in piena risalita economica e Ismail Hanyeh, il premier che governa Gaza per conto di Hamas,  perdeva ogni giorno in credibilità e visibilità. Ne ha recuperata molta adesso, grazie alla strage israeliana, chiedendo ad Abu Mazen di ritirarsi immediatamente dai negoziati (proximity talks) con Israele, faticosamente avviati dagli Usa nelle ultime settimane per provare a rianimare il processo di pace in Medio Oriente.

Israele ha tuttora tanti nemici. Non potenti, però, quanto vuole farci credere. Se avessimo dato retto alla propaganda, l’Iran sarebbe stato bombardato anni fa, in nome della bomba atomica già pronta. Sappiamo che non era così, e sappiamo che un attacco militare contro l’Iran potrebbe accendere il Medio Oriente e forse non solo quello. Israele può chiederci di essere suoi fedeli amici, e non faticherà a ottenerlo. Non può chiedere, però, di firmargli una cambiale in bianco né di giustificare qualunque sua azione. Tra essere una vittima e fare la vittima c’è una differenza, che non può essere cancellata per simpatia.

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One Response to GAZA, UN’ALTRA INUTILE STRAGE

  1. fabio cangiotti

    1 June 2010 at 17:13

    Caro Fulvio, sostanzialmente concordo, e penso che questo grave errore nel condurre una operazione che doveva essere di polizia, produrrà come al solito un disastro diplomatico per Israele, che evidentemente non può permettersi cose ad altri stati consentite, o tollerate. Dubito solo dell’ultima parte del tuo articolo, non quanto alla potenza militare dei nemici di Israele, quanto alla profondità e alla estensione dell’odio prodotto nel mondo, non solo islamico. La psiche è un’arma più potente dell’atomica (lo scrisse Jung, mi pare); milioni di musulmani si infiammano alle parole del dittatore iraniano, tu credi che questo possa restare senza conseguenze? E l’Iran non è un piccolo stato, gode inoltre di protezioni ed alleanze di non poco conto e di molta convenienza per chi le pratica.
    Quanto all’occidente, inutile ricordare le viltà e le dimenticanze di tanti.
    C’è solo l’America come alleato fedele, e si sentono già oggi alla radio continue richieste (perfino da preti) perché questa abbandoni Israele al suo destino. Non sono sicuro che siano cose da prendere sottogamba, men che meno lo fa Israele per comprensibili motivi, che però possono far deragliare dal sangue freddo, come purtroppo si è visto anche in questa circostanza.
    Ciao e grazie per aver pubblicato l’appello “Con israele, con la ragione”.

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