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MERKEL, BROWN… E SILVIO NON PERDE MAI

Sarkozy in Francia, Brown in Gran Bretagna e la Merkel in Germania. Ecco tre leader che hanno pagato caro il prezzo politico della crisi economica. Zapatero per ora si salva solo perché in Spagna non ci sono tornate elettorali. L’unico che, crisi o non crisi, non perde mai è Silvio Berlusconi.

Silvio Berlusconi.

Silvio Berlusconi.

Sarkozy ha preso una batosta tale, alle elezioni regionali, da sentirsi costretto a fare marcia indietro su molte delle sue iniziative, dopo aver visto rinascere un Partito socialista che sembrava liquidato. Brown ha perso il posto e ha consegnato il suo Paese, dopo 18 anni di potere conservatore (Thatcher più Major) e 13 di potere laburista (Blair più Brown, appunto) alle incognite del Governo di coalizione. La Merkel ha perso la maggioranza in uno dei due rami del Parlamento (il Bundesrat, formato da 68 rappresentanti delle regioni) e come prima mossa ha dovuto abbandonare ogni piano di riduzione dell’imposizione fiscale, mica noccioline.

Il nostro Cavaliere, in piena crisi economica e con la disoccupazione ai massimi dell’ultimo decennio, ha portato a casa un bel po’ di regioni e di comuni. Certo, si dice che in Italia il centrosinistra è una larva di scarsa iniziativa. E i socialisti in Francia, allora? E i verdi e i socialdemocratici tedeschi? Nemmeno loro facevano stravedere. O forse Berlusconi ha governato così bene da eclissare le performance dei vari Sarkozy, Brown e Merkel? Sono scettico anche su questo.

Credo che il punto sia un altro. Credo, cioè, che la strepitosa resistenza del carisma del Cavaliere abbia il suo nocciolo duro (a parte, quindi, il conflitto d’interessi, le leggi ad personam, le televisioni e via dicendo) nella “qualità” del patto che ha siglato con gli italiani. Arrivo fin qui e mi fermo. Perché se dovessi elencare i paragrafi di quel patto sarei in difficoltà. Non le riforme, che infatti Berlusconi non fa. Non l’efficienza del sistema Paese, che mi pare più o meno sempre quella. Non l’equità sociale. Un po’ più di “legge e ordine”, forse.

Sotto sotto, ammetto che la la mia sensazione è questa. Crollate le ideologie (il comunismo, certo, ma anche i valori cattolici poiché non a caso si parla di “scristianizzazione”; e poi anche i valori della destra, che mi paiono stemperati in mille rivoli di cui anche la Lega Nord beneficia), agli italiani è passata la voglia di essere governati. Vogliono piuttosto essere amministrati, e sentirsi liberi di scegliere i propri valori “alla carta” e non più sulla base del menù a prezzo fisso definito da un’ideologia.

Berlusconi, in effetti, è un amministratore (delegato) ideale e comunque forte di un carisma industriale che in Italia, dopo la morte di Gianni Agnelli, non ha uguali. In ogni caso, per capire come mai tutti perdono e lui no, bisogna cambiare abitudini. In nItalia tutti studiano Berlusconi sperando di capire gli italiani mentre bisognerebbe studiare gli italiani per provare a capire il fenomeno Berlusconi.

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