Per natura, formazione e congenita ingenuità, ho sempre fatto fatica a credere ai complotti. Men che meno a quelli internazionali, con Stati, organismi, gruppi e individui che conducono azioni coordinate per il raggiungimento di un unico scopo. Devo però ammettere che anch’io trovo qualcosa di sospetto nell’accanimento con cui si cerca di volgere il già umiliante “scandalo pedofilia” in un atto d’accusa versa la Chiesa intera e lo stesso Papa.

Papa Benedetto XVI.
Che nel gestire la vicenda ci siano stati fin troppi scivoloni comunicativi lo hanno già fatto notare osservatori assai più qualificati di me, come John Allen, vaticanista della Cnn e del National Catholic Reporter, e Vittorio Messori sulla prima pagina del Corriere della Sera del giorno di Pasqua, quindi possiamo chiuderla lì. Quello che non torna è l’accanimento che da certe tribune spira nei confronti di Benedetto XVI, e più in generale lo scetticismo con cui molti giudicano la sua azione sullo “scandalo preti pedofili”. E non torna perché è chiaro che se c’è un coraggioso, in questa storia di per sé umiliante, è proprio lui, papa Ratzinger.
Proviamo a mettere in fila qualche fatto.

Christine Bergmann.
indipendente per l’indagine degli abusi sessuali e, soprattutto, per i contatti con le vittime e le loro famiglie. La Bergmann ha 70 anni, è socialdemocratica, è stata sindaco di Berlino e ministro per la Famiglia nel Governo Schroeder, ha 7 figli. Non pare il tipo malleabile, quello che si fa impressionare da un vescovo o da un cardinale.
Tutto questo non serve per negare il problema, drammatico nella sostanza e nelle dimensioni, e meno ancora per sminuire le sofferenze delle tante, troppe vittime. Non sarebbe la prima volta, però, in cui il Vaticano da “vittima” viene fatto passare per “carnefice”. Per dirla altrimenti: Ratzinger è quello che sta cercando di guarire la piaga della pedofilia mentre c’è

Don Leonardo Zega.
chi lo dipinge come un complice o un debole. E’ possibile che questo Papa un po’ particolare, il teologo chiamato a farsi anche uomo di governo (della Chiesa), lo studioso capace di intuizioni contro corrente sull’economia e sulla società, dia fastidio a qualcuno? Chissà. Intanto vorrei ricordare un episodio. Nel 1997, don Leonardo Zega, direttore di Famiglia Cristiana, in occasione di alcuni episodi di cronaca nera a sfondo famigliare, fece al giornale una copertina con il titolo “Maledetti pedofili”. Accanto al titolo, la durissima citazione del Vangelo di Matteo: “Chi scandalizza anche uno solo di questi piccoli che credono in me, sarebbe meglio per lui gli fosse appesa al collo una macina e fosse gettato negli abissi del mare”. Seguirono un sacco di polemiche, quasi tutte tese a dimostrare che don Zega era esagerato e impulsivo. Guarda caso, alcuni dei “moderati” di allora sono i “rigoristi” di adesso.
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