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IL CAUCASO COLPISCE. PER CONTO DI CHI?

I ceceni? Mah… L’emiro del Caucaso? Ma va là! Non era stato difficile, nelle prime ore dopo il doppio attentato nella metropolitana di Mosca, puntare il dito contro la regione più turbolenta della Federazione russa. I precedenti (dai palazzi saltati in aria nel 1999 al teatro Dubrovka nel 2002 alla scuola di Beslan nel 2004), lo stile (le due donne kamikaze), l’evidente intento dimostrativo di un attacco che ha colpito il cuore della capitale, parlano chiaro. Ma per dire che cosa?

I primi soccorsi dopo gli attentati nella metropolitana di Mosca.

I primi soccorsi dopo gli attentati nella metropolitana di Mosca.

Serve una premessa. Difendere Mosca dai terroristi è un’impresa impossibile. Vivono nella capitale più di 10 milioni di persone, 14 milioni se consideriamo l’area metropolitana. Un altro milioncino, con ogni

Vladimir Putin.

Vladimir Putin.

probabilità, ci vive senza essere registrato o censito. Il tutto diviso in 150 etnie, che rendono complicità e mascherature molto molto facili. In buona sostanza, un’organizzazione terroristica un minimo strutturata può colpire, anche qui, con relativa facilità. Bisogna quindi chiedersi non perché abbiano colpito Mosca ma perché l’abbiano colpita proprio ora. Per dire, poche settimane dopo l’attentato al treno tra San Pietroburgo e Mosca (26 morti) e dopo un’elezione regionale assai deludente per il partito Russia Unita e per Vladimir Putin che lo dirige.

Da questo punto di vista, il Caucaso e le sue trame potrebbero essere il serbatoio della manovalanza del terrore che la motivazione della strage. Nessun emirato è possibile da quelle parti. E Mosca non cederà mai altro “spazio”, dopo aver subito l’intrusione americana in Georgia e in Azerbaigian, Paesi collegati dall’oleodotto BTC (Baku-Tbilisi-Ceyhan in Turchia) che fu inaugurato nel 2006 da Condoleezza Rice. Non mollerà la Cecenia (abbiamo visto quale prezzo sia disposta a pagare e a far pagare), non farà sconti alla Georgia (vedi guerra del 2008), ha ignorato l’Azerbaigian perché aveva un legame strategico con l’Iran che affaccia sullo stesso Mar Caspio, e fa ottimi affari con la Turchia.

Teatro Dubrovka, Mosca: la scena dopo il blitz delle forze speciali russe.

Teatro Dubrovka, Mosca: così si presentava la scena dopo il blitz effettuato dalle forze speciali russe.

Se è così, le vere ragioni dell’attentato di Mosca vanno cercate non nel Caucaso ma in Russia. Anzi: nella politica della Russia. La crisi economica del 2008-2009 ha mostrato che gli otto anni della presidenza Putin hanno portato a una certa stabilità economica (con due corollari: centralizzazione e compressione delle libertà individuali) ma non a una vera riforma del sistema. Aggiungendo a questo la fine della comoda rendita basata sull’alto prezzo del petrolio (nel 2007 le entrate del solo petrolio hanno costituito quasi il 10% del Prodotto interno lordo), si capisce bene come la Russia abbia dovuto ridimensionare le proprie ambizioni. il che ha voluto dire, anche, riavvicinarsi agli Usa, anch’essi in crisi di potere e d’identità.

A chi può stare sul gozzo questa rinascita del rapporto Usa-Russia? A non pochi. Ecco un primo elenco:

  • l’Iran: subito dopo l’accordo raggiunto con Obama sulla riduzione dell’arsenale atomico, il presidente russo Medvedev per due volte si è detto disponibile a valutare sanzioni economiche contro Teheran e gli ayatollah che inseguono il sogno nucleare. Un cambio di rotta radicale rispetto agli ultimi anni.
  • la Cina: Pechino ha un legame strategico con l’Iran, con cui ha firmato contratti a lunga scadenza per la fornitura di petrolio. Lo sviluppo economico della Cina ha bisogno di essere nutrito con continuità, un conflitto contro l’Iran guidato dagli Usa e non ostacolato dalla Russia (Paese decisivo per la tecnologia atomica dell’Iran) creerebbe a Pechino difficoltà non da poco.
  • i Paesi del Golfo: la Russia è il secondo esportatore mondiale di petrolio ma non ha mai aderito all’Opec. Se gli Usa, domani, godessero di una prelazione sui pozzi dell’Iraq e di un più facile accesso alle forniture russe, che cosa accadrebbe all’economia degli emirati?

E’ uno scontro di interessi colossali al cui confronto l’impresa di arruolare qualche kamikaze e farlo arrivare a Mosca è, più o meno, uno scherzo.

  • La cronologia dei più terribili attentati a Mosca
  • settembre 1999: due esplosioni, a pochi giorni una dall’altra, distruggono due condomini nella periferia di Mosca. Simile scenario a Volgodonsk. Oltre 200 morti solo a Mosca.
  • agosto 2000: a Mosca una bomba nel sottopassaggio sotto piazza Pushkin causa 11 morti
  • ottobre 2002: a Mosca, 129 morti tra gli ostaggi del teatro Dubrovak, quasi tutti uccisi dai gas utilizzati nel blitz che porta all’eliminazione dei 41 membri di un commando ceceno. Nel gruppo ci sono molte donne-kamikaze.
  • luglio 2003: due donne si fanno esplodere a Tushino (periferia di Mosca) nella folla accorsa per un concerto rock. Quindici morti.
  • dicembre 2003: una kamikaze si fa saltare presso la Piazza Rossa, uccidendo 5 persone.
  • febbraio 2004: un’esplosione in un treno della metropolitana fa 41 morti e 250 feriti.
  • agosto 2004: attentato suicida alla stazione della metropolitana Rizhkaya, nel centro di Mosca: 10 morti.
  • agosto 2006: attentato in un mercato a Mosca: 10 morti. Gli attentatori sono di un gruppo xenofobo di estrema destra.
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