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GLI ITALIANI, RISPARMIOSI COME SEMPRE

Da almeno 2.600 anni, da quando cioè Esopo scrisse il suo famoso apologo, persone e popoli vengono divise tra “formiche” e “cicale”. L’Italia è per tradizione una formica, anzi, una formicona. La notizia è che quest’attitudine alla prudenza, che secondo gli economisti ci ha risparmiato guai peggiori nella crisi economica mondiale, ha resistito anche nell’ultimo, durissimo periodo.

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La conferma è arrivata da un convegno organizzato a Milano con un convegno organizzato dalla Banca di Credito Cooperativoe da Aureo Gestioni, in particolare attraverso una ricerca dell’Ispo del professor Renato Mannheimer, intitolata “Il risparmio un buon progetto”. Il 93% degli italiani, ha detto la rilevazione, dichiara di risparmiare o almeno di cercare di farlo. Con quattro obiettivi, che corrispondono a quattro fasce della popolazione e a quattro atteggiamenti: il 58,9% risparmia avendo in mente progetti di lungo periodo, proiettati sul futuro, come un’integrazione della pensione o un aiuto alla vita dei figli; il 18% risparmia invece per far meglio fronte alle necessità quotidiane; il 13% risparmia per tutelarsi dagli imprevisti della vita, in particolare quelli che riguardano la salute; il 10% assomma altre e diverse motivazioni.

E ancora: le donne sono in generale più prudenti e risparmiatrici, anche se proiettano questo atteggiamento soprattutto sulle esigenze della vita di ogni giorno, mentre gli uomini risparmiano avendo in mente soprattutto gli eventuali bisogni di figli e familiari. In tutti gli italiani, comunque, il risparmio somiglia a un’ assicurazione contro gli imprevisti e non è visto come un ulteriore accumulo di denaro destinato a essere reinvestito e quindi moltiplicato.

Formiche e cicale, si diceva. L’Italia è sì formica ma anche tenace e costante. Chi vuole può esplorare l’enorme banca dati di Eurostat (l’istituto statistico dell’Unione Europea) per scoprire che la savings2 nostra atavica prudenza non è mai venuta meno. Per restare a tempi recenti: nel 1999 la famiglia media italiana metteva da parte il 15,8% del proprio reddito lordo; la stessa famiglia, nel 2007, accantonava ancora il 15% del reddito. Non siamo gli unici, in Europa. Risparmiano bene anche i tedeschi (16,2% nel 2007), gli sloveni (16,1%) e i francesi (15,3%), non male i belgi (12,5%). Altrove sono sulla nostra sponda risparmiosa i giapponesi.

Terribilmente cicale sono le nazioni anglosassoni, da cui, non a caso, è partita l’onda finanziaria che ha sconvolto l’economia. Prime fra tutte Usa, Irlanda, Gran Bretagna (poi anche Australia, Olanda e Danimarca) e, eccezione latina, la Spagna.  A metà 2009 ogni cittadino Usa aveva in media un debito di 31.600 euro. Nello stesso periodo, secondo la Bce (Banca centrale europea), la somma dei prestiti erogati dalle banche alle famiglie inglesi era pari a 23.300 euro per persona, in Spagna a 19.200 euro, in Irlanda a 32.800; in Italia a soli 8 mila euro. Ancora oggi, le famiglie americane e irlandesi sono indebitate quattro volte più di quelle italiane, le famiglie inglesi e spagnole tre volte di più.

Val la pena, per restare in Europa, di notare un fatto. Gli ex Paesi dell’Est, ch’erano tutto sommato virtuosi, si sono fatti assai più allegri col passare del tempo. Nel 1999 una famiglia della Repubblica Ceca metteva da parte l’8,5% del suo reddito lordo, nel 2007 solo il 4,9%. In Polonia, nello stesso periodo, si è passati dal 12,9% al 6,6%. In Slovacchia dall’11,2% al 6,5%. In Estonia addirittura da un risparmio medio del 9,2% a un indebitamento medio pari allo 0,7% del reddito. E’ il mercato, bellezza! Noi ci siamo dentro da un po’, loro stanno ancora imparando.

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