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Titoli dei giornali di metà novembre 2009: “Usa e Cina, intesa globale”. Titoli degli stessi giornali oggi: “Usa e Cina, toni da guerra fredda”. Non è un abbaglio e nemmeno un difetto dei media italiani, perfettamente allineati a quelli di tutto il resto del mondo. Sono, invece, le capriole della politica internazionale, peraltro assai meno volubile e irrazionale di quanto sembri.

Quando la rivalità tra Usa e Cina era solo sportiva: tifosi all'incontro di basket tra le due nazionali durante i Giochi olimpici di Pechino 2008.
Il decennio appena concluso era segnato dalla corsa al rialzo del prezzo del petrolio, arrivato nel 2008 alla soglia fatidica dei 150 dollari a barile. Di conseguenza, le grandi nazioni si accapigliavano per il controllo delle risorse (i giacimenti di gas e petrolio) e delle rotte lungo cui tali risorse venivano canalizzate verso le economie dei Paesi industrializzati. In quel quadro, Usa e Russia non potevano che litigare, perché gli cercavano petrolio e gas sicuri e a basso prezzo mentre alla seconda conveniva una situazione di prezzi alti e incertezza dei mercati. In quel contenzioso, la mossa più dura non fu la guerra in Iraq ma la costruzione dell’oleodotto BTC (dall’Azerbaigian alla Turchia via Baku-Tbilisi-Ceyhan) inaugurato da Condoleezza Rice nel 2006.
E’ inevitabile, dunque, che questo decennio, segnato dagli sforzi dell’Occidente per uscire dalla crisi economica, incoraggi il contrasto tra Usa e Cina. Alle radici del recente sconquasso economico c’è stato il contagio della mala finanza partito dal sistema bancario americano. Per provare a rimediare, salvando banche a industrie, la Casa Bianca ha riversato nell’economia privata enormi quantità di soldi pubblici, fino a produrre per il 2010 il massimo deficit di sempre: 1.556 miliardi di dollari, pari al 10,6% del Prodotto interno lordo. Questo debito, come quello degli anni precedenti, viene finanziato con l’emissione di titoli pubblici il cui principale acquirente è la Cina. Se a questo si somma il tradizionale deficit commerciale di Washington verso Pechino, si scopre che gli Usa devono alla Cina 772 miliardi di dollari (dati giugno 2009), pari al 5,8% del Pil americano.

Il Dalai Lama: il suo incontro con Barack Obama è la più recente ragione di polemica tra Cina e Usa.
La Cina non ha alcun interesse a dare il colpo di grazia all’economia Usa. Se lo facesse, perderebbe ogni speranza di recuperare il proprio enorme investimento. In cambio della pazienza chiede però di contare sullo scacchiere mondiale. Una contropartita che gli Usa non possono concedere, a maggior ragione in un periodo in cui non possono appoggiarsi al solito strapotere economico. Ecco perché Barack Obama taglia tutto tranne le spese militari e tiene duro nella sfida con la Cina: da Google a Taiwan fino al discusso incontro con il Dalai Lama. Questioni che hanno una scarsa incidenza pratica ma diforte valore simbolico e di ancor più forte impatto mediatico.
La Cina non è da meno: fa da convitato di pietra sulla questione del nucleare iraniano, in Africa si espande tenendo bordone a dittatori sanguinari come Omar al Bashir (Sudan) e in Asia regna anche

Giovani cinesi lasciano piccoli omaggi davanti alla sede di Google a Pechino: il famoso motore di ricerca ha minacciato di chiudere le proprie attività in Cina se non cesseranno gli attacchi degli hacker cinesi contro i suoi server.
proteggendo tiranni con l’atomica come Kim Jong Il (Corea del Nord), all’interno non molla sui diritti civili che tra l’altro le assicurano un vantaggio competitivo (niente sindacati né scioperi né rivendicazioni) sui mercati internazionali, detta le politiche ambientali (vedi Conferenza di Copenhagen) in base alle esigenze del proprio sistema produttivo.
E’ una partita dura e accanita che al momento nessuno può vincere: né gli Usa né la Cina. Non v’è dubbio, però, sul fatto che siano loro, oggi, i veri, anzi unici bulli del quartiere. Molti, quindi, saranno costretti a schierarsi e qualcuno, nella mischia, prenderà colpi immeritati. Come dice il proverbio indiano: quando gli elefanti litigano, povera l’erba!
Pubblicato su Avvenire del 4 febbraio 2010
Mi chiamo Fulvio Scaglione, sono nato nel 1957, sono vice direttore di Famiglia Cristiana e responsabile dell'edizione online del giornale. © 2010, ↑ Fulvio Scaglione – Giornalista
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