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Com’era prevedibile, l’ala più militante e meno democratica dell’America Latina ha cominciato a brontolare per la presenza americana ad Haiti. Com’è noto, Barack Obama sta riversando notevoli risorse economiche sulla parte dell’isola colpita dal terremoto, ma è anche stato svelto a spedire laggiù 10 mila soldati che si sono assunti il compito di regolare ordine pubblico e soccorsi. Il primo a parlare di “occupazione militare” è stato Hugo Chavez, presidente del Venezuela. A ruota è arrivato Evo Morales, presidente della Bolivia, che vorrebbe addirittura mobilitare l’Onu. Non poteva mancare Fidel Castro, che ha affidato a internet una riflessione intitolata “Inviamo medici e non soldati”. Inutile sottolineare che anche lui parla di “occupazione” di Haiti da parte degli Usa.

Haiti: un marine americano regola l'afflusso della folla a un punto di distribuzione di viveri.
A questo punto le opposte retoriche sono pronte a scatenarsi. Qualcuno già scalda la minestra del “pregiudizio anti-americano”, agitato dai soliti noti ma più o meno ipocritamente appoggiato da quegli infingardi di europei, che non sanno mai decidersi su nulla e criticano chi invece agisce. Non ha giovato, in questo senso, la mezza polemica tra Parigi e Washington a proposito di un aereo francese carico di aiuti a cui gli ufficiali americani hanno negato il permesso di atterrare all’aeroporto di Port-au-Prince. Ma il solo fatto che a dire una cosa sia Castro o Chavez non significa che si tratti di una cosa sbagliata. Il curriculum Usa in quella parte del mondo non è impeccabile e Haiti si trova proprio tra Cuba e il Venezuela, i due Paesi oggi meno inclini al dialogo con la Casa Bianca.
Resta il fatto che sull’isola, devastata dalla povertà e dal disordine già prima del terremoto, e adesso soverchiata da oltre 150 mila morti, servivano anche i soldati, la loro disciplina, i loro mezzi, persino le loro armi. Ci sono situazioni che i medici, a dispetto di quanto pensa Castro, non possono gestire. Tenere sotto controllo gli sciacalli, per esempio, o far funzionare un aeroporto. Impedire il furto di medicinali che possono salvare vite in pericolo o evacuare in tutta fretta e sicurezza vecchi, donne e bambini. Da questo punto di vista la critica non regge. E da quanto abbiamo visto in troppe parti del mondo, dall’Iraq all’Afghanistan, dai Balcani a Timor Est, non reggeva nemmeno prima di questo ultimo disastro.

Fidel Castro in un'immagine scattata durante il suo recente ricovero in ospedale.
Americani ed europei (su Castro e Chavez è meglio sorvolare) dovrebbero invece riflettere con pacatezza su un altro aspetto della questione. Gli Usa spendono per l’apparato militare 575 miliardi di dollari l’anno (dati 2008), che diventano 666 con i costi delle guerre in Iraq e Afghanistan; l’Europa, invece, non riesce nemmeno a darsi un minimo di coordinamento, figuriamoci una difesa comune. Nel mondo moderno, però, la parola “difesa” ha tanti significati: non solo armi ma anche peso politico, capacità d’intervento, sviluppo tecnologico, sostegno nelle emergenze, influenza diplomatica. Lamentare un’eventuale invadenza americana, dunque, è inutile e sciocco.
Meno vano, invece, ricordare che troppo spesso gli interventi Usa si specchiano nell’efficienza della macchina militare ma garantiscono poco altro. Lo si è visto in Iraq, dove il massacro è proseguito fino a che il generale Petraeus non ha saggiamente cercato un’intesa (non militare ma politica) con le tribù sunnite. Lo si vede ogni giorno in Afghanistan, dove i marine non sono “coperti” da un minimo di rapporto con la popolazione. E forse lo si vedrà ad Haiti dove il nostro Guido Bertolaso, sottosegretario alla Protezione civile, ha già notato una scarsa efficienza e un “eccesso di stellette”. Perché qui sta il problema: è facile muovere gli eserciti ma è difficile ritirarli. Qualunque cosa facciano.
Pubblicato sull’Eco di Bergamo del 25 gennaio 2010
Mi chiamo Fulvio Scaglione, sono nato nel 1957, sono vice direttore di Famiglia Cristiana e responsabile dell'edizione online del giornale. © 2010, ↑ Fulvio Scaglione – Giornalista
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Peppe
26 January 2010 at 02:11
Salve, volevo chiedere quali circostanze renderebbero “falsi” i medici cubani.
Fulvio Scaglione
26 January 2010 at 08:26
Caro Peppe,
mi rendo conto di aver un po’ forzato il titolo. Quel che volevo dire è che, inevitabilmente, tra i mezzi messi in campo dagli Usa e quelli messi in campo da Cuba per aiutare Haiti c’è una differenza enorme. Il che presenta vantaggi (per gli haitiani) e svantaggi per chi teme ingerenze da parte della Casa Bianca. Tutto qui.
Ciao, a presto
Fulvio
emiliano
6 February 2010 at 19:09
scusate ma prendere il controllo degli aeroporti e dei porti e mandare migliaia di marines non è un occupazione militare???
aiuti umanitari non portaerei
vergogna!
Fulvio Scaglione
6 February 2010 at 21:36
Caro Emiliano,
in una situazione come quella di Haiti (220 mila morti, la struttura pubblica completamente bloccata, le infrastrutture distrutte o inagibili, l’ordine pubblico iesistente, ecc. ecc.) una presenza militare è necessaria. Quello che rende molti sospettosi (tu molto, io un po’) è che si tratta degli americani, che hanno un interesse strategico e politico a presidiare l’isola. Temo che questo sospetto ce lo toglieremo solo col tempo. Non credo che, al momento, gli haitiani sarebbero più contenti se gli americani non ci fossero.
Ciao, a presto
Fulvio