OMICIDIO DI VIA VERGINI: SE NELLA CACCIA AL BUONISMO IMPALLINIAMO LA BONTA’


Il “palo” che osserva indifferente. Il killer che esce dall’ombra, spara un primo colpo, avvicina la pistola alla testa della vittima per finirla, poi si allontana con tutta calma, l’arma ancora in pugno. La sequenza ripresa in via Vergini, nel quartiere Sanità di Napoli, mi ha fatto quasi lo stesso effetto che mi fece, l’11 settembre 2001, vedere in diretta il crollo della seconda Torre di New York. Incredulità, paura, il cervello che rifiuta di assimilare quanto sta comunque registrando.
Sagoma Quello che le telecamere hanno registrato a Napoli è un dramma nazionale di fronte a cui dovremmo fare un collettivo mea culpa. Sarebbe troppo facile, adesso, chiedere al ministro Maroni di riepilogare i fantastici risultati del dispiegamento di qualche centinaio di soldati in Campania, così strombazzato qualche tempo fa. L’omicidio di via Vergini, per come si è svolto e per come è stato metabolizzato da una città esausta, ha radici antiche, ben più lunghe e potenti delle glorie o delle miserie attuali.
Vorrei però portare un po’ d’attenzione su ciò che ha già colpito molti osservatori: l’indifferenza della gente del quartiere, uomini e donne che passavano accanto al cadavere o addirittura lo scavalcavano, lanciandogli al più un’occhiata distratta. Roberto Saviano, l’autore di Gomorra, ha scritto di sperare in una ribellione degli abitanti del rione Sanità. Con tutto il rispetto per la sua conoscenza di Napoli e per il suo amore per il Sud, a me pare che il problema sia ormai un po’ più vasto.
Il “politicamente corretto” di questi anni prevede che sulla graticola finiscano il “buonismo”, il “moralismo”, il “pietismo”. Forse è solo il pendolo che da un estremo corre verso quello opposto, e ce lo meritiamo. Purtroppo, però, il confine che separa il buonismo dalla bontà è assai sottile, così come la linea che divide il moralismo dalla morale e il pietismo dalla pietà, mentre qui si pensa di risolvere tutto a colpi di accetta. In via Vergini si è sparato alla testa di un uomo ma quest’estate sono stati almeno due i casi di bagnanti che rimanevano sdraiati in spiaggia, e magari sorbivano una Coca, a un metro da un morto annegato. Indifferenti? Forse no. Non abbastanza, comunque, per farsi un segno della Croce e cambiare spiaggia in segno di rispetto per il morto.

Se nella caccia al buonismo impalliniamo anche la bontà, prepariamo una società inutilmente crudele. Se diamo una bastonata alla pietà scambiandola per pietismo, ci costruiamo l’inferno in terra. Io, personalmente, non ci tengo. E metto tra i grandi equivoci di questo segno anche la politica dei respingimenti nei confronti degli immigrati illegali. Tra di loro ci sono migliaia di persone che cercano rifugio da noi perché nei loro Paesi (Eritrea, Somalia, Sudan, Afghanistan… ) è semplicemente impossibile vivere da cittadini, spesso anche da semplici esseri umani. Se respingiamo tutti, senza nemmeno controllare chi siano, ributtiamo migliaia di persone sotto i ferri dei loro aguzzini, a cominciare da quel colonnello Gheddafi che li chiude in orribili campi di detenzione. So che a molti, certo non più stupidi o meno perbene di me, questa politica piace. Io però, tra buonismo e crudeltà, scelgo ancora il primo. Errore per errore, mi pare meno grave.

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Fulvio Scaglione

Mi chiamo Fulvio Scaglione, sono nato nel 1957, sono giornalista professionista dal 1983. Dal 2000 al 2016 sono stato vice-direttore del settimanale "Famiglia Cristiana", di cui nel 2010 ho anche varato l'edizione on-line. Sono stato corrispondente da Mosca, ho seguito la transizione della Russia e delle ex repubbliche sovietiche, poi l'Afghanistan, l'Iraq e i temi del Medio Oriente. Ho pubblicato i seguenti libri: "Bye Bye Baghdad" (Fratelli Frilli Editori, 2003) e "La Russia è tornata" (Boroli Editore, 2005), "I cristiani e il Medio Oriente" (Edizioni San Paolo, 2008), "Il patto con il diavolo" (Rizzoli 2017).

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