Polanski e Mitterrand. Confesso di non provare alcuna simpatia per Roman Polanski. Anche da ragazzo, quando passavo le giornate in cineforum e cinema d’essai, i suoi film erano agli ultimi posti della mia classifica. Quella poca simpatia cinematografica è poi evaporata dopo che ho visto “Il pianista”, la pellicola con cui Polanski ha banalizzato e in certe parti falsificato, riducendolo a un’operina di propaganda, uno dei libri più straordinari che abbia letto: “Il pianista”, appunto, di Wladislaw Szpilman, musicista ebreo polacco che sopravvisse alla distruzione del ghetto di Varsavia e all’occupazione nazista.

E’ ovvio che considero ripugnante il reato che lo ha portato all’arresto in Svizzera, cioè aver drogato e stuprato (questo, in realtà, l’elenco delle accuse: alcol a minore, molestie, rapporto sessuale illegale, stupro sotto l’effetto di stupefacenti, sodomia) nel 1977 una ragazzina di 13 anni. Processato poco dopo, Polanski aveva ammesso la colpa, ma alla vigilia della sentenza era scappato in Europa. Nel 1994 aveva risarcito l’ex ragazzina con l’equivalente di 350 milioni di lire e aveva poi chiesto una revisione del processo, a cui però ha sempre rifiutato di presenziare.

E Frédéric Mitterrand (foto qui sopra), nipote del celebre Presidente socialista, regista, scrittore, ex direttore del’Accademia francese di Roma e attuale ministro della Cultura di Francia? Lui è partito subito lancia in resta per difendere Polanski, salvo poi farsi beccare in castagna due volte: prima per un libro in cui esaltava i suoi amori omosessuali a pagamento con minorenni tailandesi, poi per aver cercato di intercedere per un suo figlioccio e il di lui fratello, colpevoli purtroppo di aver violentato una minorenne. In certi ambienti, stuprare ragazzine dev’essere un simpatico vezzo.
A essere sincero, però, non riesco a mettere i due casi sullo stesso piano. E mi pare che la vicenda Mitterrand sia molto, molto più pericolosa. Su Polanski la confusione è stata creata dal plotone di piccoli e grandi snob che, per difenderlo, hanno tirato in ballo la sua esistenza difficile (da bambino fu internato in un lager nazista perché ebreo, da ragazzo visse esperienze durissime e rischiò più volte la vita) e il suo valore artistico. Al netto di questi pretesti (un passato tremendo ti dà diritto all’aiuto di uno psicanalista, non a usare violenza agli altri; e nessun genio del cinema ha l’esonero automatico dal codice penale), Polanski mi pare soprattutto un ricco vigliacchetto ch’è riuscito a farla franca per 32 anni. L’unico vero dibattito dovrebbe essere questo: una giustizia che arriva così tardi, quando il colpevole è ormai un vecchietto di 76 anni, è ancora giustizia?
Ma Mitterrand… Della propria vita privata e della propria sessualità ognuno può fare ciò che vuole. Ma se il turismo sessuale è una cosa schifosa, chi lo pratica è una persona schifosa. E una persona schifosa può fare il ministro, per di più della Cultura? Giusto per avere un’idea: nel mondo sono 10 milioni (metà dei quali in Asia, dove appunto si diverte Mitterrand) i minorenni costretti alla prostituzione o alla pornografia, in maggioranza bambine che hanno per lo più tra i 5 e i 12 anni. Sul loro dramma si abbattono inoltre circa 2 milioni di aborti, 500 mila casi di epatite e 300 mila casi di contagio da Hiv l’anno (si veda per altre informazioni il sito End Child Prostitution, Pornography and Trafficking). In più: può fare il ministro una persona così incline a battersi per aiutare gli stupratori? Passi il caso del figlioccio e del fratello, l’affetto può giocare brutti scherzi. Ma è accettabile che un ministro liquidi un caso come quello di Polanski dicendo che “si tratta di una vecchia storia che non ha molto senso”? In Francia come altrove, l’unica vecchia storia insensata è quella dei soliti noti, tanto colti e raffinati ma anche tanto inclini a confondere la responsabilità con il privilegio.
mari
18 October 2009 at 14:54
La cultura non dà per diritto alcuna patente di raffinatezza, semmai nei casi peggiori puo’ agevolare la sofisticazione e la prestidigitazione intellettuale. E’ un vecchi equivoco associare l’aver letto parte e onn in toto tous le livres a chissà quali capacità etiche o morali.
Ma il discorso è lungo e complesso percio’ mi limito a:
Polanski è colpevole, ma una giustizia tarda e tardiva attarda chiunque, anche nel discernimento. E poi, certe volte, si cambia: quel che si commette in una data epoca appartiene ad una fase diversa della vita di ciascuno. Quale è dunque la punizione esemplare per Polanski dopo tanto tempo?Quale la piu’ giusta? A chi giova? Gli giova?Insomma la questione non è facile da risolvere. In quanto al ministro della cultura francese visto che l’uomo è privo di avvedutezza, e di comune senso di eticità, nonché incarna la cultura extramorale dovrebbe già essere stato migrato altrove da una società che ancora si fa chiamare di diritto.
Fulvio Scaglione
18 October 2009 at 22:08
Cara Mari,
su Mitterrand mi pare siamo d’accordo.
Su Polanski hai ragione, col tempo si può cambiare e diventare molto diversi. Trent’anni dopo, che giustizia è? E’ ancora giustizia? La risposta è: sveltire la giustizia, metterli in galera subito.
Ciao, a presto
Fulvio
P.S.: ovviamente concordo anche con quanto dici sulla cultura.