Diamo i numeri
154.000: ettari COLTIVATI A PAPAVERO DA OPPIO in Afghanistan nel 2012. Più 18% sul 2011.
Ultimo cinguettio
Polanski e la moglie Emmanuelle Seigner sono terribili a vedersi, sembrano usciti da un film di Polanski.
In Italia c’è libertà di stampa? Per me, sì. Era giustificata e opportuna la manifestazione di Roma in difesa della libertà di stampa? Per me, sì. Immagino che sembri una posizione debole e contraddittoria ma, da “Via col vento”, francamente me ne infischio: provo un fastidio sempre più netto per le posizioni troppo chiare e assolute, soprattutto se riferite a problemi complessi. E in Italia, non ho dubbi, la questione della libertà di stampa è una faccenda complessa assai.
I politici del centrodestra, quando fanno notare che nessuno da noi va in galera perché compra Repubblica che dipinge il premier Berlusconi come un corrotto malato di sesso, dicono la verità. Una verità facile (beh, ci mancherebbe pure…) ma nondimeno la verità. Il vero problema è che si tratta di una verità parziale. Così, giusto per completare: nessuno è andato in galera nemmeno per aver scritto che Romano Prodi era una spia sovietica, giusto? Cominciamo allora col dire che in Italia c’è la massima libertà di parola (meglio, di strillo) quando si tratta di sostenere tesi assurde a fine di lotta politica, avendo cioè la copertura di questo o quello schieramento partitico. E c’è anche la massima libertà quando si tratta di spacciare pettegolezzi, scemenze quasi sempre derivate dalla Tv ma perfettamente coperte dagli investitori pubblicitari. Da qui l’esplosione dei giornali cosiddetti “di gossip”, il settore più florido della carta stampata nazionale.

Alle interferenze della politica e dei poteri economici, però, siamo abituati. Anzi, sia chi fa i giornali sia chi li legge fa ormai automaticamente la tara. Quello che rende la situazione italiana così complicata, e che impedisce un discorso sereno e costruttivo sui doveri e sui diritti della stampa, è oggettivamente la posizione particolare di Silvio Berlusconi. Non voglio aprire una polemica contro il premier, ma mi pare indiscutibile che il suo caso sia inedito nella politica europea e occidentale: quale altro Paese ha o ha avuto un primo ministro che, in un modo o nell’altro, controlla buona parte del mercato pubblicitario (Publitalia), buona parte dei canali televisivi (Mediaset e, quale premier, almeno due canali Rai), buona parte dell’editoria libraria (Mondadori, Einaudi ecc. ecc.), quasi metà del mercato cinematografico (Medusa e associate), più una quota non irrisoria della stampa periodica e quotidiana?
Piaccia o non piaccia il Berlusconi politico, è inevitabile ammettere che il suo è un caso unico al mondo. E da questa unicità derivano moltissimi problemi. Un esempio: Berlusconi decide, da premier, di raddoppiare (dal 10 al 20%) l’Iva sui contratti Sky. Fa un favore agli italiani o lo fa alla famiglia proprietaria di Mediaset e Publitalia, cioè la sua? Saperlo con certezza è impossibile: i fan ci vedranno solo buone intenzioni, i detrattori solo infamia, ma chi lo può decidere? Io ci vedo una decisione sbagliata, perché le tasse andrebbero ridotte e non aumentate, ma il dibattito lo fanno i fan e i detrattori, proprio a causa di quanto detto prima.
Un altro esempio: Berlusconi nel 2002 va in Bulgaria e da lì pronuncia quello che verrà poi chiamato “editto bulgaro”, dicendo che Enzo Biagi, Michele Santoro e Daniele Luttazzi fanno “un uso criminoso” della Tv e che sarebbe “un preciso dovere della nuova dirigenza Rai” impedire il ripetersi di simili episodi. Com’è come non è, i tre perdono le rispettive trasmissioni. Biagi e Santoro torneranno a lavorare per la Rai, ma anni dopo e solo dopo aver vinto cause giudiziarie. Censura di regime? O lo sfogo di una personalità fin troppo piena di sé, a cui un manipolo di funzionari ossequienti si è subito adeguato? Nel mio piccolo non amo Santoro (già detto) e trovavo Il fatto di Biagi oltremodo noioso. Ma secondo voi uno che possiede Tv che fanno concorrenza alla Rai può permettersi certe uscite?
Potremmo andare avanti all’infinito, sempre per la stessa ragione: non c’è Paese al mondo che abbia una situazione simile alla nostra. Quel che è peggio, almeno secondo me, è che la discutibile originalità del “caso italiano” ha prodotto due effetti contrapposti ma parimenti deleteri. Da un lato, il controllo di una così vasta quota del mercato dell’informazione e dell’intrattenimento invoglia sempre più Berlusconi a ritagliarsi una realtà informativa di comodo o, almeno, a sfuggire qualunque vero confronto (negli Usa la stampa lo avrebbe già fatto a pezzi solo per questo). Da quanti anni Berlusconi non viene intervistato da un giornalista non scelto da lui? Dall’altro, l’attacco a Berlusconi è diventato un genere di giornalismo a se stante, una professione a parte, un modo di vivere. Risultato: la sparizione della politica, nel senso più alto del termine. Cioè la sparizione di un vero discorso pubblico, di una discussone seria sull’interesse collettivo. Tutto finisce nel gorgo della confusione tra pubblico e privato, generata dal “caso unico Berlusconi”, comoda a molti e in ogni caso assai consona al carattere degli italiani e alla storia di questo nostro meraviglioso e bizzarro Paese.
Italo
5 October 2009 at 20:49
Anch’io ritengo che la libertà di stampa ci sia.
Tutti daccordo, penso, sul fatto che ci sia un macrospico conflitto di interessi. Il Presidente del Consiglio ha le mani avvinghiate in troppi settori, in troppi interessi che finiscono per gettare ombre su tanti provvedimenti che, volenti o nolenti, finiscono per avere riflessi sugli affari di famiglia.
Il conflitto di interessi doveva essere già stato risolto dal precedente governo, ma non si é capito fino in fondo perché non lo si é fatto.
I giornali, le televisioni, se sotto controllo di chi ne é proprietario, costituiscono strumenti basilari per ottenere consensi in quanto le notizie possono essere riportate o meno e se riportate, a volte, mettendo in risalto certi aspetti piuttosto che tutti, finiscono per essere recepite in un determinato senso.
Il rapporto Freedom House, un’organizzazione non-profit e indipendente fondata negli Stati Uniti nel 1941 per la difesa della democrazia e la libertà nel mondo, nell’annuale classifica sui Paesi con stampa libera ha visto assegnare all’Italia 32 voti, su un punteggio che va da 0 (i Paesi più liberi) a 100 (i meno liberi): unico Paese occidentale con una pagella così bassa. Il problema principale é Berlusconi, che risveglia timori sulla concentrazione di mezzi di comunicazione pubblici e privati sotto una sola guida. Quindi una qualche preoccupazione sulla libertà di stampa c’é ed é bene ogni tanto porre l’attenzione su questa macroscopica situazione anomala.
Fulvio Scaglione
5 October 2009 at 21:56
Caro Italo,
che l’Italia viva un’anomalia è per me chiarissimo. Ma vorrei soffermarmi sulla tua conclusione, solo per dire questo: la libertà (di stampa o d’altro genere)non si accontenta di esistere, chiede anche una certa “manutenzione”. Con Berlusconi come con chiunque altro.
Ciao, a presto
Fulvio
Enrico Usvelli
6 October 2009 at 08:10
Mi pare tu abbia delineato la situazione molto correttamente.
Vorrei aggiungere che Berlusconi ha portato anche allo squilibrio che c’è attualmtente tra TV e carta stampata. La pubblicità sulle sue TV è aumentata in maniera obbrobriosa (guardi mai alle moto con Rossi in un angolino e la pubblicità che domina lo schermo per una bella fetta di gara?) e la risposta non è stata un blocco alla ‘sua’ pubblicità ma un aumento di quella della RAI. Ovviamente le aziende non hanno soldi infiniti da investire in questo campo, per cui l’aumento della pubblicità televisiva ha coinciso con una diminuità disponibilità per la carta stampata. Mettendo in difficoltà più d’uno.
Fulvio Scaglione
6 October 2009 at 17:52
Caro Enrico,
tu parli di corda in casa dell’impiccato, il disseccamento delle fonti pubblicitarie è più che avvertito anche dalle mia parti lavorative. A essere sincero, però, vedo in questo anche una specie di condizione storica. La pubblicità televisiva predomina così clamorosamente su quella di carta stampata solo in Grecia, Portogallo, Italia, in pochi altri Paesi (Gran Bretagna, per esempio) è più o meno equivalente. Quelli più colpiti dal fenomeno sono quelli, guarda caso, dove si legge meno. Inutile negare che come imprenditore, e cane da tartufo per gli afari, Berlusconi ha mostrato intuizione da vendere.
Ciao, a presto
Fulvio
fabio cangiotti
8 October 2009 at 10:54
Caro Fulvio, a me la dimostrazione di Roma è sembrata l’ennesimo episodio di uno scontro ultradecennale tra due corporations (Fininvest e Cir) che hanno robusti e sostanziosi interessi editoriali e non, guidate da due imprenditori con diverse visioni politiche, e che in questi anni si sono mossi a tutela del loro capitale (ma non solo)
nell’assenza di una regolamentazione giuridica dei rapporti tra politica ed economia meno ipocrita di quella attuale, che vorrebbe la politica il luogo delle idee sganciate dai denari. Il tutto sotto gli occhi e le tutele o le ostilità di alleati e avversari, a loro volta organizzati lobbisticamente (grandi gruppi bancari, sindacati, potere giudiziario) e pronti a entrare in campo anche con modalità non meno anomale delle anomalie berlusconiane. C’è poi in Italia quella grande agenzia anomala che è la Chiesa, e siccome senza i cattolici non si vince, è stata sollevata anche la questione morale (fin dai tempi di Berlinguer), finché la gente non si è accorta che questa significa (almeno in Italia) “regolamento di conti allo scopo di cambiare il manico”. Perfino nel calcio come sai hanno cacciato il farabutto Moggi, salvo ad accorgersi che gli arbitri dirigono peggio o non meglio di prima, e che qualcosa certo è cambiato, prima fischiavano a favore della Juventus, adesso dell’Inter (sia chiaro, io tifo solo Nazionale). Tutto questo per dire che la gente ha votato il Principe (che non è il Messia e neanche il Maligno) e ne sopporta qualche stravaganza per un semplice istinto di conservazione, perché sa i suoi nemici non migliori di lui, almeno all’oggi.
Saluti
Fulvio Scaglione
8 October 2009 at 12:07
Caro Fabio,
nonostante il mio accordo con molte delle cose che dici (e nonostante che capisca benissimo le molte ragioni che spingono molti italiani a votare per il Cavaliere), il quadro generale non mi convince. Tutti cattivi quindi tutti uguali? Mah… Le lobby e le corporation esistono ovunque, e ovunque curano prima di tutto i propri interessi. Solo da noi ce n’è una specifica che governa la politica da vent’anni. La differenza tra l’era Berlusconi e le precedenti, che pure non erano popolate di candide verginelle, è sotto gli occhi di tutti. Non credo che Moro e Andreotti fossero ignari delle cose del mondo ma non pretendevano di “possedere” il Paese come fa questo. D’accordo che la politica non si fa senza denari ma il rimedio all’ipocrisia non è la sfacciataggine e nemmeno la sguaiatezza. A me non preoccupa il fatto che Berlusconi sia ricco, anzi ricchissimo. Mi preoccupa tutto il resto.
Ciao, a presto
Fulvio
P.S.: il ministro Maroni chiede a Famiglia Cristiana un milione di euro per le critiche ricevute sul pacchetto sicurezza. Quando il giudice deciderà su di noi, e magari ci condannerà, chi griderà alla magistratura perversa? E che cosa c’entra questo con la Cir?
fabio cangiotti
12 October 2009 at 16:20
Caro Fulvio, l’anomalia berlusconiana nasce e si accompagna da 15 anni con le anomalie della magistratura, fin dalla finta rivoluzione di Mani pulite. Non è questione di “tutti cattivi”, ma di squilibri che riguardano un corpo dello Stato che rimarrà, mentre Berlusca finirà. Tu hai scritto molti post di opposizione diciamo leale a Berlusconi, non credi che se ne possa scrivere uno sull’orribile (aggettivo tuo)giustizia? Davvero credi che non ci sia stato accanimento?
PS: Non sapevo della richiesta di Maroni a FC. Ora capisco meglio la presenza di Don Sciortino alla manifestazione di Roma. Ovviamente sono contrario alle richieste di denaro (brutta abitudine che non ha inventato Maroni), come pena per chi sbaglia obbligherei a comunicati sul TG1.
Fulvio Scaglione
12 October 2009 at 17:26
Caro Fabio,
uso un paradosso: per molti versi mi sono convinto di essere molto piu’ di “destra” di te. Io credo che l’anomalia della magistratura sia di gran lunga piu’ “vecchia” dell’anomalia Berlusconi. Ti rimando, e non solo perche’ e’ un’opera curiosa, al libro del cronista giudiziario del Giornale di cui parliamo nel numero in edicola da giovedi’ di Famiglia Cristiana (te l’immagini il Giornale che fa l’inverso?). Le disfunzioni della magistratura sono una cosa, e una cosa secondo me ancora peggiore e’ la politicizzazione dei magistrati. Quando i ministri dicono che la legge va “applicata” e non “interpretata” dicono una scemenza. Ma che esista una “sinistra” e una “destra” nell’interpretazione della giustizia mi pare non una scemenza ma un pericolo. Allo stesso modo allora potrebbe darsi un’interpretazione “nazista” o “comunista” o “peronista” o “fascista” della stessa legge. Assurdo, ma e’ esattamente cio’ che abbiamo in Italia.
Per questo, se si tratta di ipotizzare che ci sia stato accanimento nei confronti di Berlusconi in tutti questi anni, ti dico senza esitare che lo ritengo altamente possibile. Tu diresti con altrettanta chiarezza che Berlusconi, per ottenere un tale trionfo negli affari e in politica, puo’ anche aver commesso irregolarita’ e reati?
E poi: Berlusconi traffica da sempre con la politica. Le sue televisioni furono salvate da Craxi, come ben ricordi, dopo una sentenza (forse persecutoria, certo) del pretore. Piu’ anomala la sentenza o il salvataggio? Io non saprei dirlo. Quanto al fatto che Berlusca finira’ mentre la magistratura e le sue deformazioni resteranno: e’ certamente vero. Ma resterano anche le deformazioni che Berlusconi sta imponendo all’intero sistema italiano, giustizia compresa. Io sarei disposto a concedere a Berlusconi (e a chiunque altro) un salvacondotto permanente e ben piu’ ampio del “lodo Alfano” se prendesse qualche provvedimento per risolvere la cronica carenza di magistrati nelle sedi disagiate e pericolose. Su 35 posti disponibili in 19 uffici, solo 9 (su 7 uffici) sono stati assegnati perche’ altrettanti magistrati si sono offerti. Coperto 1 posto su 9 in Calabria, 5 su 20 in Sicilia, 0 su 2 in Sardegna. Il punto e’ proprio questo: tra un’anomalia e l’altra, siamo in brache di tela dove servirebbero mutande d’acciaio.
Ciao, a presto
Fulvio
P.S.: don Sciortino non era a Roma ma ha mandato un messaggio di partecipazione, e non perche’ Maroni vuole 1 milione di euro di danni. A certe cose siamo abituati: la Fallaci voleva altrettanto da me e dal giornale dopo la pubblicazione di un mio pezzo critico sul suo primo libro post-11 settembre.
Fulvio Scaglione
12 October 2009 at 17:51
Caro Fabio,
scusa ma mi sono accorto di aver speso un mare di parole senza dire la cosa per me piu’ importante. A differenza di molti, non credo e non ho mai creduto che Berlusconi sia una “anomalia”. Anzi: credo che sia quanto di piu’ italiano ci sia. Anche nel senso di essere il prodotto (per contrasto) di altri fenomeni che potremmo, eventualmente, chiamare “anomalie” allo stesso titolo.
Ciao, a presto
Fulvio