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EUROPA O USA, L’ONDA DEI CLANDESTINI SCAVALCA TUTTI I MURI

Mi colpisce quanto poco colpisce la notizia arrivata dagli Usa: da 10 anni consecutivi almeno 1 clandestino muore ogni giorno mentre tenta di attraversare il confine con gli Usa passando per il Messico. Non solo: nel 2007 e nel 2008 il flusso migratorio da Sud si è dimezzato a causa della crisi economica che ha investito gli Usa ma nel 2009 i morti al confine sono già stati 416, con buone possibilità di superare, a fine anno, il record storico di 494 morti registrato nel 2005.

Il confine tra Usa e Messico, lungo 3.143 chilometri. E' anche il confine più battuto del mondo, con 250 milioni di persone in transito ogni anno.

Il confine tra Usa e Messico, lungo 3.143 chilometri. E' anche il confine più battuto del mondo, con 250 milioni di persone in transito ogni anno.

      La frontiera tra Messico e Stati Uniti si estende per 3.143 chilometri, di fatto è impossibile da controllare in ogni sua parte. E proprio su questo contano i trafficanti di esseri umani che, proprio come nel Mediterraneo e in ogni altra zona di contatto tra Paesi poveri e Paesi ricchi, prosperano sulla miseria e sulla disperazione della gente. Le organizzazioni umanitaria americane puntano il dito sulla Operation Gatekeeper (Operazione Guardiano), lanciata nel 1994 dall’amministrazione Clinton, che prevedeva, oltre a un inasprimento dei controlli, anche la costruzione di una barriera di separazione. Chiamiamolo muro, se vogliamo. La prima conseguenza dell’innalzamento della barriera, costruita ovviamente nei tratti di maggior transito, è stata che i migranti clandestini hanno cominciato ad avventurarsi lungo piste impervie, in particolare attraverso il deserto di Sonora o lungo le pendici del Monte Baboquivari, in Arizona, dove poi si è registrato il maggior numero di morti.

Un tratto del "muro" tra Usa e Messico. Molti, sui due lati del confine, lo chiamano spregiativamente Tortilla Wall (il Muro della Tortilla).

Un tratto del "muro" tra Usa e Messico. Molti, sui due lati del confine, lo chiamano spregiativamente Tortilla Wall (il Muro della Tortilla).

      Nel 2005, con George Bush alla Casa Bianca, i repubblicani hanno ripreso l’idea della barriera al confine, immaginando di rafforzarla e consolidarla per 1.123 chilometri, una specie di “mostro” paragonabile solo alla Grande Muraglia cinese. Il lungo dibattito si è concluso nell’ottobre 2006, quando Bush ha firmato la legge che autorizzava la costruzione di un muro di 595 chilometri più 800 chilometri di barriere contro il passaggio delle automobili. L’ American Civil Liberties Union calcola che dal 1994 a oggi siano morti 5.600 clandestini e accusa il governo degli Usa di una sostanziale ipocrisia: la barriera e i controlli in sostanza servirebbero soprattutto da alibi, perché poi l’economia della California e di altri Stati del Sud continua a dipendere dal lavoro sottopagato dei migranti che riescono ugualmente a passare. Com’è ovvio, la polemica è aperta: le autorità americane fanno notare di aver respinto, nel solo 2005, più di 1 milione e 200 persone (e più di 520 mila nel 2009), mentre negli Usa (307 milioni di abitanti) si calcola che il numero dei clandestini già supera i 12 milioni.

      Ho ricostruito in parte la vicenda perché i dati di fatto sono importanti per non parlare a vanvera, perché le migrazioni sono un fenomeno decisivo della nostra epoca e perché chiunque crede di avere la ricetta magica per affrontarle suona comunque ridicolo. La mia sensazione è che, in ogni caso, i muri siano fonte di falsa sicurezza e di sofferenze infinite. Noi ora “paghiamo” Gheddafi perché ci faccia da muro a Sud, ma abbiamo porte assolutamente spalancate a Est, da dove peraltro ci arriva la maggior parte dei migranti (clandestini già in partenza o pronti a diventarlo una volta spirato il visto turistico). L’Europa non è riuscita a darsi una politica ma solo a prendere qualche provvedimento vagamente repressivo. Per ora, di concreto, c’è poco. Facciamo (e non intendo solo noi italiani) la faccia feroce con i più deboli e disperati, tutto qui.

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