Se Obama riuscirà a metter pace tra israeliani e palestinesi, potremo forse affidargli un’ancor più complessa missione diplomatica: riconciliare Giulio con Tremonti, il moralista con il manovratore di scudi fiscali, il fustigatore della mala finanza con il ministro che inevitabilmente piace a evasori, truffatori e falsificatori di bilanci aziendali. Le due metà del mondo tremontiano, il filosofo dell’economia e il furbetto del governino, sono in guerra e divise da un astio che la pratica del potere non placa, anzi, di giorno in giorno accentua.
Che c’azzecca, come direbbe Di Pietro, il Tremonti ispirato lettore dell’enciclica Caritas in veritate («È una guida per la politica», ebbe a definirla il Nostro, «insegna che l’interesse non è il tasso di sconto ma il bene generale») con il testo in cui Benedetto XVI scrive che «la dottrina sociale della Chiesa ha sempre sostenuto che la giustizia riguarda tutte le fasi dell’attività economica… Il reperimento delle risorse, i finanziamenti… hanno ineluttabilmente implicazioni morali»? Che c’entra il pensoso studioso che esalta nei suoi libri la responsabilità sociale «…verso sé stessi, verso la propria famiglia, verso la propria comunità… verso il passato (gli anziani), verso il presente, verso il futuro» (La paura e la speranza, pag. 91) con il politico che per la terza volta in sette anni (2001, 2002, 2009) premia chi esporta illegalmente denaro, eludendo quella responsabilità «verso la propria comunità» e «verso il futuro» (le tasse evase oggi sono spese in più per le generazioni di domani) che, nella filosofia del Tremonti A, sarebbe il cardine decisivo del nuovo assetto sociale?
Ma del Tremonti che parla come se l’etica l’avesse inventata lui e che al G8 dell’Aquila vantava la definizione di uno «standard legale» che avrebbe rimesso a posto i finanzieri allegri di tutto il mondo, alla fine prevale sempre il Tremonti B: quello che ora gli ispira un provvedimento che, combinato con l’emendamento proposto dal suo compagno di partito Salvo Fleres, finisce col perdonare reati come il falso in bilancio e la fatturazione falsa (uno dei sistemi più usati per esportare capitali in nero), le false comunicazioni sociali e la distruzione di documenti contabili. Non contento, il Tremonti B ha anche liberato gli operatori finanziari dall’obbligo di quelle fastidiose segnalazioni che consentivano, di tanto in tanto, di intervenire sul riciclaggio di denaro.
La politica del condono fiscale è fallimentare ma non per questo è meno politica. Se siamo costretti a reiterarla così spesso vuol dire che non funziona, o funziona poco. Consente però a Tremonti di ripetere il mantra «niente nuove tasse», basato in realtà su una doppia finzione. Le nuove tasse ci sono ma portano un altro nome (per esempio, i 500 euro per la regolarizzazione delle badanti, odiosa tassa su famiglie e anziani). Al resto provvede la nemmen tacita “legalizzazione” dell’evasione, premiata ogni due anni con un bel condono di Stato.
Con l’ultima invenzione del Tremonti B, trionfante sul dolente Tremonti A, secondo gli ottimisti torneranno in Italia circa 100 miliardi di euro. Gli sghignazzanti ex evasori (o falsificatori di bilanci o riciclatori di denaro sporco) pagheranno una ridicola tassa del 5% sul capitale e torneranno lindi. Lo Stato (anzi, la presidenza del Consiglio, perché i quattrini andranno in un fondo apposito a disposizione del premier Berlusconi) metterà da parte, se tutto andrà bene, 5 miliardi di euro, meno di un terzo di quanto finora investito nell’Abruzzo del terremoto. Le banche, senza far nulla, incasseranno il resto. Proprio le perfide banche che il Tremonti A regolarmente accusa di strangolare l’economia reale. Obama, pensaci tu.
Pubblicato su Famiglia Cristiana n. 40/2009 www.famigliacristiana.it
Enrico Usvelli
26 September 2009 at 14:18
Materiale per l’opposizione ce ne sarebbe, perché anche a tanti che votano Berlusconi l’evasione fiscale non piace, fosse anche solo perché loro non sono in grado di farla.
Ma riescono a rovinare tutto con sparate, quelle di Di Pietro per non fare nomi, che spostano l’attenzione dalla sostanza delle cose al modo di dirle.
Fulvio Scaglione
26 September 2009 at 21:15
Caro Enrico,
purtroppo la situazione è quella. I berlusconiani (dico così per intenderci, e per distinguere il PdL dalla Lega Nord, movimento reazionario, confusionario e per questo pericoloso) lamentano una sorta di persecuzione a priori. Il fatto è, purtroppo, che della sinistra (anche qui per intenderci) non si può dire nulla. Non esiste, non incide, non decide (se non nel proprio sempre più rispretto cortile), quindi che cosa vuoi criticare?
Anche Di Pietro, a ben vedere, vive dall’inesistenza della sinistra. In quel vuoto, anche ripetere a pappagallo “Berlusconi fa schifo” (l’elaborazione intellettuale è più o meno questa) sembra a molti una forma di opposizione.
Detto tutto questo, lo “scudo” di Tremonti è un’operazione vomitevole, molto più politica (farsi voler bene da una certa fascia dell’elettorato) che economica.
Ciao, a presto
Fulvio
lu
1 October 2009 at 21:21
perché tanto odio, non contro una politica, ma contro una persona? state insultando la maggioranza degli italiani che hanno votato ed hanno fiducia in Berlusconi. e si fanno critiche bugiarde e disfattiste, e voi, i media, sviluppate un clima di sfiducia e di terrore ( chi fa questo è chamato terrorista). non potendo criticare l’operato, vi sbizzarite a pettegolazzare, a ciacolare da vere “comari”. è indegno di un grande giornale.
Fulvio Scaglione
2 October 2009 at 22:04
Cara (al femminile, giusto?) Lu,
il tuo post è breve (e accorato) ma per risponderti devo fare alcune distinzioni.
1. sull’odio contro una persona e non contro una politica: giusto, condivido, e sto giusto per scrivere qualcosa in proposito. Io mi tiro fuori da questa critica, se hai pazienza di scorrere questo blog troverai anche apprezzamenti per Berlusconi. Qui, per fare un solo esempio, è stato scritto che l’idea di tenere il G8 all’Aquila è stata un colpo di genio.
2. critiche bugiarde e disfattiste: proprio tutte tutte? Ma sei sicura? Se scrivi qui vuol dire che hai letto il post sullo “scudo fiscale”: davvero ti piace questo provvedimento? E se ti piace, perché sono bugiardo e disfattista io che, invece, non riesco a digerirlo? E che, bisogna essere sempre tutti d’accordo su tutto?
3. “vi sbizzarrite a pettegolezzare, a ciacolare da vere comari”. Poiché aggiungi che è “indegno di un grande giornale”, presumo che tu voglia mettere sotto accusa “Famiglia Cristiana”. Forse ti confondi, perché FC non ha mai attaccato Berlusconi per le sue vere o presunte faccende private. Noi abbiamo parlato di rom, immigrati, decreto sicurezza, scudo fiscale. Magari sbagliando ma restando sul terreno della politica.
Ciao, a presto e grazie per aver scritto
Fulvio
Italo
3 October 2009 at 10:03
Consentire periodicamente a chi ha evaso le tasse la possibilità di mettersi in regola (per modo di dire) pagando, a posteriori, la irrisoria tassa del 5% sul capitale rappresenta un pessimo insegnamento e umilia quegli operatori economici che hanno rispettato le procedure normali ed i dipendenti che si sono visti applicare tutt’altre e molto più cospicue percentuali.
Il detto meglio riscuotere poco che niente non deve trovare giustificazione in una materia che dovrebbe essere rigorosamente monitorata e che meriterebbe la massima attenzione ed il massimo rigore nei confronti di chi furbescamente si affida a scappatoie illegali.
Si parla tanto di controlli incrociati per arrivare a scoprire addirittura persone sconosciute al fisco (a fronte di un tenore di vita opposto), e poi si ricorre a questo orrendo strumento chiamato “scudo fiscale” che equivale ad una resa incondizionata del sistema Stato.
Dall’esito dei precedenti scudi fiscali era emersa una mappa abbastanza illuminante sulle regioni italiane dove risultavano i volumi più importanti dei rimpatri: questo avrebbe dovuto indirizzare maggiormente i controlli fiscali in ben precise località.
Lo scudo fiscale visto come una sanatoria di un periodo per poi ricominciare a comportarsi illegalmente in attesa di successive sanatorie é da osteggiare nella maniera più assoluta.
Bisogna concentrarsi sull’impegno delle istituzioni preposte a fare rispettare la legge e solo facendo rispettare la legalità e non creando scappatoie, finestre di salvataggio, si può sperare di riottenere la fiducia dei cittadini e di indurli ad attenersi ai loro doveri.
Italo
3 October 2009 at 13:01
Tremonti predica bene e razzola male.
L’utilizzo dello scudo fiscale come giustamente ricordato da qualche personalità é una misura che dovrebbe essere inquadrata solo in un ottica di caso eccezionale e per disperazione.
Troppo comodo consentire ad evasori di sanare anni di comportamenti illegali pagando l’irrisoria tassa del 5% sul capitale. Lo scudo fiscale consente di sanare un periodo di comportamento illegale e segna il confine da cui ripartire per tornare a comportarsi “furbescamente”.
Il ministro delle Finanze dovrebbe impegnarsi a intensificare i controlli incrociati. Troppo spesso si legge di persone che conducono una vita da super lusso eppure sono sconosciuti al fisco.
Con questo provvedimento che da il via all’applicazione di questo infausto rimedio per racimolare soldi si finisce per incentivare tentativi volti a comportarsi illegalmente: tanto poi si presenterà l’occasione, il rimedio (molto più conveniente) volto a sanare quello che dovrebbe essere insanabile.
Al termine del precedente scudo fiscale era emerso chiaramente un quadro che rappresentava le regioni italiane dove risultano i volumi più importanti dei rimpatri (Lombardia 64%, Piemonte 8%, Veneto 7%, ecc.): sarebbe interessante conoscere i risultati della lotta all’evasione fiscale in queste zone; cosa é cambiato da allora?
Introdurre sanzioni severissime per gli evasori fiscali dovrebbe essere il comportamento volto a scongiurare azioni illegali in campo fiscale: altro che patteggiamenti e sanatorie?
Fulvio Scaglione
3 October 2009 at 13:26
Caro Italo,
come immagini, avendo tu letto il mio post, sono d’accordo quasi al 100%. Andrebbe aggoiunto un elemento: in Italia ci sohno circa 40 milioni di contribuenti. Il 50% di loro dichiara un reddito pari 1.250 euro lordi al mese. Essendo ciò statisticamente impossibile, vuol dire che l’Italia è già oggi un paradiso fiscale dove quasi nessuno paga ciò che deve. Se la destra italiana fosse una vera destra, una destra magari criticabile ma coerente e dignitosa, avrebbe (giustamente) lavorato in direzione di una riduzione della pressione fiscale. Al contrario, introduce nuovi balzelli (per esempio, i 500 euro per la regolarizzazione delle badanti, a carico delle famiglie e degli anziani) e intanto vara condoni fiscali a ripetizione. Un’ultima cosa: sento molti dire che con questi capitali recuperati verrà finanziato il 5 per mille. Sai che gli ultimi versamenti del 5 per mille riguardano l’anno 2006 e che del 2007 non si sa nemmeno quali e quante siano state le donazioni? Che ci ha fatto Tremonti con quei soldi nostri?
Ciao, a presto
Fulvio