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OBAMA E IL RAZZISMO, IL VECCHIO MOSTRO ESCE DALLA TANA

Durante le ultime presidenziali americane mi ero sbilanciato con un post intitolato “Obama non diventerà presidente. Perché? E’ nero”. Pronostico clamorosamente sbagliato, come sappiamo. Ma se posso permettermi un autoriconoscimento “postumo”, solo il pronostico. Già allora, infatti, negli stati del Sud Obama ottenne persino meno voti di quelli che aveva portato a casa John Kerry, nel 2004 nettamente sconfitto da George Bush. In seguito, finché il buon Barack ha distribuito aiuti finanziari alle grandi banche e all’industria dell’automobile, salvando centinaia di migliaia di posti di lavoro, tutto è più o meno filato liscio. Poi, al primo dibattito politico serio e contrastato, quello sulla riforma del sistema sanitario, il demone del razzismo è prontamente uscito dalla sua tana.
      Obama, da furbo qual è, nega che il colore della sua pelle sia un problema. Forse nega e intanto, chissà, manda avanti le truppe ad agitare le acque. Ma la questione è reale e basta dare una scorsa ai siti internet, con le immagini volgari di cui sono pieni e di cui offro qui qualche esempio, per rendersene conto.

 obamascimmia

  

   

 

 obama11

      La cosa più inquietante, almeno dal mio punto di vista, è che le frange razziste hanno ripreso ad alzare la voce non appena qualche potente lobby (le assicurazioni, l’ordine dei medici, ecc.) ha speso un po’ di dollari per assoldarle al fine di opporsi al progetto di riforma sanitaria che la Casa Bianca cerca di varare. Il lobbysmo, negli Usa, è autorizzato e regolato per legge, nulla quindi per cui scandalizzarsi. Ma è come se il razzismo fosse sempre stato lì, pronto a mobilitarsi alla prima occasione utile.
      Da questo punto di vista è assai istruttiva una visita al sito del Southern Poverty Law Center, fondato nel 1971 a Montgomery (Alabama) come studio legale di patrocinio dei diritti civili e diventato coll tempo uno dei maggiori osservatori americani delle attività dei cosiddetti hate groups, i gruppi che fanno dell’odio etnico o razziale la loro triste ragione di vita.

La mappa dei "gruppi dell'odio" negli Usa, tracciata dal Southern Poverty Law Center.

La mappa dei "gruppi dell'odio" negli Usa, tracciata dal Southern Poverty Law Center.

      Gli avvocati e i ricercatori del SPLC hanno messo in rete un folto elenco di personaggi (predicatori, agitatori radio e Tv, uomini politici) che si sono espressi con toni furiosi contro Obama fin dal giorno della sua elezione, e di organizzazioni che si sono mobilitate contro di lui con argomenti che possono ben dirsi razzisti.
      E’ difficile credere a quanto è stato detto dall’ex presidente Jimmy Carter: “Gran parte dell’animosità contro Obama è basata sul fatto che è un afroamericano”. Diciamo pure che l’ammirazione per la cultura politica americana ci impedisce di crederlo. Eppure qualcosa c’è, e non da oggi. E pure questo è difficile da digerire.

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