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COSI’ PANEBIANCO E C. ARMANO LA PENNA DI FELTRI E C. – SECONDA PARTE

Ma torniamo al nostro pistolero Feltri. Tutto questo sfruculiare sul moralismo e sui moralisti non è farina del suo sacco. Lui è uno di quelli che, ai tempi di Mani Pulite, per Craxi e soci avrebbe chiesto la forca. Leggete che cosa scriveva sull’Indipendente nel 1992: “Ammesso e non concesso che un magistrato abbia sbagliato, ecceduto, ciò non deve autorizzare i ladri e i tifosi dei ladri… a gettare anche la più piccola ombra sulla lodevole attività dei Borrelli e dei Di Pietro”; e anche “Mai provvedimento giudiziario fu più popolare, più atteso, quasi liberatorio di questo firmato contro Craxi… Di Pietro non si è lasciato intimidire dalle critiche, dalle minacce di mezzo mondo politico…”. Poi, certo, nel 1994 andò a dirigere il Giornale e lì cambiarono un po’ di cose.


      Chi, dunque può averlo ispirato, visto che il Cavalier Berlusconi ama dar consigli agli allenatori del Milan ma mai e poi mai si permetterebbe di dire al direttore del Giornale di chi deve occuparsi? Il teorico del “tutti peccatori, nessuno colpevole” scrive sul Corriere della Sera e si chiama Angelo Panebianco. Il manifesto dell’antimoralismo l’ha composto lui ed è stato pubblicato il 3 agosto di quest’anno. In esso il politologo spiega che la sinistra, non avendo una politica, ha ripiegato sul moralismo per tenere a bada Berlusconi, che invece una politica ce l’ha, eccome. E poiché Berlusconi è “un genio della comunicazione”, ha battuto tutti i moralisti contro di lui coalizzati “usando quattro paroline magiche: non sono un santo. Tutti sanno infatti che di santi, su questa terra, ne circolano davvero pochi, e nemmeno i moralisti lo sono”.

      panebianco1.jpg   feltri.jpg 

      In alto: il professor Angelo Panebianco, editorialista del “Corriere della Sera”. Qui sopra: Vittorio Feltri, direttore del “Giornale”.
      Non è la tesi di Feltri, solo scritta in tono più dottorale e meno giornalistico? I santi non esistono, quindi che cavolo si pretende da Berlusconi? Ancora una volta, nulla. Nulla si può chiedere a colui che governa l’Italia, che rappresenta il Paese nel mondo, che parla a nome di tutti gli italiani. Nulla all’uomo, che “non è un santo”. E men che meno al primo ministro, che a quanto pare dall’uomo in nulla si distingue, nemmeno nel rispetto per la dignità del ruolo. E’ vero, Panebianco riconosce che “l’accertamento dei reati di corruzione spetta alla magistratura penale”. A quanto pare l’illustre politologo negli ultimi mesi ha vissuto all’estero, forse nella Foresta Amazzonica. Altrimenti avrebbe sentito parlare di leggi ad personam, di avvocato Mills, di lodo Alfano, di cene con i giudici della Consulta, e ci avrebbe bombardati di articoli sdegnati e sdegnosi, quelli che non ha mai scritto e non abbiamo mai potuto leggere. Ma già, sciocco che sono: nemmeno Panebianco  è un santo.
(2. fine)

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4 Responses to COSI’ PANEBIANCO E C. ARMANO LA PENNA DI FELTRI E C. – SECONDA PARTE

  1. Enrico Usvelli

    3 September 2009 at 18:47

    Come sai Boffo si è dimesso. In teoria la stampa cattolica (specie quella con le spalle larghe tipo Avvenire e Famiglia Cristiana) non dovrebbe avere paura di questi attacchi, ma la stampa cattolica è formata da tanti singoli giornalisti. E visto che gli attacchi più cattivi vengono portati ai singoli, se la sentiranno i nostri eroi di mettere in gioco la propria vita privata?

  2. Fulvio Scaglione

    3 September 2009 at 20:46

    Caro Enrico,
    la mia sensazione è che Boffo abbia dovuto alla fine dimettersi più per problemi interni alla Chiesa che per gli attacchi, pur violentissimi, subiti. Quanto al resto, visto che come vice-direttore di Famiglia Cristiana potrei finire in qualche modo nel mirino: spero proprio di non dover fare l’eroe. Non sono sicuro di averne la capacità e certo non ne ho il desiderio. I Paesi in condizioni normali producono buoni (se ce la fanno) giornalisti, non eroi. Gli eroi servono soprattutto ai Paesi in difficoltà o disperati.
    Ciao, a presto

    Fulvio

  3. fabio cangiotti

    4 September 2009 at 21:20

    Detesto i massacri mediatici e sto tutta la vita con Boffo.
    Ma a parte Panebianco & C, puoi credere che una qualche agenda morale del paese venga dettata dagli annusatori di mutandine di Repubblica? Io no.

  4. Fulvio Scaglione

    5 September 2009 at 22:57

    Caro Fabio,
    certo che hai ragione su Repubblica. E’ un tema enorme (politica e morale, addirittura), su cui provo a risponderti in breve, magari ci torneremo sù. Credo, con la massima sincerità e il massimo rispetto, che gli uomini di Chiesa abbiano fatto un grosso errore a credere di poter “usare” Berlusconi. Per una ragione semplice e che nulla ha a che fare con i suoi eventuali vizietti privati ma molto invece ha a che fare con la sua attività pubblica. Berlusconi è un grande scristianizzatore di questo Paese come imprenditore dei media. Dai un’occhiata alla programmazione delle sue Tv, ai contenuti dei suoi giornali e dimmi quanto sono compatibili con una decente visione cristiana dei rapporti tra le persone, della sessualità, dell’uso del denaro, dell’ordine sociale. Quindi: nel breve termine lui può anche darti una mano contro i Dico o per le scuole cattoliche, ma nel medio e lungo termine ti fotte distruggendo l’humus cristiano del Paese.
    E infatti: non mi pare proprio che l’Italia stia diventando più cristiana di prima.
    Ciao, a presto

    Fulvio

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