Su Dino Boffo, direttore di “Avvenire”, il quotidiano della casa berlusconiana ha sparato a pallettoni. Ma la caccia al giornalista cattolico, da quelle parti, è aperta da tempo. Proprio in quest’epoca, l’anno scorso, l’ex ministro e onorevole Gasparri, uno dei più noti e aggressivi pasdaran del Cavaliere, lasciò cadere una serie di pesanti allusioni sui comportamenti di don Antonio Sciortino, direttore di “Famiglia Cristiana”, che si era trovato a frequentare, durante le ferie, la stessa località di mare. Un paio di mesi fa toccò a don Giusto Truglia, condirettore di “Famiglia Cristiana”, grossolanamente attaccato e minacciato di querela (peraltro mai avviata) da Mario Giordano, allora direttore del “Giornale” ma poco dopo allegramente trombato dai suoi stessi padroni a favore di Vittorio Feltri. Adesso il culmine dell’offensiva, con Boffo nel mirino.
In questa foto: Dino Boffo e il logo di Avvenire.
Ho citato questi tre soli casi, e non anche la miriade di polemiche e polemicuzze più o meno strumentali contro le testate, perché orchestrati contro persone reali, con nome e cognome, all’evidente scopo di tacitarli, di toglierli professionalmente di mezzo. Perché farlo? E perché farlo proprio ora? Mi pare che la risposta sia piuttosto evidente. Sia Avvenire sia Famiglia Cristiana sono testate indipendenti, che nulla devono e nulla chiedono: né a Berlusconi e agli interessi che lui, con il suo Governo, rappresenta, né ad altri. E lo sono sia dal punto di vista proprietario (uno è il quotidiano della Conferenza Episcopale Italiana, l’altro è il settimanale del Gruppo Periodici che appartiene alla congregazione paolina) sia, ancor più, dal punto di vista filosofico, visto che entrambi fanno riferimento alla dottrina morale e sociale della Chiesa. In altre parole: se Repubblica, organo di stampa assai critico nei confronti di Berlusconi, può essere sospettato di interessi politici e magari persino economici nella sua polemica, di che cosa possono essere accusati Avvenire e Famiglia Cristiana, se non di voler esercitare il sacrosanto diritto al dissenso e alla critica?
In questa foto: don Antonio Sciortino e il logo di Famiglia Cristiana.
Ma proprio questo è l’obiettivo delle aggressioni: chiudere il becco ai pochi che non si sono ancora adeguati al pensiero unico che il berlusconismo vuole imporre alla società italiana. Qualcuno riesce davvero a credere che sia solo un caso se la lupara mediatica è stata rivolta contro Boffo dopo che Avvenire (e i vescovi) hanno criticato la politica del Governo in tema di immigrazione e sicurezza? E dopo che i padani di Bossi avevano addirittura accennato, per la stessa ragione, a una revisione del Concordato? Credete davvero che Gasparri sia preoccupato per il fatto che don Sciortino fa i bagni di mare e non, invece, perché critica la maggioranza di Governo per politiche che non hanno corrispondenza alcuna con il messaggio del Vangelo?
La vicenda si presterebbe a molte altre riflessioni. Eccone solo due. Prima: speriamo che, dopo un eccesso di tatticismi, le alte gerarchie vaticane abbiano capito con chi hanno a che fare sull’altro lato del Tevere. Seconda: Feltri ha detto che la famiglia Berlusconi si aspetta molto da questa sua seconda direzione del Giornale. Da oggi, abbiamo capito quanto e soprattutto cosa.
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