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CHE PENA L’EUROPA, TRA BOSSI IL SENATUR E GLI ERITREI ANNEGATI

Non so voi. A me, questa Europa di gente anziana e ben pasciuta (33.400 dollari a testa la nostra quota di ricchezza annua), che occupa il 41mo posto al mondo per speranza di vita (78,67 anni) ma solo il 196mo per natalità (9,9 nati ogni mille abitanti), che è prima al mondo per produzione di ricchezza (Prodotto interno lordo del 2008: 14,82 trilioni di dollari) e che lascia annegare la gente per paura dell’immigrazione, ecco, quest’Europa mi fa una pena immensa.


In questi giorni tutti si sono occupati dei 75 eritrei morti nel Mediterraneo sotto gli occhi di una folla di navi che, al più, hanno rallentato per passare qualche coperta, e sotto gli occhi elettronici dei sistemi di sorveglianza di una serie di Paesi, Italia compresa, che fino all’altro giorno avvistavano un materassino a decine di miglia di distanza ma che adesso si sono lasciate sfuggire un barcone sovraffollato per venti giorni alla deriva tra le onde. E’ d’obbligo non essere ipocriti: questa storia va avanti da molti anni e ci sono organizzazioni che tengono il conto del dramma. Visitate, per dirne una, il sito http://fortresseurope.blogspot.com/, che dal 1988 segue il problema. Scoprirete che sono ormai 14.794 le morti documentate ai confini della nostra terra promessa.

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Questa degli eritrei, d’altra parte, è una tragedia esemplare. Perché l’Eritrea è, oggi, uno dei Paesi più repressivi dell’Africa, la dittatura di un tiranno (Isayas Afeworki) che ha ridotto alla fame il proprio popolo e ha trasformato il Paese in una specie di colonia penale il cui compito è fare la guerra: direttamente (come successo contro Etiopia, Gibuti e Yemen) o tramite i gruppi terroristici dell’estremismo islamico che addestra e finanzia. In Eritrea ci sono i campi di concentramento contro i dissidenti, la stampa libera non esiste e il servizio militare non ha durata prestabilita. Migliaia di emigrati sono stati rimpatriati a forza dai Paesi in cui erano fuggiti e sono finiti tutti in galera. Secondo voi, chi più di un eritreo, oggi, ha diritto all’asilo politico? L’Europa non solo glielo nega ma, attraverso Paesi membri come Malta e l’Italia, lascia questi disperati a una morte lenta e crudele. Se proprio gli va bene li rimanda in Libia, altra dittatura, dove spesso muoiono nei campi di detenzione (alcuni finanziati dall’Italia) come’è successo il 9 agosto nei pressi di Benghazi, dove 20 somali (anche la Somalia è tormentata dall’estremismo islamico) sono stati uccisi dalle guardie libiche.

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Alla strage degli eritrei sono seguite, in Italia, le seguenti reazioni:
1. Il Governo ha detto: non è colpa nostra, è colpa di Malta. Inutile sottolineare che a Malta dicono l’esatto contrario.
2. Gli acuti intellettuali moderati e liberali si sono girati dall’altra parte. Al più hanno constatato che forse di Gheddafi è bene non fidarsi troppo. Il Colonnello, pensa un po’, potrebbe non accontentarsi delle armi e dei soldi che gli abbiamo già dato o promesso (tipo i 5 miliardi di euro di risarcimento per i “danni coloniali”), o della fantozziana pavidità che mostriamo nei confronti di un regime vergognoso che ha accolto come un eroe il terrorista che mise la bomba sul volo pan Am 103 precipitato a Lockerbie nel 1988 (270 persone), che sequestra i nostri pescherecci e minaccia di chiudere per due anni in carcere i marinai, che pretende da noi la costruzione di un’autostrada lunga 1.600 chilometri, che ci tiene al guinzaglio per gas e petrolio e domani chissà, vorrà forse montare una tenda beduina non a Villa Pamphili ma in piazza San Pietro. I leccapiedi di regime dicono che Silvio Berlusconi il 30 agosto andrà a Tripoli per “trattare”. Scemenze. Berlusconi, attraverso Mediaset, è socio in affari del Colonnello (si veda il post che ho pubblicato il 30 giugno, intitolato “Gheddafi e Berlusconi, un po’ statisti e un po’ soci”), quindi abbozzerà.
3. La Lega Nord, che ha sempre il coraggio delle proprie allucinazioni, ha criticato le critiche dei vescovi. Umberto Bossi ha detto che la Chiesa non ospita i clandestini in Vaticano. Mi piacerebbe chiedergli quanti terremotati dell’Abruzzo ha ospitato lui, ma non è questo il punto. Da secoli la Chiesa fa la cosa più utile per aiutare i poveri del Terzo mondo non solo a non diventare clandestini ma nemmeno migranti. Cioè li aiuta, attraverso una miriade di missioni e di altre opere, a sviluppare il Paese in cui sono nati. Sapete invece che fa il Governo di cui Bossi è un pilastro? Taglia gli aiuti ai Paesi in via di sviluppo (nel 2008 lo 0,20% del Pil, nel 2009 lo 0,10%), contribuendo così a creare nuove ondate di migranti. La risposta a tutto questo, secondo la Lega Nord? Restituirli a Gheddafi o lasciarli annegare. Quello 0,10% degli aiuti ci mette, nell’Unione Europea, al quindicesimo posto su 27 Paesi. Siamo in gamba o no?

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2 Responses to CHE PENA L’EUROPA, TRA BOSSI IL SENATUR E GLI ERITREI ANNEGATI

  1. Enrico Usvelli

    24 August 2009 at 10:52

    Degli aiuti tagliati ieri, al Meeting di Cl, Frattini si è dimenticato di parlare, anzi pare abbia rinnovato le solite promesse.
    Degli affari non ci si dimentica invece: mi risulta che siamo impegnati con qualche ditta di costruzioni a cercare di fare qualche diga colossale non ricordo se in Eritrea o Etiopia per rovinare il territorio e impoverire ulteriormente la gente.

  2. Fulvio Scaglione

    24 August 2009 at 16:43

    Caro Enrico,
    degli aiuti tagliati purtroppo non parla nessuno, non solo il ministro Frattini. Nemmeno la cosiddetta “sinistra” (!?!?), che ormai sembra non avere più idee su niente, nota e fa notare la contraddizione tra una politica che contribuisce ad aumentare il numero dei profughi e dei migranti e una politica che pretende di tenerli fuori dai nostri preziosi confini europei. Il risultato è che ora siamo ostaggi di un tanghero come Gheddafi.
    Ciao, a presto

    Fulvio

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