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IL PATRIARCA EMMANUEL III DELLY: “L’IRAQ COME LO VIVONO I CRISTIANI”

Baghdad

“Usciamo di casa e non sappiamo se ce la faremo a tornare. Io ho il testamento sempre in tasca. Riuscite voi, in Italia, a capire come sia  vivere cosi’?”. Sua Beatitudine Emmanuel III Delly, nato nel 1927 e patriarca dei caldei dal dicembre 2003, chiude il nostro incontro con questa nota che certo non invita all’ottimismo. Eppure, per piu’ di un’ora, l’ho ascoltato analizzare la situazione dell’Iraq con grinta e persino ironia, preoccupato anche di smentire quelli che considera pericolosi luoghi comuni. Come si addice, del resto, al cardinale creato da Benedetto XVI nel 2007, al patriarca della piu’ grande Chiesa Cristiana del Paese, forte fino alla guerra del 2003 di 8 diocesi, 100 parrocchie e 600 mila fedeli. 

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       Nella foto: Emmanuel III Delly, patriarca dei caldei e cardinale.

    

      “Non e’ vero quello che molti dicono, e cioe’ che meta’ dei cristiani iracheni e’ scappata dal Paese. Quelli che se ne sono andati, perche’ convinti di trovare una vita migliore altrove, sono quelli che disponevano di una certa scorta di denaro. La classe media e i poveri, se anche l’avessero desiderato, non avevano la possibilita’ materiale di andarsene. La cifra piu’ vicina alla realta’, se parliamo di esodo dei cristiani, e’ il 25-30%. D’altra parte basta venire a vedere le chiese la domenica, sono sempre piene. E i genitori portano con se’ i bambini, un segnale importante del loro senso di appartenenza e anche della loro fiducia nella Chiesa. Allo stesso modo, bisogna essere cauti quando si pronostica un ritorno dei cristiani, dall’estero o da altre parti dell’Iraq verso Baghdad. Certo, il desiderio e’ molto. Ma chi se n’e’ andato, o e’ stato costretto a farlo, spesso ha venduto tutto o ha perso tutto. Come puo’ tornare a un luogo dove non ha piu’ casa, lavoro, spesso nemmeno i parenti?”.

A parte qualche caso, la Giordania soprattutto all’inizio e la Siria, gli altri Paesi non sono stati molto generosi nell’accoglienza. Nemmeno quelli protagonisti dell’intervento militare…   

      “Ai leader occidentali io dico sempre: volete aiutare gli iracheni? Allora trovate un modo per farli restare qui. Non date visti o aiuti ma posti di lavoro, da creare qui in Iraq sfruttando la potenza economica dell’America e dell’Europa. E’ il discorso che ho ripetuto, per esempio, al ministro degli esteri della Francia, Bernard Kouchner. Fate che gli iracheni possano guadagnarsi il pane col sudore della fronte a casa loro, e li vedrete restare. Gli iracheni amano l’Iraq, perche’ dovrebbero voler emigrare? Il lavoro e’ la chiave di tutto. E la sicurezza, che ancora manca, e’ la chiave del lavoro”.

E la situazione dei cristiani iracheni? La persecuzione…     

      “Su questo argomento bisogna intendersi bene. I cristiani non sono perseguitati in Iraq. Sfido chiunque a mostrarmi un solo documento, un solo atto del Governo che faccia pensare a una persecuzione dei cristiani in quanto cristiani. Persino sul famoso articolo 2 della Costituzione, quello che considera la shar’ia (la legge islamica) il fondamento della legislazione civile, ha accolto tutte le nostre obiezioni. E’ vero invece che gli iracheni sono perseguitati dai fanatici, e tra gli iracheni ci siamo ovviamente anche noi, i cristiani. Noi piangiamo gli attacchi contro le nostre chiese, ma nel periodo in cui sono state colpite 7 chiese, ben 135 moschee sono state distrutte. Dopo gli attentati sono stato a parlare il primo ministro Al Maliki e il giorno dopo lui ha mandato un suo rappresentante alla chiesa di Notre Dame per parlare ai fedeli e distribuire aiuti alle famiglie dei feriti e dei morti. L’Iraq tiene alla sua comunita’ cristiana, mentre invece ci sono fanatici che vogliono distruggere l’Iraq intero, non solo noi”.

A proposito della chiesa di Notre Dame, colpita con un’autobomba: qual e’, oggi, la situazione? E il suo vicario, monsignor Ishlemon Warduni, che presso quella chiesa risiedeva, dove vive ora?

      “Monsignor Warduni non ha mai smesso di vivere a Notre Dame. E I lavori di restauro sono a buon punto. Facciamo tutto da soli, i parrocchiani lavorano gratis come servizio alla Chiesa, non abbiamo chiesto nulla al Governo perche’ ci piace essere indipendenti. Lo siamo e lo saremo sempre. Ma ringraziamo Dio che la bomba sia esplosa due o tre minuti in anticipo: poi sarebbero usciti i fedeli dalla chiesa e sarebbe stata una vera strage”.

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