Della serie: le notizie che raccontano solo gli altri. Come tutti sanno, ogni anno l’Ucraina si ritrova alle prese con il problema del gas russo. Il 100% degli approvvigionamenti ucraini, infatti, arriva dalla Russia, che fino a due anni fa faceva alla sua vicina di confine un prezzo di tutto favore rispetto al mercato mondiale. Poi la pacchia è finita, Mosca ha cominciato a chiedere a Kiev il pagamento degli arretrati (miliardi di euro), ha imposto un prezzo maggiorato (ma ancora inferiore a quello che, per esempio, paghiamo noi) e i due Paesi hanno cominciato a litigare.
Il problema è che l’80% del gas naturale destinato all’Europa passa per le condotte che scorrono in terra ucraina. Quando non hanno più potuto pagare, gli ucraini hanno pensato bene di prendersi il gas destinato all’Europa, e i russi hanno pensato altrettanto bene di chiudere i rubinetti. Da qui l’interruzione delle nostre forniture del gennaio scorso, la seconda in tre anni e la più lunga nella storia d’Europa, con relativi allarmi. Ed ecco la notizia comparsa sui giornali americani. Un paio di mesi fa Gazprom, il colosso statale russo del gas e del petrolio, ha fatto cortesemente sapere alle autorità dell’Unione Europea che Naftogaz (l’equivalente ucraino di Gazprom) non aveva più un lira e che andando di questo passo (ci sono 600 milioni di dollari da pagare entro venerdì) con ogni probabilità quest’inverno si ripeterà la crisi del gennaio 2008.
Che fare? L’Unione Europea ha avuto questa pensata: al posto degli ucraini paghiamo noi. Si è formato un pool di grandi banche internazionali che ha messo insieme un fondo di 1,7 miliardi di dollari con i quali l’Ucraina dovrebbe pagare almeno parte dei debiti con la Russia e intanto ristrutturare in modo radicale il suo disastrato settore energetico. La Banca europea per la Ricostruzione e lo Sviluppo (Bers) metterà 300 milioni di dollari per tappare i buchi più urgenti; la Banca Mondiale 500 milioni per aiutare i cittadini ucraini; la Banca europea di Investimento altri 450 milioni in prestiti a lungo termine per la ristrutturazione degli impianti. Allo stesso scopo, altri 450 milioni di dollari sono già pronti presso la Bers, ma l’Ucraina potrà ritirarli solo a partire dal 2010.
Insomma: se il prossimo inverno vogliamo avere il gas per cui paghiamo la Russia, dobbiamo pagare l’Ucraina. Dentro questa grottesca situazione ci sono alcune possibili considerazioni. Per esempio:
1. i prestiti (chiamiamoli così, anche se tutti sanno che quei soldi non torneranno mai indietro) sono condizionati a una serie non meglio precisata di riforme finanziarie e industriali. Intanto, i soldi fluiranno anche se gli ucraini non rispetteranno gli impegni, l’Europa è troppo terrorizzata da un altro blocco delle forniture. Secondo: perché il duo presidente Jushenko – premier Timoshenko dovrebbe fare adesso le riforme che in un decennio non ha saputo fare? Terzo: una delle condizioni della Ue è che il Governo aumenti i prezzi del gas al consumo. L’anno prossimo in Ucraina ci sono le elezioni presidenziali: ce lo vedete voi Jushenko, già in crisi di consenso e in lotta con la Timoshenko che si candiderà contro di lui, gravare a quel modo i cittadini-consumatori?
2. da anni si sente parlare del vero o presunto “imperialismo energetico” della Russia. E questo che cos’è? Per carità, so benissimo in quali condizioni l’Ucraina è uscita dall’Urss e com’è stata amministrata dopo. Resta il fatto che l’Europa paga l’Ucraina affinché la situazione debitoria dell’Ucraina stessa (o la sua propensione a fregarsi il gas altrui) non ci procuri un disastroso blocco economico.
3. gli ingenui ma entusiasti sostenitori della Rivoluzione arancione, che cosa ci raccontano adesso di bello? E soprattutto: che cosa pensano che potrebbero raccontare agli ucraini, ai quali resta l’alternativa tra il freddo e i prezzi da strozzo?
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