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LA SICILIA HA IMPARATO LA LEZIONE DELLA LEGA. E BERLUSCONI PAGA

Mentre l’opposizione si affanna intorno a temi decisivi per il Paese (Grillo sì o no? D’Alema sì o no? Primarie sì, ma come?), Berlusconi e Tremonti hanno più o meno pacificato l’insurrezione della Sicilia: 4 miliardi del Fas (Fondo aree sottoutilizzate) sbloccati e si può andare in ferie senza più temere la nascita di una specie di Lega Sud che potrebbe spaccare il PdL. A settembre si vedrà. La questione è interessante e ha due aspetti: uno economico e culturale di grande rilevanza nazionale, sul quale mi sento in completa solidarietà con il premier e con il ministro dell’Economia; e uno politico, che riguarda solo la maggioranza di governo, su cui invece la mia sensazione è opposta.

      Il primo aspetto è, in sostanza, l’ennesima riproposizione della cosiddetta “questione meridionale”. Solo qualche giorno fa tutti i media italiani hanno ripreso i dati sull’emigrazione dal Sud, sul drenaggio pazzesco di forze lavorative e intellettuali che le Regioni più sviluppate esercitano ai danni di quelle meridionali, anche se a vantaggio di una parte dei loro abitanti, che almeno trovano lavoro e sistemazione. La rivolta di Gianfranco Micciché, peraltro sottosegretario alla presidenza del Consiglio (quindi diretto collaboratore di Berlusconi) e dell’Mpa di Raffaele Lombardo (presidente della Regione Sicilia) è l’ennesima metamorfosi di quella stessa crisi che, come sempre, usa se stessa per ricattare il potere centrale.

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      Michele Lombardo (a sinistra) e Gianfranco Miccichè.

      Come sempre, uno dei problemi irrisolti è la qualità della classe dirigente meridionale, in particolare la sua scarsissima attitudine alla buona amministrazione. Negli ultimi anni al Sud non sono mancati i fondi ma soprattutto la capacità di spenderli, meglio se in modo proficuo. Non c’è alcuna ragione chiara per cui il Molise abbia investito il 69,5% del Fas ottenuto per il periodo 2000-2006 e la Sicilia solo il 18,9% (e solo il 54% degli interventi avviati ha lavori conclusi o in via di conclusione), la Puglia il 16,2% e la Calabria il 12% (dati della Conferenza delle Regioni). Ho citato il Molise, avrei potuto citare la Sardegna (investito il 55,1% del Fas), la Liguria (64,4%) o la Lombardia (56,1%), lunga è la lista delle Regioni che, ricevuti i quattrini, si sono impegnati per metterli a frutto assai più delle consorelle meridionali, destinatarie peraltro dell’85% del Fas.

      I pidiellini siciliani lamentano gli interventi di Tremonti, li attribuiscono alle sue simpatie leghiste, criticano i blocchi e i rinvii che il ministro ha imposto in questi mesi agli stanziamenti del Cipe. Ma se uno prova a spulciare i Programmi che le diverse Regioni hanno preparato per spiegare come spenderanno (spenderebbero?) la loro quota del Fas per il periodo 20007-2013,  scopre un’infinità di opere piccole e medie che hanno una valenza, appunto, regionale, e che in molti casi servono solo a tappare i “buchi” lasciati dalla normale gestione. Insomma: con questo Fondo uno si aspetterebbe di veder nascere strade e aeroporti, acquedotti e ferrovie, porti e ospedali (come in effetti a tratti succede, e come Tremonti vorrebbe), non mostre o rassegne del folklore o campeggi. E’ chiaro che quattro soldi per una mostra sono facili da stanziare, mentre i miliardi per una strada implicano trattative, appalti, accordi politici, insomma un processo che solo una Regione amministrata in modo onesto ed efficiente può compiere in tempi ragionevoli.

      Detto questo, resta il dato politico. I lunghi anni passati a blandire la Lega Nord e la presunta “questione settentrionale” hanno insegnato la lezione ai politici meridionali, che ora ripagano Berlusconi con la stessa moneta. D’altra parte, chiedere soldi per i siciliani (magari per spenderli poi male o non spenderli affatto) non sarà mica peggio che proporre gli esami di dialetto per gli insegnanti, le ronde o l’esercito del Nord? Per chi non l’avesse capito, anche dietro a queste invenzioni della Lega ci sono i quattrini: esami di dialetto vuol dire alla fine garantire uno stipendio solo agli insegnanti originari del Nord; le ronde saranno quasi tutte di militanti leghisti, ma pagate coi soldi di tutti; e l’esercito del Nord sarebbe un altro modo di spendere solo in Padania un bel po’ di soldi italiani. Il risultato è che ora l’azione del Governo è sottoposta da Nord e da Sud a un duplice taglieggiamento, localista e separatista, costoso e schizofrenico.  Bel colpo.

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