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COSI’ LA GERMANIA SI PRENDE CURA DEI SUOI IMMIGRATI

Si parlava, nel post precedente, di Germania e immigrati. Non credo che a Berlino e dintorni abbiano trovato la ricetta per il paradiso in terra. Ho però la sensazione che abbiano una classe politica assai più pragmatica e organizzata della nostra, ideologizzata e populista al tempo stesso. Non mi stupisce, quindi, che il Governo tedesco, attraverso il ministero degli Interni, pubblichi senza remore un rapporto che censisce la popolazione musulmana residente in Germania: 4,3 milioni di persone, con un balzo di oltre un milione sulle stime precedenti, che parlavano di 3-3,5 milioni di persone.


      Ma non basta. Lo stresso Rapporto, diffuso in contemporanea con la chiusura dei lavori della Islam Konferenz, ha detto a chiare lettere che  i musulmani sono ormai il 5% della popolazione della Germania e che quasi il 50% di loro ha la cittadinanza tedesca. Il che significa che votano e che la politica farebbe bene, se non altro per interesse elettorale, a occuparsi di loro. Questo genere di coscienza, peraltro, è diffusa nella politica tedesca già dal 2006, quando fu appunto costituita la Deutsche Islam Konferenz (www.deutsche-islam-konferenz.de), una  consulta islamica non definitiva ma comunque destinata a migliorare i livelli di integrazione degli immigrati musulmani. La questione, ormai cruciale ovunque in Europa, è decisiva per la Germania che, secondo una ricerca Onu, è sempre tra i primi tre Paesi più ambiti da coloro che lasciano il proprio Paese e scelgono l’emigrazione. Molti di loro, come detto, hanno trovato ospitalità e lavoro in Germania la quale, però, ha dovuto ammettere di aver bisogno di queste forze straniere. Lo dimostra il fatto che la legge sulla nazionalità, che risaliva al 1913 e che considerava gli immigrati dei Gastarbeiter (cioè “lavoratori ospiti”, destinati ad andarsene dopo aver prestato la propria opera per un periodo definito), è stata modificata nel 2000 proprio per consentire agli immigrati (che in Germania sono ormai più di 8 milioni) di ottenere più facilmente la cittadinanza.
      E lo dimostra anche un altro fatto. Alla pubblicazione del Rapporto, il Governo tedesco ha proposto di rendere stabile e permanente la Islam Konferenz e ha poi dato particolare enfasi al problema della preparazione scolastica dei figli degli immigrati. Non capita spesso, infatti, che questi ragazzi riescano a entrare nelle scuole che “portano” alle Università più prestigiose e alle facoltà più richieste. Il loro cursus scolastico si limita, in genere, alle scuole professionali. Questo può diventare un grosso problema per l’economia tedesca del prossimo futuro, come peraltro sottolineato da un altro rapporto (questa volta del Boston Consulting Group, www.bcg.com): già oggi il 24% dei giovani che si presentano sul mercato del lavoro tedesco è fatto di immigrati o di figli di immigrati, ma tra vent’anni sarà addirittura del 40%. Avere un’offerta di lavoro non più generico e poco qualificato ma, al contrario, specializzato e altamente qualificato è un imperativo per tutte le economie globalizzate e complesse, e la Germania se ne preoccupa.
 

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