Giusto per chiudere il conto con le porcheriuole alla Tremonti. Ve la ricordate la campagna elettorale del centrodestra, diciamo inverno 2007 – primavera 2008? Tasse, tasse e tasse. Si parlava solo di quello. Pensosi editorialisti a dirci del disagio delle partite Iva. Economisti a ribadire che le aziende hanno i loro diritti. Grintosi politici, alla Tremonti appunto, a rintronarci con promesse di abbassamento dell’imposizione fiscale. Cittadini comuni a infuriarsi, nei bar, perché con le tasse del duo Prodi-visco proprio non si poteva campare.
Bene. Escono i dati delle dichiarazioni dei redditi 2008, relative ai guadagni maturati nel 2007, cioè nel pieno della repressione prodiana, della congiura vischiana ai danni dell’economia italiana. E cosa si scopre? Che le tasse, in questo Paese, non le paga nessuno. Non c’è altra sintesi possibile, visto che solo lo 0,2% (zero virgola due per cento) dei contribuenti italiani, pari a meno di 76 mila su 41 milioni di contribuenti italiani, ha dichiarato un reddito superiore ai 200 mila euro annui e che un contribuente su due ha dichiarato un reddito inferiore ai 15 mila (quindici mila) euro annui. Sotto la soglia dei 15 mila euro l’anno si attesta il 22% dei lavoratori autonomi, ed è d’altra parte notorio che avvocati, gioiellieri, notai, farmacisti e partite Iva, così cari al cuore del Cavaliere, soffrono spesso la fame. Lo dimostra anche il penoso stato delle società: 520 mila dichiaravano nel 2008 di aver avuto un reddito nel 2007, ma ben 419 mila risultavano in perdita.

Nella foto: il lavoratore dipendente, tassato alla fonte, mentre cerca di tenere in piedi il sistema fiscale italiano a dispetto del ministro Tremonti.
Per rendere la questione un po’ più concreta: un reddito di 15 mila euro l’anno significa 1.250 euro lordi al mese. Quanti ne conoscete che vivano così? L’80% dei contribuenti italiani, poi, dichiara meno di 26 mila euro al mese. Facendo la media, risulta che questo 80% guadagna appena 2 mila euro lordi al mese, tredicesima inclusa. Riuscite a crederci? Si tratta, ovviamente, di una grande truffa collettiva, che il centrosinistra ha cercato maldestramente di reprimere (con una fiscalità troppo esosa, con accertamenti invadenti e complicati, con una legislazione farraginosa e spesso incomprensibile) e che il centrodestra dà per scontata e in qualche caso esalta, facendone uno degli assi portanti del proprio patto sociale con l’elettorato.
E infatti. Il 35% dei lavoratori dipendenti e il 59% dei pensionati è sotto i 15 mila euro annui, e queste sono le categorie che alla scure del fisco proprio non possono sfuggire. Non solo: in Italia la tassazione sui redditi da capitale è del 12,5%, quella sui redditi delle imprese al 30%, quella sui redditi da lavoro può arrivare fino al 46%, con un netto svantaggio per chi ha redditi tassati alla fonte (i lavoratori dipendenti, appunto) rispetto a chi lavora in regime di Iva. E quindi il sagace Mastro Tremonti che cosa fa? S’inventa un terzo condono tombale che pare fatto apposta per l’evasione fiscale da reddito autonomo. Vi prego di notare che questi sono gli stessi che un giorno sì e l’altro anche ci parlano di fine del lassismo e del buonismo, di ritorno delle regole, dell’etica e del senso della responsabilità.
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