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VINCE BERLUSCONI: 204 MILA POSTI DI LAVORO IN MENO MA SI PARLA SOLO DELLE SUE RAGAZZE

E così nel primo trimestre 2009 sono spariti 204 mila posti di lavoro e la disoccupazione è arrivata al 7,9%. Dato fasullo, perché nel nostro Paese il tasso di disoccupazione è misurato solo sul numero delle persone che cercano (e non trovano) lavoro e quindi esclude tutti coloro che il lavoro manco lo cercano più e preferiscono appoggiarsi ai due veri ammortizzatori sociali della nazione: la famiglia e il lavoro nero, che conta per il 18% del Prodotto interno lordo.

Se poi uno fa il confronto con il primo trimestre del 2008, si accorge (dati Istat, mica roba mia) che sono scomparsi oltre 400 mila posti di lavoro con contratti a termine, come collaboratori coordinati e continuativi o attori di lavoro autonomo. I precari, insomma, quelli che secondo le teste d’uovo del Governo non esistono (Brunetta) oppure dovrebbero smettere di lamentarsi e mettersi a fare gli imbianchini (Sacconi). Nel frattempo, Confindustria (difficile da scambiare per un movimento bolscevico) parla, per bocca del suo presidente Marcegaglia, di “imprese che stanno per soffocare” e calcola 1 milione di posti di lavoro in meno a fine anno.
Ma di che cosa parla l’Italia? Di che cosa si affanna a discutere il Paese? Quale argomento fa tremare il quadro politico? Il branco di ragazzotte a pagamento di cui Silvio Berlusconi ama circondarsi in questa o quella delle sue residenze e alle quali mostra, gongolante, il Topolanek desnudo o i filmatini dei suoi storici incontri con Bush. Difficile trovare qualcosa di più berlusconiano di questo. Non sono i suoi giornali, del resto, a confinare a pagina 20 o giù di lì le notizie sulla disoccupazione rampante? Che vuoi che sia, rispetto a Bonolis che se ne va dalla Rai o alla Ventura che abbandona X Factor?
Sarebbe questa, mi par di capire, l’Italia resa più moderna e dinamica dall’irruzione sulla scena politica di Silvio Berlusconi. Mica quei parrucconi dei democristiani o quei filistei dei comunisti, tutt’altra storia. Oggi abbondiamo di tronisti e veline, e ci danno pure il decoder. Oggi sì che siamo evoluti: abbiamo i militari in strada, gli immigrati irregolari (anche quelli che avrebbero diritto all’asilo) li ributtiamo in Libia e a Gheddafi baciamo le pantofole, abbiamo 45 tipi diversi di contratti a termine e, soprattutto, non ce ne frega niente. Ciò che davvero conta è che Silvio la sfanghi o sprofondi. Ciò che davvero ci interessa è parlare di un miliardario settantreenne che si compra la compagnia di belle ragazze dopo aver avuto due famiglie e che a qualunque critica (gli sfugge, forse, che di leader “chiacchierati” come lui in giro per il mondo c’è solo lui) grida al complotto: dei giornali di sinistra oggi (ma qualche piffero di regime ha parlato anche di complotto guidato da Barack Obama…), ieri dei sondaggisti di sinistra, sempre dei poteri forti (lui che, amico di Craxi, è stato notoriamente un potere debole), domani dei marziani, dopodomani dei fruttivendoli.

      Sapete che vi dico: se questo è il mondo libero dal peso delle ideologie, ridatemi le ideologie. Rivoglio i comunisti di una volta, quelli che a criticare l’Urss gli veniva mal di fegato. I democristiani baciapile, i repubblicani che la Fiat era un dogma, i socialdemocratici della Lockheed. Rivoglio persino il Psiup e i liberali di Zanone. Quelli, almeno, mi facevano solo incazzare. Questi mi fanno pure un po’ senso.

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2 Responses to VINCE BERLUSCONI: 204 MILA POSTI DI LAVORO IN MENO MA SI PARLA SOLO DELLE SUE RAGAZZE

  1. fabio cangiotti

    22 June 2009 at 05:55

    Caro Fulvio, hai molte ragioni e una sola dimenticanza: la parte deprimente che in questo teatrino nazionale ha avuto e ha l’informazione di corazzate del giornalismo come Repubblica e Corriere. Anch’io rimpiango i bei tempi in cui tutto era più chiaro: ma noto che uno come JFK ne ha combinata una più di B. con donne, mafia, ricchezze di dubbie origini e pure guerre. Quello è il nosto mito di sempre, questo un volgare puttaniere? Suvvia…credo serva un po’ più di sangue freddo da parte dell’informazione. Ma tant’è; bisogna vendere.

  2. Fulvio Scaglione

    22 June 2009 at 18:28

    Caro Fabio,
    si parva licet componere magnis… Io ho poche speranze che del Berlusca si parlerà come del JFK italiano. In ogni caso, JFK ebbe il dubbio vantaggio di morire giovane e bello, mentre il nostro palesemente non sa invecchiare. L’informazione italiana è quello che è, purtroppo non da oggi. Ma tra la Repubblica di Mauro che naviga nel gossip e il Tg1 di Minzolini che non manda in onda le proteste dei terremotati, scelgo di sicuro la prima, almeno mi faccio quattro risate. Perché poi, alla fin fine, quel che viene fuori del Berlusca è roba da barzelletta di Pierino (ti ricordi Alvaro Vitali?). Tipo: c’è un cumenda milanese che vede una bella ragazza per strada…
    Ciao, a presto

    Fulvio

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