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Lo scudo stellare in Polonia e Repubblica Ceca in cambio dell’atomica dell’Iran? Subito, e volentieri. Non capisco come facciano certi osservatori a scandalizzarsi se Barack Obama fa balenare al collega russo Dmitrij Medvedev la possibilità (e la reciproca convenienza) di un simile baratto.
Lo scudo stellare, fortemente voluto dall’amministrazione Bush, prevede l’installazione di un radar nella Repubblica Ceca e di una batteria di 10 missili intercettori in Polonia. Motivo ufficiale? Proteggere l’Europa e gli Usa da eventuali missili iraniani che peraltro, come l’atomica che dovrebbero portare, sono ancora di là da venire. Motivi ufficiosi? Almeno due: dare agli Usa una superiorità strategica sulla Russia, diventata negli ultimi anni una rivale insidiosa nel controllo delle riserve energetiche e degli oleodotti; placare l’ansia dei cechi e dei polacchi che, avendo sofferto per decenni sotto il giogo sovietico, sono ora totalmente incapaci di fidarsi e temono un nuovo imperialismo da parte del Cremlino.

Obama, però, ha preso atto che quelle motivazioni sono scadute come uno yogurt dimenticato nel frigo. La rivalità con Russia, nel pieno di una crisi economica che ha abbattuto il prezzo del petrolio (da quasi 150 dollari in estate a meno di 40 in inverno), non ha più senso. Le angosce di cechi e polacchi, che rischiano peraltro di poter contare solo sull’elemosina dell’Unione Europea per superare la crisi, sembrano ora le bizze di due vecchi lunatici. Anche perché la Russia ha i suoi gravi problemi e a tutto può pensare tranne che a lanciarsi in un nuovo espansionismo. E poi: perché l’Iran dovrebbe attaccare l’Europa, visto che ha Germania e Italia come partner commerciali fondamentali?
Sull’altro piatto della bilancia c’è l’Iran, con la sua questione nucleare. L’Iran ha bisogno delle centrali nucleari per poter mettere sul mercato molto più dei 2,8 milioni di barili di petrolio (sui 4,7 che produce ogni giorno) che oggi riesce a esportare. Se questo avvenisse, gli ayatollah potrebbero forse (forse, perché i quattrini non gli mancano ma la loro politica economica resta un disastro) risollevare il tenore di vita della popolazione (poco più di 13 mila dollari pro capite l’anno il Prodotto interno lordo e disoccupazione al 12,5%). E noi, superata un giorno questa crisi, potremmo avere una maggiore quantità di petrolio disponibile sul mercato, con approvvigionamenti più facili e prezzi più favorevoli.
Il problema non è questo. Il problema sta nel fatto che dal nucleare civile è facile passare al nucleare militare, come la Corea del Nord ha dimostrato. Come ci si può fidare del regime di Teheran, che un giorno sì e uno no minaccia di attaccare Israele? Che finanzia tutti i movimenti estremisti e i terrorismi del Medio Oriente? Che avrebbe la bomba atomica essendo al confine con l’instabile Iraq e alle soglie dei ricchi Paesi del Golfo, nell’area del mondo dove si concentra la più vasta porzione delle risorse energetiche del pianeta? Occorre che qualcuno controlli da vicino che cosa fanno gli ayatollah. Questo qualcuno può essere solo la Russia (foto sotto: Mahmud Ahmadinejad con Vladimir Putin), che in campo atomico ha fornito all’Iran materiali e indicazioni tecniche decisivi.

Il ragionamento di Obama a questo punto sembra chiaro: tenere buona la Russia, smettere di provocarla e siglare con il Cremlino un patto per disinnescare la minaccia militare dell’Iran è più sensato e meno costoso che costruire lo scudo stellare per correr dietro ai revanscismi di cechi e polacchi. Se il patto è questo, firmo subito.
Mi chiamo Fulvio Scaglione, sono nato nel 1957, sono vice direttore di Famiglia Cristiana e responsabile dell'edizione online del giornale. © 2009, ↑ Fulvio Scaglione – Giornalista
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