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IRLANDA E POLONIA, TENIAMOCI CARA L’EUROPA PER NON FARE LA STESSA FINE

      C’è una certa logica nel fatto che i Paesi più critici nei confronti dell’Unione Europea, più freddi verso le sue esigenze, più riottosi di fronte ai suoi richiami, cioè Polonia e Irlanda, siano ora anche i Paesi più disperati nei confronti della crisi economica mondiale. L’Irlanda era il modello che alcuni dei più arroganti sedicenti liberali dei grandi giornali additavano come esempio, è stato il primo Paese europeo a entrare ufficialmente in recessione. E le previsioni dicono che nel 2009 il volume della sua economia scenderà del 5%, di nuovo maglia nera in un’Europa dell’euro in cui l’Italia dovrebbe scendere del 2%, la Gran Bretagna del 2,8%, la Francia dell’1,8% e così via.

E la Polonia? La Polonia l’euro non ce l’ha, l’ha snobbato a lungo e ora darebbe chissà cosa per non dipendere dai fragilissimi zloty, la moneta nazionale orgogliosamente conservata. L’anno scorso il Prodotto interno lordo (Pil) della Polonia era cresciuto del 5% (6,7% due anni fa), nel 2009 se va bene crescerà solo dell’1-1,5%. L’economia frena, i licenziamenti accelerano: 160 mila solo negli ultimi due mesi. Stessa cosa in Irlanda: la “bolla” immobiliare è esplosa e adesso rischiano il lavoro almeno 200 mila addetti all’edilizia su 300 mila. D’altra parte, che cosa le costruisci a fare, le case, se ce ne sono già 250 mila vuote su 6 milioni di abitanti?

La lezione, per entrambi, è durissima. Ma è una lezione in qualche modo meritata, almeno dai rispettivi Governi. Per due ragioni. La prima è il rapporto con l’Europa. La Polonia ha ricevuto dalla Ue, per il solo periodo 2007-2013, ben 67 miliardi di euro in Fondi strutturali, con cui ha potuto finanziare l’ammodernamento di strade, autostrade, ferrovie, strutture alberghiere. E l’Irlanda? Nel periodo 1989-1993 i Fondi strutturali europei le hanno fornito un sostegno pari a 10,4 miliardi di euro, nel periodo 1994-1999 pari a 7,2 miliardi, nel periodo 2000-2006 pari a 3,7 miliardi di euro. Dal 1989 al 2000 gli aiuti europei hanno formato, ininterrottamente, l’1,9% del Pil dell’Irlanda, con un picco nel 2001: 2,1%. Per dare un’idea più concreta: tutti gli aiuti decisi dal nostro Governo in questo periodo di crisi per aiutare le famiglia arrivano  poco oltre il mezzo punto di Pil. Che cos’hanno dato in cambio all’Europa, questi Paesi? Quasi solo polemiche, litigiosità e complicazioni. L’Irlanda, che nel 2001 aveva bocciato il Trattato di Nizza (per approvarlo l’anno dopo con un secondo referendum) nel 2008 ha bocciato anche il Trattato di Lisbona. La Polonia ha minacciato di fare altrettanto. Si sono messi in tasca un sacco di quattrini (anche nostri, visto che Italia, Francia e Germania danno alla Ue il 60% del suo budget) e poi ci hanno fatto braccino.

La seconda ragione per cui Polonia e Irlanda meritano questa lezione è il loro rapporto con la geografia. La geografia non è un’invenzione, e nemmeno un’astrazione. La politica di questi due Paesi, invece, è stata dominata dal disprezzo per i vicini e dalla costante ricerca di un rapporto privilegiato con i lontani, nell’illusione che questi fossero più potenti e generosi. Nel caso specifico, disprezzo per l’Europa (e, in Polonia, anche per la Russia) e sperticate effusioni verso gli Usa. La vicenda dello scudo stellare in Polonia è più che emblematica. Adesso, però, è all’Europa che chiedono protezione, è al petrolio russo che chiedono calore, all’euro che chiedono sostegno.

Speriamo che tutto questo serva di lezione anche a noi. Io ricordo bene quelli che volevano far uscire l’Italia dall’euro, per lucrare qualche consenso in più al mercato delle vacche elettorale. E ricordo ancor meglio quelli che esultavano per la bocciatura irlandese del Trattato di Lisbona. Adesso tacciono ma non illudiamoci: non è per la vergogna.

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